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Cultura, il «fattore B» della buona provincia

«È il caso di una sorta di «fattore B», come Bisceglie e Bassano del Grappa, che è all’opera in due splendide librerie «provinciali», nel senso positivo del termine»

Cultura,  il «fattore B» della buona provincia

BARI - Ritorno al futuro per il conflitto città-campagna, che ormai si manifesta anche nelle urne elettorali. Da una parte vi sono Londra, Barcellona, Berlino, Milano multietniche, aperte agli incroci di culture e alle sfide del mondo globale. Dall’altra c’è una sconfinata provincia europea che vota in favore della Brexit e si fa condizionare dalla paura dello straniero, fino al rischio di somigliare a una Vandea del XXI secolo. Eppure uno spazio intermedio esiste e qualche segnale viene dal mondo della cultura. È il caso di una sorta di «fattore B», come Bisceglie e Bassano del Grappa, che è all’opera in due splendide librerie «provinciali», nel senso positivo custodito in una tradizione della nostra letteratura, che so, da Piero Chiara a Silvio D’Arzo, da Giorgio Bassani a Romano Bilenchi, fino a Pier Vittorio Tondelli e, volendo, ad Andrea Camilleri e a Gianrico Carofiglio. 

Del resto, lo stesso Carofiglio è un nume tutelare, al pari del saggista Marcello Veneziani nativo di Bisceglie, delle «Vecchie segherie Mastrototaro» della cittadina pugliese, in cui uno spazio permanente è riservato ai due autori laddove volessero scrivere o riflettere negli spazi di un bastione cinquecentesco, a trenta passi dal porto. Il bastione delle mura aragonesi intitolato a San Gennaro, oggi l’unico superstite in buone condizioni dei cinque originari, nel 1956 fu acquistato da Giacomo Mastrototaro che lì installò la sua segheria con una produzione di cassette di legno per frutta e ortaggi. Il figlio di Mastrototaro si chiama Mauro, è un cinquantenne iperattivo e insonne che tutti chiamano «Maurizio», e un paio di anni fa, a mo’ di omaggio all’ingegno paterno, ha trasformato quegli ambienti in una libreria dal nome al contempo tradizionale e immaginifico di «Vecchie segherie e altre storie...».
Mastrototaro oggi non è più soltanto sinonimo di legname, un comparto che da Feltrinelli a Gualino è stato spesso all’origine di imprese culturali di rilievo. È infatti anche un marchio di qualità nelle conserve alimentari dei sapori pugliesi «a chilometro zero». Ma qui mette conto parlare dell’impegno in favore della lettura, realizzato con risorse private, sebbene presto entrato in relazione con le iniziative pubbliche del «Sistema Garibaldi» animate da Carlo Bruni.
Bruni è un bravissimo regista e direttore artistico, tornato a Bisceglie dove è nato, che sta portando il teatro comunale oltre il palco e la platea, con una scuola per bambini stranieri e altre esperienze d’avanguardia.
«Le vecchie segherie» sono un bookstore Mondadori e serbano memoria della matrice grazie a una scalinata e una scultura lignee al centro degli spazi, che includono un «Digital Hub» per l’innovazione promosso dal parlamentare Francesco Boccia. A condurre le attività c’è una coppia di giovani librai, Viviana Peloso e Francesco Bombini, attivi nel promuovere incontri con gli autori, da Chiara Gamberale a Marco Missiroli, da Enrico Letta a Pier Carlo Padoan che il prossimo 3 maggio presenterà il suo nuovo saggio, Il sentiero stretto... e oltre edito dal Mulino. Mentre Antonella Lovero si occupa di altri eventi, dalle feste ai concerti.

Il modello adottato da Mastrototaro guarda fin dall’inizio a quella che molti scrittori definiscono «la più bella libreria d’Italia»: Palazzo Roberti di Bassano del Grappa in provincia di Vicenza. La libreria veneta inaugurata nel 1998 ha sede in un palazzo nobiliare settecentesco e nasce da una scommessa del fotoreporter Lino Manfrotto, divenuto famoso in mezzo mondo grazie al brevetto dell’omonimo treppiede di estrema leggerezza, agli stativi e ad altri accessori per fotografi. Dopo aver acquistato il palazzo Roberti per farne la residenza di famiglia, Manfrotto apprese di un vincolo che lo destinava a libreria. Beh, senza perdersi d’animo... libreria fu! Oggi la gestiscono le tre figlie Lavinia, Veronica e Lorenza Manfrotto, coadiuvate da un nutrito staff costantemente all’opera per presentazioni, tè con i libri, concerti nel piano nobile dello stabile. E, non ultimo, un festival di inizio estate intitolato semplicemente «Resistere».
Già, ma resistere a cosa? Lorenza Manfrotto, nei giorni pasquali a Bisceglie per un confronto con Mastrototaro, risponde senza enfasi e con nitore «fotografico»: resistere alla crisi che dal 2008 si è portata via un 25 per cento del fatturato dell’editoria libraria (ai giornali è andata assai peggio) e alle regressioni sociali in atto che vorrebbero relegare la lettura a fenomeno d’élite. Lei e la sua famiglia non ci stanno, e, anche in questo caso con esclusive risorse private, rilanciano la sfida del «fattore B»: la provincia aperta al mondo, il coraggio della cultura.

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