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LETTERE ALLA GAZZETTA

Dobbiamo abituarci a uno stile più sobrio

La crisi economica ci ha lasciato una coperta corta quanto a risorse, generando una competizione tra anziani e giovani. E distruggendo quella solidarietà tra le generazioni, che è sempre stata alla base di una solida società. Purtroppo, oggi, alla politica mancano idealità e progetti lungimiranti che sappiano andare oltre le scadenze elettorali. Ci si avvita e ci si scontra su temi e programmi di cortissimo respiro, ignorando che un’intera generazione è quasi persa per mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro. Né basta a risollevare le sorti del Paese allungare sempre più l’età da pensione, anche se oggi si vive più a lungo. È una politica delle «toppe».
Uno stile più sobrio in tutto andrebbe scelto come programma di vita, non subìto come conseguenza di una crisi economica. Si può essere felici vincendo anche con poco. La «sobrietà», scrive papa Francesco nella Laudato si, «vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante». La ricerca smodata di soldi, il possesso e il consenso sfrenato di beni non ci servono a colmare il vuoto esistente e l’insoddisfazione che caratterizzano tante nostre scelte. Un’economia di condivisione e comunione non solo ci permetterebbe di stare meglio, in un mondo più equo e più giusto, ma sarebbe anche redditizia sotto tutti i punti di vista.

Lorenzo Grande, Polignano a Mare (Bari)

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