Sabato 06 Giugno 2020 | 23:30

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Un biglietto quadrato  e il mistero di un bacio

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«Ciao amore, ti bacio tanto!» Eppure mi ricorderò da dove viene questa frase pensò Federico, per gli amici Freddy, non più tardi di vent’anni dopo che tutto succedesse. Sì, infatti, tutto era accaduto in un modo che superava di gran lunga l’immaginazione, con una perfezione nella successione degli eventi che solo la realtà sa disporre in modo così semplice eppure così diabolico. Adesso la situazione era stabile, come dicono gli esperti, tutto era sotto controllo. L’umanità aveva superato la bufera della pandemia e cambiato in modo definitivo la condizione esistenziale della vita di relazione senza tanti sacrifici, tutto sommato. A guardar bene adesso, in effetti, apparivano ai suoi occhi quasi vergognose le vecchie abitudini consumistiche e la propensione allo spreco delle generazioni precedenti. Ci si frequentava molto meno rispetto al ventennio precedente e la prenotazione era diventata indispensabile per qualunque cosa, dal caffè con gli amici, al cinema, alla spesa e così via. Però, considerava Freddy, molte cose inutili erano scomparse sostituite da ciò che era «assolutamente necessario e indispensabile». Niente più vicinanza ma distanziamento, mascherine di tipo autorigenerante brevettate in un particolare tessuto trasparente che aderiva perfettamente al viso, guanti altrettanto ipertecnologici attivabili attraverso speciali braccialetti da agganciare ai polsi prima di uscire, radio contatti per tracciare il percorso e termo scanner incorporato in una sorta di bottone tipo spilla da indossare sulla giacca per testare lo stato di salute dei propri, seppur rari, interlocutori. Tutto questo e molto altro ancora era stato messo a punto dalla scienza a tutela del genere umano o, almeno, di quella parte del genere umano tecnologicamente più evoluta. Alcune zone del globo, per la verità, non avevano mai avuto a disposizione un granché ed era sempre stato cosi. Meglio non avventurarsi in quelle zone, la cosa meno grave che poteva capitarti era un lungo periodo di quarantena o di disintossicazione genetica.

Quindi quella frase «Ciao amore, ti bacio tanto!» trovata per caso, rimettendo in ordine i cassetti della scrivania di casa su un biglietto quadrato color arancio pallido e per giunta scritta a mano, non aveva proprio alcun senso. Ma Freddy aveva una passione sfrenata per le cose senza senso, lo intrigavano particolarmente; del resto per lui, come diceva Albert Einsten, l’immaginazione è sempre stata più importante della conoscenza perciò… Appena scoperto quel piccolo tesoro lo scansionò dandolo in pasto alla sua Greta, l’intelligenza artificiale del suo S.t.a.S. (Sincronized-total-avanced-System) che poi era il sistema maggiormente diffuso ed efficace attualmente esistente. Dopo dieci secondi Greta rispose che non aveva riferimenti «Mi dispiace Freddy, non riesco a risalire all’autore del testo». Lui fece una risatina appena accennata ma lo schermo foto sensibile raccolse la sua ironica disapprovazione e rispose, con suono metallico appena più stridente, «Non posso conoscere la provenienza di cose che molto probabilmente appartengono all’era precedente, Freddy, soprattutto i grafemi. Sai che non sono stati memorizzati». Il nostro amico riprese contegno e disse, rassicurando l’animo indubbiamente femminile dell’ITC, «Si certo, certo, ci mancherebbe altro non preoccuparti ero solo curioso, questo dato non è per nulla rilevante». E, così facendo, chiuse la postazione informatica prendendo il cellulare e la scheda, poi si avviò verso l’ingresso.

Dall’armadio a muro posto lungo il corridoio prese il giubbotto di copertura ed uscì. Indossò le scarpe da jogging tirate fuori da uno degli appositi contenitori a scomparsa sul lato destro dell’ingresso, la tuta l’aveva già indossata per tempo e con la scheda chiuse la porta scorrevole blindata della sua abitazione. Poi ordinò dallo smartphone 10G l’inizio delle attività di pulizia dell’appartamento, programmò, di lì a un’ora, l’accensione del microonde dove aveva inserito la porzione di cibo proteico per la cena, calibrato secondo il suo fabbisogno calorico, e si avviò per il suo percorso serale. Ognuno aveva dei percorsi diurni, pomeridiani, serali e, a volte, notturni programmabili per mese o settimana, con le diverse motivazioni, lavoro, spesa, farmacia, barbiere e cosi via in modo da evitare gli assembramenti o comunque garantire un afflusso moderato di persone nello stesso posto allo stesso orario.

I percorsi potevano essere variati con autorizzazione da parte del Presidio di Sorveglianza Territoriale entro le ventiquattrore. Lui ogni sera aveva un allenamento prima di cena alle 19,30: corsetta di una mezz’ora al parco poco lontano con una breve sosta per lo stretching, totale 50 minuti. Programmare le attività era senz’altro un modo per evitare inutili perdite di tempo e consentiva di non fare incontri indesiderati. Freddy si era presto abituato alle nuove circostanze. Viveva solo ormai da cinque anni e non aveva nessuna nostalgia, per questo non capiva l’origine di quel biglietto, e come mai nessuno di quelli della depurazione domestica lo aveva trovato quando erano venuti per sanificare l’appartamento appena comprato? L’azione più semplice sarebbe stata gettarlo via, ma dove?

