Giovedì 23 Settembre 2021 | 16:20

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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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E dall’ultimo sole venne l’alba di un nuovo mondo

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Aveva a bordo tutto il necessario a ospitare nei boschi lontani lui e la sua famiglia: stava abbandonando il posto di comando per darsi alla fuga dopo una drammatica conversazione al telefono che si era conclusa con le seguenti testuali parole della moglie: «Pensiamo alle ipotesi peggiori e a salvarci, se sarà possibile, e poi si vedrà. Se qui nessuno sta capendo cosa succede, non c’è altro da fare. Andiamo via adesso, prima che sia troppo tardi. Hai già dato tutta la vita all’Esercito. Ora è il momento di pensare a noi».

L’uomo ingranò la prima, dopo che la sbarra venne alzata completamente. Lasciò la zona militare a gran velocità, dirigendosi verso casa. Lui non poteva sapere che in quello stesso momento moltissimi militari in alcune zone del mondo stavano facendo la sua stessa cosa o erano in procinto di farla. Le uniche notizie che stavano circolando, al momento, erano basate su filmati amatoriali del sole accompagnate da ogni sorta di ipotesi possibile, dichiarazioni farneticanti e previsioni apocalittiche. La parte del Pianeta dove ancora era notte era già stata infetta da un virale passaparola dilagante e inarrestabile. I media tacevano. Si aveva già notizia di assalti ai supermercati e code ai distributori di benzina.

Il piantone, intanto, dopo aver fatto passare il camion, si guardò intorno. I viali della base erano deserti e silenziosi. Poi rientrò nella stanza di servizio, afferrò uno zaino che aveva sistemato sotto la scrivania e uscì: sciabolarono i fari di una jeep con alla guida una soldatessa bionda che lo fece salire a bordo. Il fuoristrada era ricolmo di provviste e armi di ogni genere. Si baciarono e poi da una stradina laterale lasciarono alle loro spalle la vita, diretti verso le spiagge di Santa Monica. Entrambi surfisti, avevano deciso che avrebbero passato le loro ultime ore prima della fine del Pianeta ascoltando musica e facendo l’amore in riva al mare. Loro non potevano sapere che in quello stesso momento le televisioni di tutto il mondo iniziavano a modificare qualsiasi tipo di trasmissione. Su alcuni canali, all’improvviso, iniziarono a scorrere film porno-soft mentre su altri venivano trasmesse immagini fisse del sole con la scritta scorrevole sottopancia «Va tutto bene» tradotta in tutti gli idiomi conosciuti, con in sottofondo musica classica. Altri canali ancora trasmettevano immagini di concerti e videoclip di ogni genere musicale esistente. L’ultimo telegiornale, prima che la programmazione cambiasse, era stato comunque interrotto perché il conduttore aveva abbandonato lo studio in diretta dopo aver inutilmente tentato di mostrarsi calmo e rilassato. Sotto ogni schermata di canale erano scomparsi gli identificativi della testata, sostituiti ora da un logo mai visto prima e dalla scritta Alpha Human. Da qualsiasi canale radiofonico esistente proveniva solo ed esclusivamente musica classica, internet non funzionava più e i cellulari, pian piano, si stavano disattivando per la caduta di qualsiasi tipo di linea disponibile.

Due ragazzi, in una strada di una metropoli europea, presi dalla rabbia scagliarono sul marciapiede il loro telefonino, ultimo modello, urlando a gran voce che aveva rubato loro la vita e ora che serviva non funzionava. Vennero immediatamente imitati da altri e pian piano tanti fecero lo stesso in ogni dove: erano disseminati ovunque cellulari e tablets frantumati. Due ragazze decisero di conservare i loro, di nascosto. Loro non potevano sapere che in quello stesso momento praticamente in tutto il globo i soldati stavano abbandonato gradatamente i loro posti. Le frontiere iniziarono a essere sguarnite e chiunque ormai circolava liberamente. Le fabbriche erano vuote e ferme. Gli aerei abbandonati nei parcheggi e negli hangar. I treni affollavano disordinatamente le stazioni e non marciavano più, ormai affastellati in code di chilometri sui binari intorno ai centri urbani. Il sole, intanto, aveva compiuto due giri intorno al globo: quarantottore dopo, lo spicchio mancante appariva ancora più nitido, e il suo colore si era fatto stabilmente monocromatico: giallo intenso virato verso l’arancio a tutte le ore. La forma sferica della parte bassa denotava adesso una deformazione a punta, come se si stesse sciogliendo a produrre una colatura.
L’allarme e l’angoscia nella popolazione crescevano in proporzione ai cambiamenti. Dopo un primo momento di fibrillazione l’opinione più spontaneamente diffusa era che stesse per esplodere, o comunque per cessare di riscaldare e illuminare la terra e che il taglio al centro a forma di V si sarebbe allargato sempre più. Durante episodi diffusi e generalizzati di saccheggi, violenze, stupri e vendette, la maggior parte della popolazione umana si era riversata nelle aree non urbanizzate, spargendosi e redistribuendosi ovunque per campagne, spiagge e monti, dove ognuno potesse disporre di un proprio spazio. Le foreste erano particolarmente prese di mira, in quanto potevano fornire forme di sostentamento come bacche, erba e altre forme obsolete di espedienti nutrizionali, mentre le città divennero rapidamente spettrali e deserte. L’inattività di ogni tipo di nave da pesca, in quel pur brevissimo lasso di tempo innescò un processo senza precedenti di ripopolazione della fauna marina che avrebbe prodotto i suoi potenziali effetti per secoli.

