Martedì 18 Dicembre 2018 | 13:46

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Bollette telefoniche ed elettriche, quello che (non) dobbiamo sapere

Dal (finto) ritorno ai 30 giorno per i telefonini, al meno consumi più paghi per la luce

Veritopoli

Nicola PEPE

Nicola PEPE

La verità, ogni giorno, diventa un bene sempre più prezioso. Talmente prezioso, che a qualcuno fa comodo tenerlo custodito. E così, chi ha il diritto di sapere, è costretto ad accontentarsi di mezze verità

Bollette telefoniche ed elettriche, quello che (non) dobbiamo sapere

Dalle bollette dei 28 giorni, al meno consumi più paghi: se qualcuno si chiede perchè il populismo di un certo movimento politico si faccia strada tra la gente, le spiegazioni sono sotto gli occhi di tutti. Tuttavia proverò a spiegare cosa sta accadendo sforzandomi di farlo in maniera molto «laica» attenendomi a dati oggettivi ed edulcorando ogni commento.

Primo esempio: le bollette dei telefonini. Fino a tre anni fa, ciascuno di noi si sceglieva il gestore telefonico con la tariffa più adatta alle sue esigenze. Cosa che accade anche oggi, ma con una differenza: l'addebito mensile. Fino al 2015, ogni 30 giorni, eravamo abituati al messaggino che ci comunicava l'imminente scadenza della rata mensile. Fatto sta che poco dopo, inspiegabilmente TUTTE le società telefoniche - trascinandosi dietro anche altri gestori di servizi diversi (ad esempio Pay tv), hanno adottato la formula dell'addebito mensile... a 28 giorni.

A conti fatti, dunque, ci siamo ritrovati una mensilità aggiuntiva: dividendo 365 giorni per 28, il risultato è 13 (mesi). Che fare? Rescindere il contratto, ovvio. Peccato che ovunque ti rivolgevi la filastrocca era sempre la stessa. Proteste, indagine dell'Antitrust - nel frattempo passano i mesi e gli anni - fino ad arrivare alla norma di fine anno che rende illegittima la bolletta a 28 giorni e stabilisce l'addebito a 30 giorni. Problema risolto?

Macchè, qualche settimana milioni di telefonini sono stati raggiunti da un messaggio che diceva più o meno questo: l'importo ANNUALE resta invariato (quello aumentato da 12 a 13 mesi per intenderci), solo che viene spalmato per 12 mesi. Della serie, se prima pagavi ad esempio 10 euro ogni 28 giorni, ora pagherai circa 11 ogni mese. Il bello è che continueremo a pagare tutti 130 euro anzichè i 120 originariamente pagati fino a tre anni fa. Alla fine, insomma, a rimetterci sono sempre i contribuenti. Ora è stata aperta un'altra indagine per verificare se nel 2015 ci fu un «cartello» tra gestori telefonici. Ma va? Intanto paghiamo e i gestori incassano (di più).

E veniamo all'ultima novità della bolletta elettrica. In nome di un recepimento di una direttiva comunitaria, dal 2018 (ora slittato al 2019) era previsto il cambio della struttura delle tariffe. Tra le varie voci che compongono la fattura elettrica, infatti, oltre a quelle dei consumi, vi sono quelle quote cosiddette fisse che riguardano« il trasporto dell'energia e la gestione del contatore» e quelle per «gli oneri di sistema» che incidono per circa il 40% sulla nostra bolletta. Bene, dal 1 gennaio 2019 queste quote fisse che fino a dicembre erano «progressive» ora - nel rispetto di un principio di "equità" - saranno uguali per ogni livello di consumo.

Questo cosa vuol dire? Che per 30 milioni di utenti rappresentanti la fascia media, la bolletta subirà un inevitabile aumento che sarà più evidente per chi consumava e consuma poco. Il perchè è presto detto: abbandonando la cosiddetta «struttura progressiva», cioè con prezzi di ogni singolo kWh crescenti al crescere dei consumi, se ieri a consumi bassi corrispondevano oneri fissi bassi, adesso gli oneri sono uguali per tutti (per chi spreca e per chi no). Cambiano solo i consumi. Nel frattempo, un provvedimento passato sotto silenzio ha scaricato sui consumatori finali i costi delle imprese cosiddette energivore beneficiate da un provvedimento approvato il 21 dicembre scorso: in pratica alcune grandi imprese vengono beneficiate da un trattamento di favore sui cosiddetti oberi di di sistema in cui ritroviamo anche gli incentivi di 26 anni fa: un conto non di pochi spiccioli visto che parliamo di centinaia di milioni di euro che saranno spalmati sulla collettività, cioè sugli utenti finali.

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