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Nettuno e il crudo che piace ai baresi

Sul Monte Olimpo quella sera stava succedendo una di quelle tremende discussioni fra gli dei simili a quelle che si fanno oggi nelle riunione condominiali, e che non si sa mai come vadano a finire. Occorreva un compromesso e allora prese la parola Dionigio che fece una proposta. Disse che quella manche non doveva valere e che, una tantum, Giove doveva fare da padrone, e decidere chi far bere.
Tutti gli Dei, compreso Bacco, approvarono e Giove così sentenziò:
«Io Giove, Signore del cielo e della terra, del giorno e della notte, visto come si sono svolti i fatti, visto che siete peggio dei bambini incapaci di mettervi d’accordo, considerato che Bacco non ha ancora bevuto un goccio di vino, e considerato che comunque questa non è una buona ragione per farlo bere perché i regolamenti vanno sempre rispettati, decido di tirare in aria una moneta e se sul tavolo comparirà la mia testa Bacco sarà padrone del gioco, se invece comparirà il rovescio, ossia il Monte Olimpo, sarà Marte ad avere il diritto di padronanza di questo giro di gioco della Passatella.”
E Giove ordinò a Mercurio, il dio bambino, di lanciare in aria la monetina, e quando questa cadde sul tavolo comparve impresso il Monte Olimpo. Marte fece il padrone, Mercurio fece sparire la moneta!
Il gioco continuò e purtroppo Bacco quella sera non bevve. Quando tutti gli dei stavano andando via Giove chiamò in disparte Mercurio e gli chiese di fargli vedere la moneta che aveva lanciato in aria. Mercurio gli obbedì e il Signore dell’Olimpo potè rendersi conto che il dio discolo aveva barato perché aveva lanciato in aria una moneta falsa che aveva da entrambi i lati impresso il Monte Olimpo. Giove si fece una salutare risata proprio mentre comparve il dio del Mare.

Mercurio andò via e Nettuno mise al corrente Giove di quanto aveva fatto rassicurandolo, si sedette e mangiò la sua parte di salsiccia e provolone piccanti accompagnandoli con poderosi sorsi di vino rosso. Poi prese la parola Dionigio per esporre il suo problema, ma Nettuno lo pregò di attendere solo un attimo, un brevissimo periodo in cui il dio della guerra emanò un terribile e rumorosissimo rutto digestivo, che Giove, suo fratello, approvò ma che assordò alquanto Dionigio. Qualche attimo dopo, con il rispetto che si deve agli Dei, il barese chiese a Nettuno il motivo per il quale lui e gli altri dei erano adirati con i baresi al punto da lasciarli senza pesce.


Nettuno rispose con la risolutezza necessaria a far capire a Dionigio che i baresi dovevano smetterla di gettare in mare porcherie, ivi comprese le deiezioni che producevano e che avevano fatto avvelenare molte specie di pesci ormai estinti. Allora prima di iniziare nuovamente la pesca il mare doveva essere rigenerato, attraverso un fermo biologico per dare il tempo ai pesci di moltiplicarsi. I cittadini baresi poi non dovevano più buttare in acqua ogni genere di immondizia, e in futuro i prodotti dell’evacuazione giornaliera, prima di finire in mare, dovevano essere filtrati opportunamente.

Per quest’ultimo punto Nettuno consigliò Dionigio di rivolgersi a Vulcano, dio del fuoco, di farsi avere qualche centinaia di tonnellate di carbone delle sue fonderie in modo da creare una barriera attorno alla costa della città, e in questo modo le deiezioni prima di andare a finire in mare sarebbero stati filtrati dall’antracite e non avrebbero prodotto quegli effetti malefici sugli animali del mare.
Cosa fatta capo ha. Attorno a Bari vecchia fu collocato il primo depuratore naturale a carbone, e i Baresi dopo qualche mese di fermo biologico tornarono a gustare il loro amato pesce e i loro amati frutti di mare crudi.

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