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La sentenza

Diritto all'oblio e diritto di cronaca, primo pilastro delle Sezioni Unite

corte cassazione

Ricordare atti passati se non si tratta di personaggi pubblici non rientra nel diritto di cronaca, quindi prevale la riservatezza. La decisione non riguarda il web

04 Agosto 2019

Nicola PEPE

Veritopoli

Nicola PEPE

La verità, ogni giorno, diventa un bene sempre più prezioso. Talmente prezioso, che a qualcuno fa comodo tenerlo custodito. E così, chi ha il diritto di sapere, è costretto ad accontentarsi di mezze verità

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno posto un primo paletto nel ricorrente diritto all'oblio sollecitato da una sentenza della Corte di giustizia europea del 2014 (c.s. sentenza Google Spain) e poi ripresa dal regolamento europeo in materia di privacy. Intervenendo in una vicenda in cui un giornale sardo aveva dedicato una rubrica ai fatti di sangue, ricordando un delitto avvenuto 27 anni prima e ricordano il nome dell'autore che aveva già scontato la sua pena, gli ermellini hanno chiarito in maniera inequivocabile che il diritto di cronaca (o "storiografico") è recessivo rispetto al diritto ad essere dimenticati.

La sentenza - la n. 19681 pubblicata il 22 luglio del 2019 - ripercorrendo la giurisprudenza nazionale ed europea, chiarisce che quando si parla di diritto all'oblio ci si riferisce almeno a tre situazioni:
1) quella di chi desidera non vedere nuovamente pubblicate notizie relative a vicende, in passato legittimamente diffuse, quando è trascorso un certo periodo tra la prima e la seconda pubblicazione;
2) quella connessa all'uso di Internet ed alla reperibilità delle notizie in Rete (vicenda attualissima, praticamente all'ordine del giorno), consistente nell'esigenza di collocare la pubblicazione, avvenuta legittimamente molti anni prima nel contesto attuale;
3) quella infine trattata dalla sentenza della Corte di giustizia europea nella sentenza Google Spain nella quale l'interessato fa valere il diritto alla cancellazione dei dati.

Le Sezioni Unite, per ora, hanno sciolto il primo nodo precisando il confine fra diritto di cronaca e attività storiografica intesa appunto come rievocazione di fatti ed eventi che hanno segnato la vita della collettività. E proprio perchè è storia non può essere considerata cronaca, salvo che non si tratti di personaggi noti.

Quindi, il principio affermato dalla Sezione unite è che in caso di rievocazione di notizie ormai datate «la menzione deve ritenersi lecita solo nell'ipotesi in cui si riferisca a personaggi che destino nel momento presente l'interesse della collettività, sia per ragioni di notorietà che per ruolo pubblico rivestito; in caso contrario, prevale il diritto degli interessati alla riservatezza rispetto ad avvenimenti del passato che li feriscano nella dignità e nell'onore e dei quali si sia ormai spenta la memoria collettiva».

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