Quale sarebbe il vero impatto di una eventuale chiusura dell’ex Ilva dal punto di vista occupazionale? Ottomila circa sono gli effettivi, di cui circa cinquemilatrecento operai e il resto quadri e un’altra metà è in cassa integrazione. Ma quale sarebbe l’impatto sociale della crisi è possibile prevederlo considerando la provenienza della forza lavoro città per città, territorio per territorio. Secondo un documento in possesso della Gazzetta, sarebbe la città di Taranto a vivere il peso maggiore, con oltre duemilacinquecento lavoratori che vengono dalla Città dei Due Mari. A ruota, segue Massafra, che impegna quasi quattrocento lavoratori, quindi Grottaglie e Statte, con oltre trecento persone, quindi Manduria e Martina Franca, che non arrivano a trecento. Francavilla Fontana è il primo comune per lavoratori impegnati nell’ex Ilva a non essere in provincia di Taranto, con numeri simili a Martina. Poi, in una eventuale classifica dell’impatto sociale sul territorio di un possibile ridimensionamento del personale, vengono Crispiano, Palagiano e San Giorgio Ionico, che superano i duecento.
A guardare una eventuale mappa della provenienza geografica di operai e quadri, il colore più scuro sarebbe nei comuni intorno all’acciaieria, che andrebbero a sfumare allargando il raggio. Secondo il documento ci sono alcuni lavoratori che arrivano anche dalla Calabria. Ma ci sono anche circa trenta che arrivano dalla Basilicata, una sessantina dalla provincia di Lecce, duecento circa da Bari (una cinquantina da Alberobello, quaranta da Locorotondo, una ventina da Gioia del Colle, poi via via sempre meno).
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