Martedì 11 Agosto 2020 | 12:34

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Il Commissario, sperando di essere baciato dalla fortuna per la seconda volta, gli chiese: – Vuol essere così gentile da seguirmi in Commissariato per descrivere i lineamenti di questo signore al nostro disegnatore per l’identikit e vedere se lo riconosce dalle foto che le mostrerò dal nostro archivio degli schedati?

– Certo Commissario – acconsentì un po’ malvolentieri il fioraio. – Tanto ormai è mezzogiorno e mezzo – disse guardando l’orologio. – Chiudo il negozio e andiamo.

– Dunque, – pensò accendendosi la pipa una volta rimasto solo in ufficio, – l’uomo che aveva mandato il mazzo di rose all’attrice non è un criminale o, se lo è, è stato così bravo da riuscire a non farsi mai schedare in vita sua.

Questa pista è già finita in un vicolo cieco. Resta il mistero dell’uomo che ha mandato alla Foster un mazzo di ventiquattro rose comprate da un fioraio e che poi le ha fatte consegnare da un altro fioraio. Perché l’ha fatto? Per ora credo che questa resterà una domanda senza risposta.

A questo punto non mi resta altro da fare che aspettare il responso dell’autopsia.

Il giorno dopo, arrivò il responso del medico legale: Arresto cardiaco provocato da un infarto acuto del miocardio.
Allora il Commissario riflettendo si alzò dalla scrivania e, come un attore del cinema muto, si mise a mimare la scena.
Aprì la porta del suo ufficio, sorrise a un fantasma invisibile, poi tornò indietro sino alla sua scrivania, fece finta di prendere qualcosa dal suo portafogli nel cassetto, si girò e tornò alla porta, mimò il gesto di dare al fantasma questo qualcosa con una mano mentre allungava l’altra col braccio fuori dalla porta come per prendere qualcos’altro sempre dallo stesso fantasma, si richiuse la porta alle spalle e roteando lentamente su se stesso mimò una piroetta, ma perse l’equilibrio e cadde a terra rumorosamente imprecando.

Il piantone di guardia fuori dalla porta trattenne a stento una risata, ma riuscì a non fiatare.

– Sì, dalla ricostruzione dei fatti, l’unica certezza, – pensò Maigret rialzandosi da terra non senza difficoltà, – è che madame Foster ha aperto la porta al fioraio, è tornata indietro nel camerino, è andata a prendere degli spiccioli dal borsellino, è tornata alla porta, con una mano ha dato la mancia al ragazzo, con l’altra ha preso in mano il mazzo di fiori, ha richiuso la porta, si è girata ma si è sentita subito male, forse è svenuta, poi è caduta ed è morta sul colpo. Sì, dev’essere andata proprio così, – considerò il Commissario, – altrimenti non si spiegherebbe il ritrovamento del corpo riverso a terra con i fiori addosso.

Evidentemente non ha avuto neanche il tempo di poggiarli sul tavolino del trucco o di riporli in un vaso con l’acqua.
Tutto fa pensare a una morte improvvisa e istantanea per infarto. Qui non c’è nessun omicidio! Bene, a questo punto per me il caso è chiuso…

Anche se sarei proprio curioso di conoscere il corteggiatore della Foster per chiedergli perché è andato da due fiorai, da uno per comprare le rose e da un altro solo per farle consegnare in teatro… Strano! Mah… A volte, per abitudine, per deformazione professionale, vedo omicidi e assassini anche dove non ci sono! – pensò sorridendo a se stesso Maigret. Poi si rilassò, stese le gambe, si accese la pipa e ordinò per telefono un boccale di birra alla brasserie di sotto.

Il caso di Sylvie Foster fu archiviato e sul fascicolo venne apposta la dicitura Morte naturale.

Due giorni dopo, il 12 gennaio, si svolse il funerale. Nel cimitero di Père-Lachaise, non lontano dalle tombe di Yves Montand, Maria Schneider, Annie Girardot, Dalida, Edith Piaf e Simone de Beauvoir, si svolse la cerimonia di sepoltura di Sylvie Foster. Era presente tutto il bel mondo del teatro, della lirica e del cinema francese, più una nutrita schiera di cuori infranti, molti in incognito perché «felicemente» sposati.

La madre, una vecchia attrice del cinema, con gesto teatrale, volle che sulla tomba della figlia fossero deposte solo le ventiquattro rose rosse con cui era stata trovata morta nel camerino dell’Opéra. Ai parenti e agli amici, spiegò: – La mia Sylvie è morta proprio come sarebbe piaciuto a lei, in teatro tra i fiori dei suoi ammiratori.

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