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Lettere alla Gazzetta

Quello che manca al Partito Democratico

È proprio un “Don Peppino Noviello” quello che ci manca… In un gustoso articolo pubblicato a pagina 2 della Gazzetta di ieri, l’avv. Enzo Augusto, auspica giustamente la fine della ruvida dialettica (per usare un eufemismo) che da mesi impegna il gruppo dirigente nazionale del Pd.
La soluzione che Enzo suggerisce, appare alquanto sentimentale, storicamente antiquata e democraticamente contraddittoria.
Vada per il sentimentalismo perché “ogni scarafone è bello a mamma soia” e perché quelli della nostra generazione, sono molto legati alla propria storia e alle proprie radici.
Ma che Enzo invochi la soluzione “viterbese”, quella per intenderci che nel 1268 portò il popolo esasperato, a segregare i cardinali all'interno del Palazzo dei Papi, a ridurre drasticamente il loro vitto ed infine addirittura a scoperchiare il tetto dello stesso Palazzo, è davvero molto poco laica, dati i tempi.
Diventa addirittura meno convincente se pensiamo al potenziale democratico che questa grande forza esprime e che dai tempi di Berlinguer non riesce a trovare il suo “Don Peppino”.
Non serve chiudere i “capi” in una stanza o davanti a un caminetto.
Molto più semplicemente occorre intraprendere la strada di un largo confronto nella base del partito, con un congresso che, lungi dal diventare una conta, costituisca per davvero la ripresa di una discussione tra i cittadini, gli iscritti e gli elettori, che vogliono dire la loro dopo anni di rassegnato mutismo.
Questo è il nodo del problema. Se Enzo vuol dare una mano alla causa, si impegni a firmare e a far firmare la petizione per la convocazione del congresso, e vedrà che gran parte delle sue condivisibili ambasce, scompariranno nel giro di qualche mesetto.

Paolo Covella, Gioia del Colle (Bari)

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