Non esistevano praticamente più i rifiuti, tutto veniva riassorbito dalla centrale sistemica interna all’abitazione, gli imballaggi erano commestibili e facevano parte delle pietanze, i giornali erano tutti disponibili nelle versioni digitali, anzi la tecnologia aveva sviluppato uno schermo sottile ripiegabile, estraibile dalla custodia dello smartphone, molto simile al formato della vecchia carta stampata per leggere comodamente anche seduti in panchina al parco. Naturalmente, un messaggio vocale, a tempo scaduto, invitava alzarsi e lasciare il posto al successivo utilizzatore. Le penne e le matite o anche i colori erano oggetti ormai sconosciuti, pezzi di modernariato da vedere nei musei, sostituiti da applicazioni digitali con ologrammi tridimensionali potentissimi. Gli abiti erano stati classificati e individuati rispetto all’uso e contingentati per evitare l’accumulo di indumenti non necessari e i tessuti erano assolutamente riconvertibili per tipologia, colore, consistenza e utilizzo.I libri pure erano tutti digitali, così come molte altre cose, in pratica la carta non esisteva più. Abbondava esclusivamente materiale di scarto di pezzi di computer, schede o altre diavolerie che attendevano il ritiro in luoghi e giorni programmati. Per cui sbarazzarsi di un banale pezzo di carta era un vero problema. Anzi avrebbe potuto procurargli dei problemi.
Il contenuto del biglietto, il messaggio, era ancor più sconvolgente dati i tempi. Non tanto «ciao amore», ma «ti bacio tanto», ecco, soprattutto quello. La prossimità necessaria ad espletare questa funzione ormai inusuale, ovverosia il baciare qualcuno, non era più concepibile. I contatti interpersonali comunque definibili o individuabili avvenivano esclusivamente in apposite aree attraverso la realtà virtuale. Avevano raggiunto livelli incomparabili di perfezione e collocazione spazio temporale quindi non si configurava assolutamente la necessità di salutare con tale enfasi chiunque in alcuna situazione o condizione.Freddy cominciò la sua corsetta con il pensiero rivolto al biglietto custodito nella tasca interna anteriore destra del suo giubbotto di copertura e alla maniera di disfarsene senza rischi.

Nel frattempo, con il movimento, uno dei sensori posto all’interno del giubbotto percepì una irregolarità nella traspirazione e inviò un segnale di malfunzionamento alla centrale operativa, che, a sua volta, attivò la scansione immediata dell’area corporea in avaria. Freddy stava correndo assorto nei suoi pensieri guardando il paesaggio circostante, decise di cambiare scenario, lui adorava la primavera mentre adesso era dicembre e, nonostante il bel tempo, la vegetazione sembrava piuttosto in letargo. Chiese al suo equipaggiamento esterno di passargli una visione riferibile al mese di aprile. Fu molto soddisfatto, e, mentre si gustava questo cambiamento olografico, sentì il bip del sensore telefonico. Ma era già troppo tardi. Un mezzo del presidio di sorveglianza lo aveva raggiunto e due sentinelle scesero dal Kar-Kontrol chiedendogli di fermarsi per l’ispezione. Lui obbedì, sorpreso, e quando i due cominciarono a passargli addosso lo scanner si ricordò del biglietto. Inutile dire che la scoperta di quel piccolo pezzo di carta lasciò le sentinelle sbigottite, lo invitarono a salire sul K.K. e lo condussero al presidio. Dovettero attendere il collegamento con il comandante che era in elicottero per un pattugliamento di routine. Il comandante guardò dritto negli occhi di Freddy attraverso lo schermo del computer nella sala interrogatori, le accuse erano le più svariate, da ladro da museo a terrorista, o meglio contagiatore, il termine terrorista era stato sostituito negli anni da quest’altro molto più terrificante. Freddy era ancora sbigottito e spaventato, la sua capacità di ragionamento si era offuscata, proprio lui che aveva sempre seguito tutte le indicazioni, che non aveva mai oltrepassato nessun limite, anzi, lui condivideva assolutamente tutte quelle precauzioni radicatesi nel corso del tempo. Lo spaesamento e lo sconforto lo assalivano, sudava freddo per la prima volta nella sua vita, intanto le minacce delle sentinelle diventavano sempre più pressanti, l’internamento definitivo senza più diritti al possesso di tecnologie avanzate, si facevano sempre più concreti. Un sibilo intermittente sempre più forte atterriva il povero Freddy che istintivamente portò le mani alle orecchie e urlò…

Si era finalmente svegliato, madido di sudore, e completamente aggrovigliato alle lenzuola, nell’aprile 2020 in uno di quei giorni particolari di pandemia in cui ti dicono di tutto e tu non sai quando potrai riabbracciare i tuoi amici e le persone che ami. Spense la sveglia e si preparò alla sua giornata di lavoro in Smart-Working. Sorrise guardando il biglietto sul tavolo, il post-it che sua madre ogni mattina gli lasciava prima di andare al lavoro e, solitamente sul retro, c’era una commissione da fare tipo ritirare il bucato o lavare i piatti. «Ciao amore, ti bacio tanto! Mamma». Freddy pensò che non c’erano dubbi, sua madre anche oggi sarebbe tornata sana e salva dall’Ospedale e l’umanità avrebbe vinto la sua battaglia contro il corona virus. Però, in effetti, quel bigliettino, meglio nasconderlo bene nella scrivania. Così, per scaramanzia.

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