Dopo quattro giorni dalla prima alba le scorte di alcoolici dell’intero emisfero terrestre erano quasi completamente esaurite, e anche le sostanze stupefacenti di qualsivoglia tipologia. Il denaro veniva usato come combustibile in quanto aveva perduto ogni valore: il cambio-merci era l’unico modo per entrare in possesso legittimamente di qualcosa. Il vino residuo aveva raggiunto valori inusitati, superato solo dalla cannabis e dagli ansiolitici. Due anziani senza figli, in una fattoria del Michigan, seduti a un vecchio tavolo di legno insieme a un gruppo di ventenni giunti attraverso i campi due giorni prima, accesero sorridenti il primo spinello della loro vita, dopo aver brindato ed essersi scambiati un tenerissimo bacio applaudito dai ragazzi. Loro non potevano sapere che dovunque, ormai, il sole veniva raffigurato come fosse un cuore, perché a guardarlo bene tutti ne avevano ormai notato l’inconfondibile forma stilizzata. I disegni infantili vedevano quel cuore sovrastare ogni panorama disegnato.

Un artista Indonesiano, raccolta una prima tonnellata di argilla, si apprestò in piena notte a iniziare la creazione del più grande miocardio in terracotta del Pianeta. A suo dire sarebbe stato visibile dalla luna. Lui non poteva sapere che in quello stesso momento il primo raggio di sole stava facendo capolino tra le fessure delle vecchie imposte di legno, dal taglio rustico e in molti punti irregolare della casa di Giovannino e Francesco.

Come ogni mattina, su quel versante della collina, i primi raggi, traversato un avvallamento, illuminavano in pieno quella finestra subito dopo l’alba. Giovannino dormiva in quella stanza con il fratello più grande, Francesco e amava svegliarsi a quella luce e spalancarle. Si ritrovava così il pieno sole proprio di fronte, nella stagione più calda, ed era felice di essere uno dei primi a vederlo tutto intero, rispetto al resto del paese sottostante. E a guardarlo, così basso e appena sorto, sembrava molto ma molto più grande e non ancora così accecante. Per cui, almeno per un istante, lo guardava tutto intero. Poi chiudeva gli occhi e si voltava tornando verso il letto. Anche quella mattina corse a girare la maniglia, poi aprì le ante in vetro e quindi le protezioni esterne. Guardò all’esterno, le richiuse e tornò a coricarsi. Il fratello più grande, nel letto di fronte, si levò seduto. «Giovannino!». Lui non rispose. «Giovannino, che succede? Perché hai richiuso?». Lui restò immobile. In silenzio.
Francesco scese dal letto e gli si avvicinò. Aveva gli occhi serrati. Lo scosse, ma niente. Anzi, si tirò ancora più verso il mento la coperta leggera. Corse ad affacciarsi. Spalancate le imposte restò un momento fermo, poi le richiuse e tornò di corsa a infilarsi nel letto, nascondendo anche la testa col lenzuolo. Nella stanza regnava un irreale silenzio, che durò a lungo. Fin quando si udì la voce di Giovannino, incerta e tremante. «L’hai... L’hai visto anche tu?». Francesco non rispose. Giovannino pose di nuovo la domanda e il fratello si fece coraggio: era il più grande e non poteva deludere il più giovane, che da sempre lo teneva a riferimento. «Non... Non so di che parli».

«Sì che lo sai. Andiamoci insieme, vieni». Giovannino, senza pensarci troppo per timore che la paura lo bloccasse, afferrò la mano del fratello e di nuovo aprì la finestra. Restarono immobili e in silenzio per un tempo interminabile. «Ma cos’è?» chiese Giovannino. Francesco si stropicciò gli occhi e scosse il capo: «Non lo so, ma a me sembra sia tornato normale». Guardarono entrambi nuovamente fuori per un attimo e poi ancora si ritrassero increduli.
Come ogni mattina, c’era il sole. Era bello, luminoso e grande, come sempre. Provarono a voltarsi, nel passare dei minuti successivi, svariate volte. Temevano fosse una illusione ottica o qualcosa di simile. Ma niente. Saliva in alto gradatamente, sì, ma non mutava forma né inclinazione. Era sempre bello rotondo e infuocato e lo si vedeva nitidamente. Corsero verso le scale, per andare al piano di sotto dalla mamma, a chiederle se lei ne sapesse qualcosa di più. Loro non potevano saperlo, ma di fatto la modifica della sua forma non aveva avuto alcun effetto tangibile sugli equilibri del Pianeta, tranne che sul comportamento della razza umana: non era successo nulla, di fatto, ma il mondo era completamente e irreversibilmente cambiato.

Nessuna traccia di guerra, di armi, di confini, di uniformi. Dovunque regnavano la fratellanza e la pace: quel che contava davvero all’umanità era stato rivelato irreversibilmente. Gli uomini guardavano agli uomini. Loro non potevano sapere che il sole sarebbe rimasto così per sempre, com’era sempre stato».

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