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Caro ministro Cingolani, dopo le parole aspettiamo i fatti

Caro ministro Cingolani, dopo le parole  aspettiamo i fatti

Il ministro Cingolani col Presidente Mattarella

La lettera al ministro della Transizione ecologica: le guerra e le speculazioni economiche

19 Marzo 2022

Rossana Gismondi

Gentile ministro Roberto Cingolani, qualche giorno fa durante un’intervista rilasciata ad un giornalista, lei ha detto con una chiarezza cui gli italiani non sono abituati - sarà forse perché non è un politico di professione e perché prima di fare il ministro della Transizione Ecologica ha lavorato come fisico e dirigente d’azienda - che gli aumenti dei carburanti di queste settimane non sono motivati e che anzi, si tratta di una colossale truffa. Agli italiani e allo Stato. Ha poi spiegato che la crescita dei prezzi non è correlata alla realtà dei fatti drammatici di queste settimane, ma ad una spirale speculativa su cui guadagnano in pochi a spese delle imprese e dei cittadini.

Converrà che più ripugnante della guerra ci sono solo quelli che sulla guerra lucrano, speculano, si arricchiscono. Dopo le sue parole, precise e forti, sarebbe stato auspicabile che chi la intervistava le avesse chiesto che cosa, a questo punto, intendesse fare – da ministro - per bloccare le speculazioni. Perché la truffa è un reato. E i reati si perseguono. E dunque, immaginiamo, che in questa settimana accadrà qualcosa tipo «al mio segnale scatenate l’inferno» come nel film Il Gladiatore. Ecco: lei il segnale l’ha dato (e che segnale) e ora si attende che Guardia di Finanza e Procure agiscano. Magari con la stessa tempestività con cui la Commissione di Garanzia per gli scioperi ha bocciato quello che gli autotrasportatori, previsto per il 14 marzo, e bocciato perché mancava il preavviso di 25 giorni. Perché lo Stato, quando vuole, funziona. Potrebbe funzionare ancora meglio se cancellasse, data la situazione che lei ha raccontato, le accise : gravano per il 50% sul prezzo finale. Lei che non è politico di professione (quelli che in Italia hanno privilegi intoccabili ) avrà sorriso come la gran parte degli italiani, quando, nelle varie campagne elettorali i candidati promettono la cancellazione delle accise: siamo il Paese europeo dove si pagano le accise più alte.

Terremoti, crisi migratorie, emergenze varie. Ce le abbiamo tutte noi, ministro: e siccome in Italia le emergenze diventano permanenti c’è un’accisa che riguarda, appena, la guerra d’Etiopia del 1935. Insomma, un’accisa in Italia è per sempre. Certo, cancellarle sarebbe una mazzata pesante per il gettito (2 miliardi al mese) che lo Stato ne ricava: ma, come dire, i limoni sono stati spremuti abbastanza. E i sacrifici si chiedono dando l’esempio nel farli, Stato in primis. Converrà, infine: sciopero o non sciopero, il Paese - se si fermano gli autotrasportatori che non possono certo rifornire i camion rimettendoci di tasca propria - si blocca. Le filiere produttive, i rifornimenti alimentari, e tutto il lungo resto che compone in ampia parte l’economia italiana. Con la tensione sociale legata ad un filo sempre più sottile. Ora e subito, ministro: perché l’attesa che la spirale speculativa venga arrestata, in tutti i sensi, potrebbe essere lunga: la nebulosa dei vari cartelli, piattaforme, sigle, società che stabiliscono i prezzi dei carburanti (c’è pure l’Eni partecipata al 30 % dallo Stato che lei rappresenta) è peggio di quella della via Lattea nelle notti di pioggia. E non c’è più tempo, di ammuìna ne abbiamo sopportata fin troppa.

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