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«Il pensiero meridiano», 25 anni di moltitudine

Così il libro di Franco Cassano rilanciò la sfida del Mezzogiorno

«Il pensiero meridiano», 25 anni di moltitudine

Venticinque anni del Pensiero meridiano di Franco Cassano, prima edizione gennaio 1996 nei Sagittari Laterza. Un testo cruciale, un quarto di secolo e un mondo fa, basti ricordare che in copertina il prezzo era in lire. «Pensiero Meridiano. L’ago del futuro torna a indicare il Sud», titolammo la recensione su queste colonne: «Ci sono libri che si possono leggere e invece libri che si possono vivere, come questo saggio che mantiene la promessa luminosa del titolo, spaziando con fascino e rigore nel Sud della filosofia».

Donde nasce il nuovo meridionalismo di Cassano? Professore di Sociologia della Conoscenza nell’Università di Bari, già esponente fra i più giovani della école barisienne dei Vacca, De Felice, De Giovanni, Amoruso e compagni critici rispetto all’arroccamento del PCI, Cassano esordisce nel 1971 con Autocritica della sociologia contemporanea per i tipi di De Donato, cui poi affiderà l’essenziale Il teorema democristiano (1979). Dopo altri saggi, con Approssimazione e Partita doppia (il Mulino 1989 e 1993) relativizza il marxismo negli «esercizi dell’esperienza dell’altro», scandagliando le modalità con cui i sessi, le culture, gli animali guardano il mondo.

Nel dialogo a distanza con pensatori radicali quali Popper e Feyerabend, Lévinas e Bauman, Derrida e Foucault, via via la riflessione di Cassano mette al centro la dimensione del tragico che la politica ha intanto rimosso o esorcizzato nel carnevale quotidiano, anche nell’illusione che la caduta del Muro di Berlino abbia messo fine alla categoria del conflitto. Cassano individua nel Mediterraneo una possibilità di diluire la modernità inconsapevole perché troppo presa dalla corsa allo sviluppo, ovvero di stemperare i dilemmi della globalizzazione, tra i quali è ormai evidente il dramma dell’emigrazione.

L’8 agosto 1991 - fra poco saranno trent’anni - diciottomila albanesi a bordo della nave «Vlora» approdano a Bari, vengono rinchiusi nel vecchio stadio della Vittoria (ironia dei nomi) e infine rimpatriati con un gigantesco ponte-aereo. Eppure, la Puglia continua a lampeggiare in Adriatico, è Lamerica del film di Gianni Amelio (1994) e il Mezzogiorno tutto diventa una terra promessa per profughi di ogni dove, dai Balcani all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa. Di fatto con la Vlora finisce traumaticamente la classica «questione meridionale», all’epoca declinata nei termini del Sud «a macchia di leopardo» come timida risposta alle aggressive istanze di federalismo-autonomismo del Nord (che non ha smesso di coltivare e pagare quel peccato di superbia in termini di leadership claudicante, quando non peggio).


Cassano postula la necessità di «pensare la frontiera» rivisitando le metafore letterarie di Camus e Savinio, di Pasolini e Angelopoulos, mentre rifiuta l’idea di un Sud a metà fra «paradiso turistico e incubo mafioso» del quale siamo vittime tutt’oggi, invero più di allora a giudicare dalle narrazioni arcadiche e dalle fiction camorristiche che vanno per la maggiore.


Quel libro del ’96 innesca ben presto una feconda dialettica tra il filosofare e le esperienze di volontari, medici, musicisti, cineasti, artisti, scrittori, giornalisti e anche sacerdoti per il rilievo accordato dall’autore al silenzio, alla preghiera, agli echi biblici del deserto. A sua volta la politica gli è debitrice, spesso insolvente, nelle stagioni seguite alle vittorie elettorali del centro-sinistra di Michele Emiliano e Nichi Vendola, dal 2004 in avanti. Del resto, Il pensiero meridiano e un’agile collana della Libreria Laterza inaugurata nel ‘97 da Mal di Levante dello stesso Cassano contribuiscono al dibattito da cui nel 2000 prende le mosse l’associazione barese «Città plurale» che si impegna in varie battaglie urbanistiche e sociali (Punta Perotti fra tutte). Il sociologo ne è il primo presidente e rinverdisce una militanza di sinistra non ortodossa, in opposizione alla politica privatizzata dagli interessi o sequestrata dagli apparati. Militanza libera e generosa come poche, scevra di boria ideologica o delle «certezze infondate» dei saperi, che ha poi caratterizzato anche la sua esperienza parlamentare come deputato del Pd dal 2013 al 2018.

L’impegno di Cassano è a guardare «oltre il nulla», per dirla con il titolo di un suo studio laterziano dedicato a Leopardi: è la «social catena», è la scelta della fraternità quale unico antidoto agli integralismi. Le guerre di civiltà/inciviltà seguite all’11 settembre 2001 e l’infinita crisi politica italiana sembrano talora aver messo in discussione alcune riflessioni del testo, com’è naturale che accada nel corso del tempo. Restano il valore e l’assunto di fondo del Pensiero meridiano: non c’è futuro senza il Sud e non c’è davvero il Sud finché non ricomincia da sé stesso, dalle sue debolezze che spesso sono risorse nascoste. Un riscatto, una promessa contro la rassegnazione e l’indifferenza.

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