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La proposta

Il coraggio di abolire il «business» dei test di Medicina

La proposta del ministro M5S Grillo e del vicepremier leghista Salvini andrà a buon fine o no?

Veritopoli

Nicola PEPE

Nicola PEPE

La verità, ogni giorno, diventa un bene sempre più prezioso. Talmente prezioso, che a qualcuno fa comodo tenerlo custodito. E così, chi ha il diritto di sapere, è costretto ad accontentarsi di mezze verità

Università, test di Medicina  a Bari e Foggia 3mila candidati

Se il governo gialloverde abolirà i test di Medicina probabilmente sarà una delle azioni che avrà una risposta immediata sulla popolazione. Il perchè presto detto: i medici stanno scomparendo e i test di ammissione - sulla cui natura ci sarebbe da discutere - si stanno trasformando in un business per società e addetti ai lavori più che in una opportunità per decine di migliaia di ragazzi che ambiscono a voler arricchire le  nostre professionalità mediche.

Si parla di sistema alla francese, ovvero di sbarramento al biennio: una proposta si cui si parlava da tempo ma che in realtà è stato oscurato dal (macchinoso) sistema che negli ultimi anni ha penalizzato popolazione di giovani costretti ad andare all'estero o, peggio, favorire la fioritura di università estere o italiane oltre confine. Per non parlare del business dei corsi di preparazione che, benchè utili, hanno rappresentato una sorta di privilegio per chi aveva disponibilità rispetto a menti eccelse costrette a ripetere tre o quattro volte test su logica o argomenti vari.

C'è da augurarsi che quella lanciata dal ministro pentastellato Grillo (Salute) e subito colta al volo dal vicepremier, e leader leghista Matteo Salvini (che a dire il vero sul tema dell'abolizione dei test aveva fatto un passo avanti un mese fa), non sia una boutade. Si tratta di ristabilire un equilibrio sociale e costituzionale. Il diritto all'istruzione non può trasformarsi in un privilegio o, peggio, in una fonte di arricchimento per Università private che sul tema intendono gestire un potere come ad esempio quello di poter giudicare con 45 punti su 100 (come accade a una Università romana) una prova orale basata sul nome di battesimo del Premier o del Presidente della Repubblica. Se Salvini, Di Maio & C. porteranno avanti l'annunciato progetto di legge, probabilmente potranno raccogliere subito un risultato tangibile sul fronte del consenso. Così i nostri studenti non dovranno emigrare in Albania, Romania o favorire «imprese» universitarie governate dalla Chiesa.

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