«Gli ho detto “Pisciaturo ti devo uccidere pure a te”». Nico Salamina, l'uomo ritenuta dall'Antimafia al vertice del gruppo di spacciatori che al rione Salinella aveva dichiarato guerra al clan Appeso, racconta così ai suoi familiari l'incontro avuto con gli ambasciatori degli avversari dopo il tentativo di ucciderli fallito solo grazie all'intervento della Guardia di Finanza e della Polizia. Durante un colloquio con i parenti che il 3 settembre scorso vanno a fargli visita in carcere dov'è detenuto da tempo, descrive la videochiamata fatta dalla sua cella con tre emissari del gruppo rivale: racconta degli insulti e delle minacce rivolte a tutti e delle scuse che avrebbe ricevuto.
Alla base della disputa il pizzo del 7mila euro al mese che gli Appeso avrebbero imposto al gruppo di Salamina durante la sua detenzione: uno sgarro che il capo, che pur essendo detenuto continua tranquillamente gestire gli affari del clan grazie a un telefono in cella, vuole lavare col sangue. E così il 36enne ordina al 23enne Antonio De Mitri di organizzare nella serata del 29 agosto l'omicidio dei due uomini che mensilmente ritirano il denaro: un duplice omicidio che, secondo le intenzioni del gruppo, dovrà essere compiuto dal 22enne Francesco Alex Colella e dal 18enne Riccardo De Pace. I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziario di Taranto comprendono cosa sta per accadere e informano il pm Milto De Nozza che dispose l'invio di pattuglie nel rione per bloccare sul nascere l'iniziativa: la mossa dello Stato funziona per chè la presenza delle forze dell'ordine scompagina i piani del gruppo costretto a rimandare i delitti...















