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Il caso dell'organico

Puglia, i rifiuti differenziati trattati come quelli da discarica

Prima si criticavano I "buchi" perché non si faceva la differenziata, ora si fa ma mancano gli impianti per chiudere il ciclo

Veritopoli

Nicola PEPE

Nicola PEPE

La verità, ogni giorno, diventa un bene sempre più prezioso. Talmente prezioso, che a qualcuno fa comodo tenerlo custodito. E così, chi ha il diritto di sapere, è costretto ad accontentarsi di mezze verità

rifiuti

Quello che sta accadendo in Puglia, e in qualche altra regione, è figlia di una situazione che si trascina da anni: il limite di dire sempre "sì" o di non volere dire mai "no". La Puglia da decenni vive una situazione di emergenza rifiuti: prima il problema erano le discariche perché non si faceva la differenziata quindi tutto finiva in un buco. Ora siamo al paradosso e abbiamo fatto un salto indietro nel tempo: si fa la differenziata (abbiamo faticosamente raggiunto un risultato vicino al 50%), ma mancano gli impianti dove completare il il ciclo, quindi il rischio è che buona parte finisca nella discarica.

Lo stop da Veneto e Friuli Venezia Giulia

E' quanto purtroppo sta accadendo, almeno per ora, per una parte dei rifiuti organici del Brindisino che, dopo l'alt dagli impianti di Veneto e Friuli, finiscono ora negli impianti di "tmb" (per ora è previsto sino a fine luglio!), ovvero in quei centri dove vengono trattati i rifiuti indifferenziati: un processo che prevede la separazione della cosiddetta frazione secca da quella umida. Quest'ultima viene sottoposta a un processo di biostabilizzazione, cioè si ferma la fermentazione ma è buona solo come combustibile e non ha la qualità del compost per l'agricoltura. Ma se non c'è un processo di riuso, questa roba va a finire in discarica insieme al resto.

Evviva! ci abbiamo messo anni per raggiungere un livello dignitoso di raccolta differenziata per ritrovarci al punto di partenza, se non peggio, visto che di questo passo la situazione non potrà che aggravarsi. Non a caso nel Lazio il problema è sorto proprio con i "tmb" - ritenuti una soluzione tampone - che in qualche modo hanno alimentato (e foraggiato) la lobby delle discariche.

Ma torniamo in Puglia. Messa da parte la plastica (non vale nulla e speriamo venga eliminata presto), e tenuto conto dell'importanza del vetro, l'unica vera "risorsa" - anche perché più cospicua - è quella che i tecnici chiamano la "Forsu", cioè l'organico (gli avanzi di cibo, per intenderci). La naturale destinazione di questo rifiuto - seguendo un percorso logico di un ciclo - sarebbe un impianto di compostaggio per la sua trasformazione in compost, un fertilizzante naturale derivante dal processo di ossidazione dell'umido.

Gli impianti fuorilegge e quelli da realizzare

Ma in Puglia questo sta diventando una vera e propria impresa. La precaria situazione regionale per l'assenza di impianti - con la buona volontà basterebbero due anni per realizzarne uno - ci ha portati dritti in un tunnel senza uscita riportando le lancette dell'orologio indietro nel tempo. La colpa di tale emergenza viene attribuita in particolar modo al sequestro-chiusura di due impianti, uno a Ginosa (nel Tarantino) e l'altro a Lucera (nel Foggiano). Siti noti a tutti per la loro "vulnerabilità": soprattutto quello del Tarantino, dopo il varo della legge (salutata con trionfo) delle emissioni odorigene, è finito nel mirino degli amministratori locali che hanno scritto fiumi di esposti - andavano a colpo sicuro! - determinando così la chiusura dell'impianto stesso.

Stessa situazione di precarietà per quello del Foggiano, ma anche altrove, non c'è da stare allegri e il sistema è in mano a pochi che hanno esaurito le possibilità di lavorare altri rifiuti, soprattutto dopo la decisione a gennaio scorso di aumentare il trasferimento in alcuni impianti proprio dell'organico con una tariffa "calmierata". Purtroppo, per anni, assenza di controlli e carenza di programmazione hanno portato a questo risultato che è sotto gli occhi di tutti.

La corsa per i nuovi centri

E adesso? In Puglia sono previsti quattro impianti di compostaggio, tutti di natura pubblica: a Bari, Foggia, Brindisi e Pulsano. In quest'ultimo centro, una parte della politica - dopo aver dato via libera alla localizzazione dell'impianto - sta facendo retromarcia invitando  a un ripensamento dopo le "proteste" locali. Proteste, ad onor del vero, in qualche modo comprensibili ma che andrebbero in qualche modo raffreddate con garanzie sulla gestione degli impianti: il vero problema, infatti, è la "puzza" che potrebbe essere evitata solo con una corretta organizzazione del sito produttivo come accade da altre parti. Tutto il resto è "campanile" che andrebbe fronteggiato anche a rischio di perdere qualche voto.

L’impianto di Bari - secondo la Regione - dovrebbe andare in esercizio (si spera) già nei primi mesi del 2020 e sarà gestito dalla società pubblica Amiu Puglia, con un capacità di trattamento di 48.000 tonnellate all’anno, mentre entro il 2022 è prevista l'entrata in funzione degli altri impianti per i quali Ager sta completando tutti gli  atti tecnici per la loro realizzazione. Un'attività che se fosse stata avviata qualche anno fa, probabilmente non ci troveremmo in questa situazione di caos.

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