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Lila delle lune blu: la fiaba è... nascere

Se un nonno racconta e conforta

Lila delle lune blu. La fiaba è: ...nascere

Lila delle lune blu correrà a casa dei nonni.Correrà lì dove è cominciata la sua fiaba più bella: nascere. Nonostante la guerra, le case di pochi uomini anziani, come suo nonno, custode dei sogni e dei sorrisi di tutte le donne di casa, e di tante nonne, mamme, figli piccoli e senza padri dell'intero quartiere. Tutti partiti in guerra con la speranza di tornare. Lila delle lune blu metterà le ali per raggiungere quel cortile, dove ogni volta si rifugia per risentire quella carezza lontana che vestiva l'alba di ogni nuovo giorno. O avvertire la presenza tenera della sua voce che rassicurava la notte: «Dormi, l'angioletto ti sta vicino e ti protegge - sono l'angelo del Signore/ sto vicino al tuo cuore/ quando vegli e quando dormi/ sempre sempre sto con teeee - » lei cantava, mentre la voce del nonno volava tra i suoi riccioli e il cuscino e lì si fermava.E il cortile si riempiva di magia.

Si animava del brusio dei ricordi, delle voci che si facevano parole pronunciate dalle persone amate o soltanto conosciute. Tra le aiuole fiorite si accendevano della luce della memoria i personaggi dei loro racconti e di quelli di altre vite. Quante storie conservate nelle crepe dei muri che avevano conosciuto altre stagioni. La sua anima era lì, e lì quella dei suoi cari.Lila tornerà perché sa dove tornare. Sa che lì c'è la verità da sempre cercata.Lila delle lune blu chiederà a suo nonno di raccontarle ancora una volta la paura, la nostalgia, il pianto, il rammarico, il rimpianto, l'attesa e la speranza, il perdono, il canto, prima che l'alba s'insinui prepotentemente tra le sue ciglia e la svegli.

Sì, Lila delle lune blu, di notte, correrà nel cortile per rifugiarsi nelle braccia salvifiche di suo nonno, nella mitezza del suo cuore, dove fiorisce il suo sapere ricco di sentimento e fantasia come sempre. Come ogni notte. Suo nonno, il poeta, l'affabulatore, il profeta. Suo nonno e la scrittura mai scritta, ma raccontata con tanta immaginazione e fantasia ai suoi nipoti, ai parenti ai passanti A chi si fermava per ascoltarlo.
Lila sognerà e saprà scrivere grazie a lui. Anche stanotte correrà da lui per ascoltare le sue parole e sapere e scoprire la paura che serpeggia fuori. Lui possiede ormai il mistero della verità «oltre il muro d'ombra». Solo lui conosce il segreto dell'Amore che salva e protegge oltre la vita. Ha guidato i suoi passi e ha dispiegato le sue ali. Le ha insegnato che la viltà si accompagna sempre al coraggio. Lila delle lune blu afferra le sue lune. Ogni giorno le prende per guarire, quasi fossero onde di mare da accarezzare. Lila amava il mare fino a riempirsene gli occhi e il cuore. Fino a dipingerlo sui muri della sua casa per non perdere mai tutto l'azzurro che le vorticava nei pensieri. Aveva amato tanto viaggiare per incontrare altra gente e scoprire nuove città, orizzonti dilatati. Universi e pianeti e costellazioni. Fino a quando... L'età le aveva remato contro!

Ottant'anni portati con dignità e fervore. La febbre improvvisa non le aveva dato scampo, eppure lei si ammalava solo raramente. La paura di rimanere lì sul pavimento della sua camera, dove febbricitante era piombata, come tetto franato irrimediabilmente, le aveva fatto tremare per l'ultima volta le vene e i polsi. Suo figlio l'aveva trovata così per l'abbraccio della sera a dirle «come stai? Hai bisogno di qualcosa? Cerca di dormire, non ti arrampicare fino alle stelle per rubare il tuo spicchio di luna...».

L'urlo, la bestemmia smozzicata, la telefonata al 118, l'ambulanza, la sirena, il primo ospedale mentre tutto diventava un buco nero, in cui lei stava precipitando senza più corpo né pensieri. Solo il cuore a batterle all'impazzata come se non fosse più cuore ma un tamburo assordante di pelle d'asina o una intera batteria che un forsennato batterista percuoteva senza pietà. E i mesi divennero granelli di sabbia e di paura nei tanti ospedali attraversati fino all'ultima spiaggia di quella stanza protetta da lunghi corridoi immersi nel verde delle pareti e nel silenzio che lei, aiutata da camici verdi, percorreva per giungere in palestra, dove le lune blu sembravano attenderla complici delle sue conquiste quotidiane. Le braccia, le mani, le dita, e il piacere di muoverle di nuovo.

E le gambe e i piedi e i primi passi e le lacrime di gioiosa commozione per avere ancora i piedi e sentirli ancorati al pavimento. E la voglia di uscire e andare di nuovo lontano a sfiorare con le piante nude il velluto d'erba tenerella e giungere così, danzando sulle punte, fino al mare. Al MARE.

Con braccia mani e dita ad afferrare le corde del Cielo per ricordarsi del miracolo di essere viva... E passi, cento mille un milione un miliardo di passi a percorrere la superficie dell'intero pianeta e magari volare sulla luna e riscoprirla di bianca madreperla o di corallo rosso incastonato nel cielo o viola come un dolore nascosto, timida come un nontiscordardimè sul muro d'ombra del giardino. Lila delle lune blu impara non solo a camminare e a legare corde e lune, sta imparando la pazienza dell'adattamento e dell'attesa, il coraggio delle spine da togliere dai cespugli dei roseti nel letto arroventato per afferrare la rosa del sogno realizzato giorno dopo giorno con una volitività mai prima praticata. Sta imparando il miracolo dei sentimenti che contraddittoriamente ci accompagnano per darci lo stupore della luce mentre brancoliamo nel buio e il conforto del cielo stellato nella notte del cuore. Lila delle lune blu, dopo aver ricordato e imparato, vuole tornare a toccare il mare. Vuole correre. Corre di nuovo Lila per tornare a casa. La sua casa di luna e di mare. Lila senza lune blu. Di nuovo Lila.

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