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«Il primo raggio di sole fece capolino tra le fessure delle vecchie imposte di legno, dal taglio rustico e in molti punti irregolare. Come ogni mattina, su quel versante della casa di campagna, i primi raggi, traversato un avvallamento, illuminavano in pieno quella finestra subito dopo l’alba. Giovannino dormiva in quella stanza con il fratello più grande, Francesco: amava svegliarsi a quella luce e spalancarle.

Si ritrovava così il pieno sole proprio di fronte, nella stagione più calda, ed era felice di essere uno dei primi a vederlo in completezza, rispetto al resto del paese sottostante. A guardarlo, così basso e appena sorto, sembrava molto ma molto più grande e non ancora così accecante. Per cui, almeno per un istante, lo guardava tutto intero. Poi chiudeva gli occhi e si voltava tornando verso il letto. Lo divertiva molto quella luce intensissima, che gli impediva poi di vedere bene per qualche momento, lasciandogli alla vista una specie di riflesso persistente.

Anche quella mattina corse a girare la maniglia, poi aprì le ante in vetro e quindi le protezioni esterne.
Guardò la sfera infuocata, le richiuse e tornò a coricarsi.
Il fratello più grande, nel letto di fronte, si levò seduto.
«Giovannino!» Lui non rispose.
«Giovannino, che succede? Perché hai richiuso? Hai qualcosa? Non ti senti bene?»
Lui restò immobile. In silenzio. Francesco scese dal letto e gli si avvicinò. Aveva gli occhi chiusi. Lo scosse, ma niente. Anzi, si tirò ancora più serrata la coperta leggera.
Non capiva e pensò fosse un gioco o una forma di scherzo. Del resto lo aveva visto, vispo come sempre, scendere dal letto poco prima. Nulla faceva pensare che avesse un qualsiasi tipo di malanno o che non stesse più che bene. Intanto, dato che si vedeva poco, decise comunque di far entrare luce e a sua volta ripercorse i gesti necessari. Spalancate le imposte restò un momento fermo, poi le richiuse e tornò di corsa a infilarsi nel letto, nascondendo anche la testa col lenzuolo.
Nella stanza regnava un irreale silenzio, che durò a lungo. Fin quando si udì la voce di Giovannino, incerta e tremante. «L’hai... L’hai visto anche tu?» Francesco non rispose.
Giovannino pose di nuovo la domanda e il fratello si fece coraggio a dire comunque qualcosa: era il più grande e non poteva deludere il più giovane, che da sempre lo teneva a riferimento.
«Non... Non so di che parli.» «Sì che lo sai.»
«No. Non lo so. E stamattina sono stanco, credo che dormirò ancora un po’.»

Giovannino restò interdetto. Non gli era mai successo, di vedere Francesco così incerto. Lui era sempre coraggioso, il primo a fare tutto. Forse questa era la volta, pensò tra sé, che avrebbe dovuto dimostrare d’esser diventato grande e imparare dall’esempio. E poi era meglio ricontrollare.

Probabilmente era solo una svista, un errore. Senza pensarci troppo, per timore che la paura lo bloccasse, scese repentinamente dal letto e di nuovo aprì la finestra. Restò immobile, affacciato.

Francesco, incoraggiato e ripreso a fatica il suo ruolo di guida, lo raggiunse. Non parlavano e fissavano immobili l’orizzonte. Distolsero entrambi lo sguardo, perché comunque la luce era troppo forte per essere posta a lungo nella visuale.
«Ma cos’è?» chiese Giovannino.

Francesco si stropicciò gli occhi e scosse il capo: «Non so. Proprio non so. È la prima volta che la vedo, una cosa del genere.»
Guardarono entrambi nuovamente fuori per un attimo e poi ancora si ritrassero increduli.
E non gli si poteva dare torto: nessuno avrebbe potuto credere ai propri occhi.

Fuori, come ogni mattina, c’era il sole. Era bello, luminoso e grande, come sempre. Ma aveva qualcosa di mai visto prima, a memoria d’uomo. Nulla di cui si fosse mai letto, discusso o sentito dire. Al centro della circonferenza, a partire dall’alto, vi era come uno spacco: un grande spicchio era mancante e attraverso si vedeva il blu del cielo.
Francesco aveva provato un brivido di stupore. Ma anche di paura. E aveva immediatamente compreso il fare di Giovannino.
Provarono a voltarsi verso l’interno e poi a guardare nuovamente fuori, nel passare dei minuti successivi, svariate volte. Speravano fosse una illusione ottica o qualcosa di simile. Ma niente. Saliva in alto gradatamente, sì, ma non mutava forma né inclinazione. Mancava sempre un grande spicchio al centro, proprio in alto, e lo si vedeva nitidamente. Corsero verso le scale, per andare al piano di sotto dalla mamma a chiederle cosa stesse accadendo. Loro non potevano saperlo ma in quello stesso momento, nel piccolo paese sottostante la collina, stava iniziando uno strano e diffuso fermento.

(Continua)

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