Sabato 19 Gennaio 2019 | 01:56

LETTERE ALLA GAZZETTA

Tempi moderni in corsia o democrazia nella sanità?

Nel suo articolo “Come ridurre gli sprechi nella Sanità” il professore Nicola Simonetti riporta quanto discusso (!) in quel di Siena in ordine alle difficoltà gestionali del Sistema Sanitario: in pratica, al fine di contenerne i costi, si sono equiparati la valutazione medica e l’assistenza al malato, attività di stampo intellettuale autonomo ed immateriale l’una e squisitamente umana l’altra, uniche ed irripetibili, alla catena di montaggio di un’azienda automobilistica, attività esecutiva materiale e ripetitiva per eccellenza e riproducibile all’infinito… uno scenario futuristico bionico inquietante, che nei tempi delle realtà virtuali e degli webeti potrebbe alimentare ed eccitare davvero le criminal mind della ragione in questo primo scorcio di millennio della decadente civiltà post-capitalistica, che con il produttivismo ed il further go fine a se stesso si avvia verso la prevista inevitabile implosione.
La crisi della Sanità e, nello specifico, di quella pugliese passa innanzitutto e soprattutto per l’incapacità direzionale dei microsistemi (Reparti e Servizi) in mano a Direttori (!?) notoriamente mediocri sul piano personologico ed impreparati su quello professionale, la cui idea di mondo nega la possibilità di essere altro da sé, di rappresentare una prospettiva ed una idea di appartenenza allo Stato e che vivacchiano al di fuori di ogni verifica dell’attività svolta, degni figli e genitori prolifici di opportunismi, coperture ed omertà, di cui i furbetti del cartellino rappresentano solo l’aspetto cabarettistico e di colore per il puerilismo di Huizinga.
E’ qui la ben più diffusa, costosa e dannosa malasanità: è la malasanità degli associati al pensiero di Thomas Jefferson (il miglior governo è quello di non governare), dei dipendenti assurti a Dirigenti, cresciuti e pasciuti nella provincia, che non hanno mai sporto il mento sui palcoscenici del sapere, che non sono intervenuti mai ad un Convegno scientifico e che non hanno mai firmato un articolo, nemmeno sul bollettino parrocchiale… che ignorano l’emozione della conoscenza, che in Medicina è conoscenza degli uomini, del mistero della vita e, quindi, della morte.
L’articolazione dei processi conoscitivi inerenti le attività di stampo umanistico-culturale invece passa per lo studio delle peculiarità, delle esigenze, delle possibilità di uno specifico sistema, la cui modifica deve riconoscere il rispetto dello stile dei luoghi, come nei restauri edilizi… altro che il lean management metalmeccanico e per sopraggiunta (ma come si fa a pensarci?) di un’azienda giapponese, emulata, guarda caso, dagli USA di Donald Trump e dagli algidi svedesi.
Lo studio delle peculiarità, come scritto altre volte, aprirebbe le dinamiche della democrazia nella Sanità, con la quale il giovane Medico abbia ad emergere per la precisione e l’accuratezza diagnostica, il Caposala abbia l’opportunità di lagnare il disordine del giro Visita, il paziente venga informato e coinvolto nei processi decisionali che lo riguardano, in una agorà collettiva di comunicazione, certo, ma comunicazione di pensiero, di scambio di aspettative, di promesse, in una rifondazione relazionale catartica da teatro greco.
A proposito, ai Soloni del lean management chiederei cosa significa catarsi e, poi, ai più bravi chiederei cosa significa prospettiva escatologica del lavoro e della vita… ai promossi chiederei di leggere i curricula, simili ad una scheda anagrafica, dei loro paciosi Direttori, sanitari e medici, organizzatori di consolidato consenso sdoganato da ogni responsabilità, grazie al potere intimidatorio sui sottoposti usi ad obbedir tacendo, peraltro schiacciati dalle condizioni di assoggettamento gerarchico… e, con un colpo di reni, finalmente di declassare o cacciare gli ammennicoli artefici degli squallidi e disgustosi giri delle intra- ed extramoenia, come inimmaginabile in tutte le vere Aziende, Toyota compresa.

Dr. Piero Achille, Neurologo-Farmacologo-Fisiatra, Ospedale “Vito Fazzi” Lecce

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