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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Lì nel cimitero con mia madre

Eravamo partite da Bari - mia madre, mia sorella ed io - per raggiungere il cimitero di Lecce. Era da tempo che non andavamo a trovare nonna Maria e quel giorno sembrava volessimo riscattarci della lunga assenza

Lì nel cimitero con mia madre

Eravamo partite da Bari - mia madre, mia sorella ed io - per raggiungere il cimitero di Lecce. Era da tempo che non andavamo a trovare nonna Maria e quel giorno sembrava volessimo riscattarci della lunga assenza. Zia Ines ci aveva informate che la nonna era stata spostata momentaneamente in una cappella collettiva per consentire i lavori di restauro in quella di famiglia.
Eravamo pertanto ansiose di arrivare e anche interessate a vedere la nuova sistemazione. Deponemmo un grande fascio di fiori freschissimi, avvolti in una sacca termica, nel bagagliaio dell’auto; li avevamo acquistati in un negozio fornito di fiori e piante piuttosto rare. Pertanto, peonie bianche con sfumature violacee, orchidee e rose di varia gradazione cromatica, facevano bella mostra di sé nel piccolo spazio che le accoglieva.

Giungemmo sul luogo con trepidante affetto, per ritrovare quel filo che lega i vivi ai propri cari defunti. Parve strano però che non vi fosse alcuna auto. Un silenzio «cimiteriale», oltre l’usuale, ci accolse.

Varcammo il propilèo passando attraverso le due colonne doriche che anticipano la cancellata. Un’epigrafe, sull’architrave del frontone, recitava così: «Per la pace delle umane ossa risorgiture».

«Certo… la pace» – pensai. «Il silenzio che caratterizza questo luogo, l’ombra dei cipressi, i segni della cristianità, la luce tremula dei lumini, non possono che trasmettere un senso sconfinato di pace».
Proseguimmo verso l’ingresso, ma la sorpresa - accompagnata da un moto di stizza - fu grande quando ci trovammo di fronte al monumentale cancello chiuso con un robusto lucchetto. Nessuna di noi ricordava che il cimitero fosse mai stato chiuso, in passato.

Su un cartello, affisso alla cancellata, si leggeva: Orario di apertura, dal martedì al venerdì - ore 10.00 – 13.00; 16.00 – 18.00. Giorno di chiusura: lunedì, per lavori di manutenzione.
- Ma vedi che sfortuna! – esclamò mia madre.
- Con tanti giorni utili della settimana dovevamo scegliere proprio il lunedì. – commentai.
- E chi poteva immaginare che ci fosse un giorno di chiusura? E adesso, che facciamo? – esclamò mia sorella.
- Dobbiamo tornare a Bari, cos’altro possiamo fare? – concluse rassegnata la mamma.

Annamaria invece, che difficilmente si scoraggia di fronte agli ostacoli, si guardò intorno alla ricerca di una soluzione che non vanificasse il viaggio intrapreso. E poi, c’erano quei bei fiori che, avvolti nella sacca termica, erano ancora talmente freschi di rugiada che sembrava lacrimassero per il rischio della mancata destinazione per la quale avevano affrontato il lungo tragitto. Anche i fiori hanno un’anima e quelli sapevano che sarebbero serviti a compensare la lunga assenza affettiva che ci aveva separato dalla nonna.

Così, mentre Annamaria cercava una soluzione al problema, si affacciò, da una porticina che affiancava il cancello, un uomo piuttosto anziano che si rivolse a noi dicendo:
- Ehi, voi! Cosa fate lì? Non vedete che il cimitero è chiuso?
- Cercavamo qualcuno, signore. Lei è il custode? – avanzò Annamaria.
- No. …Per la verità, sono il direttore. Qualche problema?
- Ecco… nessuno meglio di lei può darci una mano. Possiamo chiederle una cortesia?
- Dipende…
- Senta, veniamo da Bari e siamo qui per far visita alla nonna. Manchiamo da tempo e abbiamo affrontato questo viaggio con emozione. Non immaginavamo di trovare il cimitero chiuso. Lei non potrebbe venirci incontro consentendoci di entrare? Se magari ci fosse anche qualcuno che potesse accompagnarci... Le promettiamo che faremmo in fretta, anche perché dobbiamo rientrare a Bari.Annamaria aveva azzardato, piuttosto titubante e con poche speranze, la richiesta.
E invece, miracolosamente, il direttore sembrò comprendere il problema e, con imprevedibile slancio, ci consegnò le chiavi del cancello.

Annamaria, sorpresa, continuò:
- Direttore, mi scusi, proprio perché manchiamo da tempo, non siamo molto pratiche del luogo. Sappiamo che la nonna è stata trasferita dalla cappella di famiglia a quella del Santo Rosario. Ci può indicare, per cortesia, come fare per raggiungerla?
- Sì, certo. Non è lontano. Dovete proseguire lungo il viale fino a che non arriverete a una grande croce di ferro. Svoltate a sinistra; dopo pochi metri troverete la cappella che cercate.
- Grazie, direttore. Ci vediamo fra una mezz’oretta.
- Ah… signora, dimenticavo. Oltre quelle del cancello, devo anche consegnarvi le chiavi della cappella. Mi raccomando di chiudere bene tutto quando avrete finito e di riconsegnarmi le chiavi; io sarò qui, in ufficio, ad aspettarvi.
- Non si preoccupi, grazie.
Mentre ci avviavamo lungo il viale, dissi ad Annamaria:
- Ma come hai fatto a chiedergli di aprire il cimitero? Io, non avrei osato. Sei veramente insostituibile in certe occasioni.
- Se non osi, non ottieni mai niente. Io ci provo; non mi costa nulla. Se poi non riesco, rinuncio.

Mamma intanto si era intristita e seguiva a malapena i nostri discorsi assorta com’era nel filo dei suoi pensieri; un po’ si sentiva in colpa per la lunga assenza, un po’ era immersa in preghiera. Ricordava la nonna e le ritornavano alla memoria, come in un film, tutti i momenti importanti della loro vita insieme.
(Continua)

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