Domenica 20 Gennaio 2019 | 22:49

LETTERE ALLA GAZZETTA

Un termine giustamente abbandonato

Trovando in una pubblicità sanitaria il termine “check-up” sono letteralmente trasalito, considerando che, pur avendone fatto uso ed abuso negli anni settanta e ottanta, oggi non se ne dovrebbe più parlare.
Perché è stato giustamente abbandonato, anche a causa della crisi del sistema sanitario, ma soprattutto in quanto si è visto che non era di alcuna utilità fare una sfilza di esami che non riuscivano a svelare patologie e più che altro davano soltanto l’illusione di star bene. Meglio quindi lasciarlo ad altro, come le automobili e le macchine in genere, certo molto meno complesse del corpo umano.
La medicina di oggi prevede poche analisi fondamentali, approfondimenti in caso di sintomi particolari e alcuni screening, cioè strumenti di diagnosi precoce, purtroppo ancora limitati a pochi organi (come quelli per tre tumori maligni: della mammella, del collo dell’utero, del colon retto), talvolta controversi (come per il cancro della prostata).
Questi, rientrando nei livelli essenziali di assistenza, dovrebbero essere garantiti a tutti i cittadini, a cadenze regolari, così come previsti dai rispettivi protocolli operativi. Ciò non sta avvenendo, in alcune regioni come la Puglia, per una serie di errori di gestione.
Questa situazione comporta un comprensibile disorientamento nell’utenza già abbastanza confusa dall’offerta della sanità privata, non poche volte erroneamente concorrenziale con quella pubblica. Ad esempio, sempre se gli screening oncologici andassero come dovrebbero, non ci sarebbe alcun bisogno degli ambulatori delle varie associazioni di volontariato dedicate alla lotta contro i tumori. Esse finiscono invece per costituire degli inutili doppioni, dilapidando quanto messo insieme dalla generosità dei benefattori e vanificando la logica dei controlli periodici che si tenta di perseguire non senza fatica.

Giuseppe Gragnaniello, Terlizzi (Bari)

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