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La libido in picchiata, ma svegliamoci!

La libido in picchiata, ma svegliamoci!

Senza picchi, senza grandi felicità né intense passioni: coppie che reggono e durano grazie a pazienza

07 Maggio 2022

Lisa Ginzburg

A proposito di sondaggi : molti, interpellati sulla qualità della loro vita intima, raccontano di un generale calo del desiderio. Confessano che ultimamente fanno meno l’amore, che si sentono animati da minore vitalità anche fisica. Ci sembra che «prima» la nostra capacità di desiderare fosse diversa, prima di questo lungo tempo sospeso che continua a farci sentire preoccupati, spaventati, via via più chiusi e tesi. La libido per tanti si è affievolita, spenta, per certi talvolta è proprio in blocco.
Le relazioni più solide e che meglio sembrano barcamenarsi per durare sembrerebbero essere (così ho appreso da un sondaggio lanciato in Francia) quelle che si sono adeguate a una certa tranquillità, a un tempo intimo e privato pensato come scudo che schermi e protegga dall’angosciante realtà del mondo esterno.

Senza picchi, senza grandi felicità né intense passioni: coppie che reggono e durano grazie a pazienza, basse aspettative reciproche, molta complicità sul piano pratico e affetto il più mite e tranquillo. Forse non ci siamo accorti abbastanza di quanto i corpi manchino, nel nostro paesaggio quotidiano. I corpi e la loro fisicità: quanto se ne sente meno di prima vibrare la presenza! Non notiamo i corpi (non abbastanza) quando usciamo di casa e incontriamo il mondo, ed è un’assenza di sguardo che si ripercuote sul nostro stesso desiderare, sullo stato di salute della nostra tempra vitale. Perché il desiderio non è una dinamo che funzioni secondo schema autonomo: si accende e agisce se trova alimento, cibo. E il cibo in questo caso consisterebbe di bellezza, di stimoli estetici e sensoriali che prima era la realtà a porgerci e offrirci in forma spontanea, a ogni istante. Adesso invece è come vivessimo sotto la calotta di una camera iperbarica la cui alta pressione sia stata creata in modo artificiale. Gli stimoli per il nostro «potenziale desiderante» non è che manchino del tutto: ma sono per lo più indotti, e noi a nostra volta siamo pigri, impreparati e prima ancora svogliati all’idea di andare a cercarceli da soli.

Di desiderio, dei benefici in termini di benessere e rilascio di emozioni che esso porta con sé, del resto non si parla affatto, o molto meno di prima. Pare essersi eclissato dai panorami delle nostre relazioni e del nostro considerare il mondo.
Spento non è: solo chiederebbe di venire risvegliato. Spento non è, piuttosto atrofizzato; e come tutte le atrofie, andrebbe curata con determinazione e al tempo stesso con delicatezza. Dovremmo spingerci e spingere chi amiamo di più a volgerci verso la vita vera: tornare nelle strade a camminare, a guardare, a nutrire lo sguardo di bellezza. E a reindirizzarlo verso la curiosità, curiosità degli altri, delle loro facce, delle loro fisicità, del loro esserci al di là di quel che la vita virtuale e la «società dell’immagine» vogliono simboleggiare o lasciarci credere. Guardarsi, sfiorarsi, percepire il fascino o più semplicemente la vibrazione della presenza altrui, la carica vitale che ciascuno di noi trasmette quando c’è, c’è in presenza, c’è fisicamente. Da quanto tempo non succede? Eppure siamo affamati di realtà, di contatti concreti. Se esiste un’anima collettiva, quell’anima ci sta chiedendo di ripensare il corpo, la fisicità, e rimetterli al centro.

I nostri sguardi ne saranno rinnovati, le nostre vite nutrite e rinvigorite. La vita fattuale e la vita della mente hanno bisogno di desiderare. «Saper poter volere» diceva Michelangelo Buonarroti in una delle sue Rime. Se ricominciamo a volere, il desiderio, quella pulsione primaria del vivere, potrà rimettere in moto la dinamo della sua forza propulsiva. Sarà bellissimo. Perché per quanto possiamo non accorgercene, o voler accantonare il problema, le nostre vite hanno grande nostalgia del desiderio, del desiderare. Per quanto possa sembrare impossibile, o irrilevante, o troppo complicato da attuare, è dalla riscoperta del desiderio che passa e passerà il futuro.

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