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LETTERE ALLA GAZZETTA

Tutti schiavi del cellulare (anche dal medico)

Forse soltanto i lettori canuti hanno provato «smarrimento» alla notizie della chiusura di una delle edicole più conosciute della città, posta all’interno della stazione ferroviaria.

Dire che si trattava quasi di una istituzione non è esagerato: sicuro punto di riferimento per i pendolari, si ricorreva ad essa anche quando quotidiani, settimanali o altre pubblicazioni non si trovavano presso quelle di quartiere.
Smarrimento ma non sorpresa, se osserviamo con attenzione il contesto in cui siamo immersi.

Nella sala d’attesa del medico non troviamo più pazienti che ingannano il tempo leggendo: quasi tutti sono impegnati nel tormentare con le dita lo schermo di un telefonino o di una «tavoletta», ipnotizzati da ciò che compare sugli stessi.
E che dire di quei pedoni dediti, camminando, allo stesso esercizio oppure a parlare da soli ad alta voce, tanto da destare giustificata perplessità in chi li incontra...

Qualche giorno fa ho dovuto collaudare, fortunatamente con successo, la mia prontezza di riflessi per non investirne uno, avventuratosi sconsideratamente sulla sede stradale, in totale balia del suo apparecchietto!
Nessun ostracismo per questi prodotti della tecnologia che semplificano notevolmente la vita e spesso risultano essenziali per l’individuazione degli autori di attività criminose; ma quello che è un utilissimo strumento non deve diventare un’ossessiva e fatua pseudo-droga.

Avviamoci pure, come chiaramente appare, verso una digitalizzazione sempre più utile, ma con giudizio e senza quelle esagerazioni che appaiono decisamente ridicole.

E a chi può sembrare un inguaribile nostalgico, capace di provare ancora «smarrimenti», si lasci l’insostituibile piacere dato dal «suo» giornale preferito fatto di carta stampata, di sentirne anche l’odore amico, man mano che ne sfoglia le pagine per la prima volta...

Umberto Giuntoli, Bari

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