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Il sindaco può giocare la carta dell'iscrizione straordinaria in C. Ma servono soggetti serie, qualificati e con i conti in regola

Veritopoli

Nicola PEPE

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La verità, ogni giorno, diventa un bene sempre più prezioso. Talmente prezioso, che a qualcuno fa comodo tenerlo custodito. E così, chi ha il diritto di sapere, è costretto ad accontentarsi di mezze verità

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Il sindaco al San Nicola

BARI - Il vero presidente della squadra, adesso, è proprio lui. Antonio Decaro, sindaco di Bari, è il custode della tradizione calcistica di 110 anni di storia della città. Una responsabilità che pesa come un macigno perché deve preservare questo tesoro che non può essere cancellato con un pezzo di carta. Lui ha il compito di non deludere le aspettative di decine di migliaia di tifosi che in queste ore stanno piangendo sulla loro maglia. Quel simbolo di passione che ancora oggi lascia incredula una intera comunità. Decaro, probabilmente più di ogni altro in questo momento, non si dà pace per quella trattativa da lui coltivata con attenzione e poi naufragata per la solita poca trasparenza della società biancorossa.

Tra qualche giorno, Decaro riceverà la comunicazione della Figc che prende atto del “fallimento” di Fc Bari 1908 e della cancellazione del club dal campionato di serie B. Quindi avrà la “proposta” di poter continuare a tutelare il bene calcio a Bari avendo a disposizione il titolo di serie D che dovrà decidere lui a chi assegnare, dopo aver selezionato uno o più soggetti eventualmente interessati.

Ma in queste ore il sindaco, può (o forse deve) esplorare un’altra possibilità: far ripartire il Bari non da un campionato in cui rischia di restare impantanato per anni, ma giocare la carta dell’iscrizione straordinaria in serie C. Una via di mezzo per evitare la gogna ma soprattutto nell’interesse della stessa amministrazione: un campionato di serie D certamente non potrà essere giocato al San Nicola che a questo punto sembra destinato a coltivazione di finocchi e habitat per prostitute.

Valutare di percorrere la soluzione B, per andare in C senza ripartire dalla D - sembra un gioco di parole – è una strada che il sindaco potrebbe percorrere vista la presenza di casi analoghi in passato, come quello del Napoli (graziato da lodo Petrucci). Ma una cosa è certa: fermo restando la percorribilità di tale ipotesi – giustificata dalla moria di iscrizioni in serie C di squadre che lamentano l’insostenibiltà finanziaria – attraverso un atto del commissario straordinario della Figc, Decaro dovrà dare conto alla federazione della solidità del soggetto pronto a farsi carico del Bari.

Per un campionato di serie C, che si intende vincere per tornare in B, servono risorse, non meno di 6 milioni di euro. Per tale cifra è necessario uno sforzo collettivo di più soggetti (privati o imprese) che sposino un progetto serio e concreto e gestiscano la società e la squadra. Decaro può fare tutto questo seguendo le regole della trasparenze e del buonsenso. E, chissà, forse è la volta buona anche per “imporre” l’azionariato popolare, consentendo così alla città di far parte in tutti i sensi della propria squadra.

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