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NOVELLE CONTRO LA PAURA

La nave Serena ma solo di nome

Avventure nelle isole delle Filippine: il racconto di Giovanni Colonna tra tifoni e bambole di pezza

La nave Serena ma solo di nome

Correvano gli anni ’80 decennio di grande rinnovamento e trasformazione delle navi merci e passeggeri. Scompaiono i transatlantici sostituiti dagli aerei e navi crociera; scompaiono le navi di merci varie sostituite dalle portacontainer, navi sempre più immense che imbarcano e sbarcano nei porti attrezzati grossi contenitori di acciaio dalle misure standard preriempiti di merci varie. Non tutti i porti erano attrezzati per le «portacontainer» e nacquero le cosiddette multipurpose cioè navi che potevano imbarcare e sbarcare anche «contenitori» con a bordo installati mezzi di movimentazione speciali per contenitori. La mia società di navigazione ne costruì due e al sottoscritto venne affidata una: la «Serena» ma il suo nome non aveva niente a che fare con qualcosa di calmo e di tranquillità o di ….lunatica ma dal nome di una antica principessa cinese. Da cui Cina, cioè Oriente, cioè destinazioni più o meno sconosciute, più o meno frequentate dai suoi vecchi colleghi dal nome di Cooks, Torres, Drake, Tasman… Un’occasione per ripercorrere le loro rotte…
***
La «Serena» scivolava silenziosa tra le isole che compongono l'arcipelago delle Filippine, erano entrati nello stretto di Luzon diretti a Cebu, un posto dimenticato da Dio e dagli uomini ... fino a poco tempo fa, poi si sono accorti che c’erano miniere di carbone ed hanno pensato di trasformarlo in petrolio. Così sbarcarono dei macchinari che sarebbero serviti per effettuare questa trasformazione. Una spiaggia, un pontile di legno che scricchiolava paurosamente quando il fianco della nave vi si adagiò, nessuna attrezzatura per le operazioni di sbarco, come Dio volle la nave riuscì ad attraccarsi e si organizzarono le operazioni di sbarco. Una volta avviate Jack decise di dare un'occhiata a terra, in compagnia del 1°Ufficiale e Maritza, l’allieva di coperta, munito di macchina fotografica. Prevedeva di fare delle belle foto perché il paesaggio prometteva molto e poi c'era un piccolo villaggio nei pressi. L'ingresso al villaggio era molto accogliente, la vita mattutina si svolgeva all'aperto, grandi spiazzi di terra battuta, circondati da case costruite su palafitte tra le quali convivevano in normale promiscuità, razzolando, maiali, galline e bambini, mentre negli appartamenti, si fa per dire: solitamente un monovano con servizio di cucina, pranzo soggiorno e letti, dove le donne svolgevano i loro servizi.

Un nugolo di bambini più grandicelli venne loro incontro e tra questi delle bimbe di quattro, cinque anni che si atteggiavano a fare le signore, unghie laccate, bigodini in testa, bambola di pezza amorosamente tenuta al petto. Uno spettacolo indimenticabile che immortalate sulla pellicola sarebbe stato un ricordo bellissimo, ma quando si accinse a scattare la prima foto, un groppo salì in gola, gli sembrava di sfruttare quella miseria che lo circondava, vedeva i bambini occidentali pieni di giocattoli e di vizi, sovranutriti e li paragonava a questi ragazzini poveramente vestiti, scalzi, che si divertivano con cerchi di legno ovalizzati che stentavano di scorrere sul terreno dissestato, il suo obiettivo fotografico era come una freccia che penetrasse nel fianco di quella bimbetta tutta occhi che si atteggiava a signora con le unghie e le labbra tinte di rosso. Rimise la macchina nel fodero e non la riuscì neanche per fotografare la bellissima vegetazione che li circondava. La sera la discarica non era ancora terminata e decisero di allontanarsi dall'ormeggio poco sicuro e andarono ad ancorare nella rada vicina. Un tifone era stato segnalato e misero in atto tutte le precauzioni per affrontarlo o per squagliarsela. Gli strumenti di bordo, la pratica professionale ed i bollettini di pericolo davano la possibilità di conoscerne l'evoluzione. Le autorità del villaggio erano in contatto con Jack per mezzo di segnalazioni ottiche, non avevano nessuna possibilità di ricevere notizie dai centri di emergenza.

La maggior parte degli abitanti avevano evacuato il villaggio ed i rimasti erano pronti a farlo e la nave a salpare verso il mare aperto per avere più possibilità di manovra. Verso le dieci di sera il vento aumentò d'intensità, la direzione purtroppo costante, ciò voleva dire che il path del tifone dirigeva verso la nave. Il mare si faceva sempre più grosso ed il barometro continuava a scendere. La pioggia, unito al vento, spazzava la coperta mettendo a rischio la vita personale presente al posto di manovra di prora. Alle 23 la direzione del vento prese a girare lentamente verso Nord, ma la sua forza aumentava sempre di più, il barometro sempre in discesa, le catene si facevano sempre più tese e cominciavano a saltare sul barbotin, le macchine erano pronte e con molto adagio avanti si cercava di alleggerirne lo sforzo. I dati ricevuti dai bollettini meteo erano più ottimisti della realtà. Jack, a quel punto consigliò l'evacuazione completa del villaggio. Il vento che all'inizio proveniva dalla stessa direzione del mare, cominciò a ruotare meno lentamente, ma la sua forza era sempre in crescita, e la nave cominciava a rollare a causa del mare incrociato, raffiche di vento sollevavano il mare che si abbatteva con sempre più forza sulla coperta. La loro attenzione era sul barometro che, secondo la loro stima non doveva scendere al di sotto dei 980 mb e la «Serena» trovarsi nel semicerchio maneggevole del ciclone. Si era fermato per un po’ di tempo a 1000, ma poi riprese a scendere: 996, 990, continuava a scendere. Scrosci violenti di pioggia si abbattevano sulla nave, rendendo la visibilità zero.

La tensione sulle catene aumentava sempre di più, oramai le macchine erano avanti adagio. Jack e gli Ufficiali sul ponte restavano incollati al barometro: 988, 987. Continuava maledettamente a scendere: «986, 985,984, 984, pare si sia fermato, 983, 981, 980, 979... .979, dai forza: 979, si ferma, ma non risale». La nave continuava ad essere sbatacchiata, il vento giunse a forza 10, uragano, lampi, tuoni. «Ecco 980, 981 finalmente risale, ancora un poco di pazienza e di patimenti, l'incubo che le ancore non tenessero, la manovra difficile di sfuggita sono ancora vissute, ma la certezza che il peggio stia passando li lascia sperare ad una fine della burrasca più o meno vicina». La mattina ritornarono all’ormeggio: uno spettacolo triste li colpisce: il villaggio era tutto distrutto, le case: un mucchio di tavole, i tetti di paglia spazzati via, solo le palafitte che reggevano le abitazioni erano rimaste in piedi, per terra fango, detriti e carcasse di animali. Trattenuta da una palafitta Jack notò uno straccio grigio infangato che gli sembrava familiare, si avvicinò: erano i resti di una bambola di pezza…. e le apparve come in un sogno la visione di una piccola mamma che piangeva per la perdita della sua bambina...

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