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I paradossi

Natale, saldi vietati in Italia
ma a New York sono la regola

Veritopoli

Nicola PEPE

Nicola PEPE

La verità, ogni giorno, diventa un bene sempre più prezioso. Talmente prezioso, che a qualcuno fa comodo tenerlo custodito. E così, chi ha il diritto di sapere, è costretto ad accontentarsi di mezze verità

Natale, saldi vietati in Italiama a New York sono la regola

Saldi Ralph Lauren a Ny

In questi giorni a New York, le vetrine dei negozi della Fifth Avenue e nei grandi magazzini come Maecy's o Century 21, compaiono cartelli con la scritta «Sale», cioè saldi. Nel periodo clou dello shopping natalizio, gli americani - che forse hanno maggiore intuito - ne hanno approfittato per fare quello che in Italia è considerato un tabù, o meglio un divieto con tanto di legge e sanzioni. Inutile nascondere che è davvero irresistibile, se non proprio impossibile, uscire da un negozio o da un grande magazzino di New York senza aver fatto un acquisto. Parliamo del cuore di Manahattan, nella grande mela, dove circolano milioni di persone pronte a fare un acquisto.

Dalle grandi griffe ai marchi più commerciali «casalinghi», tutti adottano la stessa politica ispirata al consumo: l'importante, insomma, è mettere denaro in circolazione; per strada o nella metro tutti - turisti in primis - sfoggiano buste enormi dopo aver shopping in uno store di Levis, Victoria's Secret, Nike, Adidas, Michael Kors mega store dove trovi tutte le grandi marche a prezzi già di per sè accessibili e per giunta con sconti che vanno dal 30% al 50%. Certo, non mancano le eccezioni come Supreme, lo store di Lafayette street dove per entrare devi superare filtri (file) in strada con tanto di pass con timbri sul palmo della mano. E di sconti non puoi neanche parlarne perchè l'addetto alla security ti spedisce altrove.

Come rifiutare, dunque,una offerta «Buy one, get one» (paghi uno e uno gratis) o addirittura «Buy 2 e get 2 50% off) e così via? «Ne approfittiamo per dare fondo alle scorte - commenta una commessa di un grande magazzino - in attesa dei nuovi stock di merce per Natale per poi riprendere subito dopo le offerte nel periodo post natalizio. Ma qui i saldi li facciamo sempre, dipende dalle politiche commerciali».

Da noi le cose vanno in senso opposto. La gente gira, percorre chilometri e scruta le vetrine facendo confronti con prezzi o annotando l'articolo da accaparrarsi il primo giorno di saldi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: contrariamente a quanto generalmente accade (in questo periodo i prezzi tendono al rialzo) gli affari per i negoziante non vanno come si spera, e la gente quei pochi soldi in più della tredicesima che non investe in cenoni o pranzi, attende di spenderlo all'inizio della stagione dei saldi, quella che parte ufficialmente i primi di gennaio. Qualche commerciante che ha fiutato puzza di bruciato, osa ricorrendo a stratagemmi di comunicazione in vetrina del tipo «Black friday per tutto il mese di dicembre», «Acquista due articoli 50 buoni motivi». Insomma, un modo per non usare il termine saldi. Una domanda: se il mondo gira così, perchè complicarsi la vita e non rendere le cose più semplici, consentendo ai commercianti di incassare e alle gente di fare acquisti? La risposta ai posteri, magari quando arriverà l'onda d'Oltreoceano.

Nicola Pepe

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