Venerdì 18 Gennaio 2019 | 02:19

Il Bari al via di una missione al limite delle possibilità

Bari-Spezia è l’unica partita del fallimentare girone di andata che merita di essere ricordata. Fallimentare non tanto per i 35 punti in classifica (sempre pochi da chi aveva il dovere di farne di più) quanto per quei 10 punti di distacco quasi incolmabili che ci tengono lontano dalle due squadre di testa. Non dimentichiamolo, quel fallimentare, zoppicante girone di andata (come il precedente di ritorno) che il signor Nicola aveva promesso di chiudere diversamente. Con il Bari in testa o agganciato a distanza ragionevole dalle prime. Era giusto pretenderlo dopo aver chiesto due campagne acquisti per disporre di una squadra a sua immagine e somiglianza. È andata com’è andata. Se ne facciano una ragione certi «orfani» inconsolabili.
La partita di stasera a campo invertito dovrà essere per il Bari targato Camplone la prima di un nuovo Campionato, d’un nuovo modo di scendere in campo. Quella dell’anno scorso va ricordata e portata ad esempio perché si ripeta quasi uguale, sia tutta Speziale. Giocata da un Bari aggressivo, determinato, che faccia «pesare» il suo nome e la sua forza. Pronto ad andare a rete senza esitare, senza baloccarsi in giocate di troppo, pronto anche a prendere reti ma segnarne subito di più.
Non giurerei su un quattro a tre come all’andata. Dopo quel girone fallimentare onestamente non mi aspetto al momento miracoli dai nostri tanto esaltati «piedi buoni». Anch’essi reduci da un girone fallimentare. Se poi accadrà il miracolo, se i gol verranno a grappoli con vendemmia tutta biancorossa sarò pronto al «mea culpa». Se i rigenerati biancorossi batteranno lo Spezia non la fiacca. La svolta, almeno i suoi primi segni, si dovrà vedere sin da stasera. L’attendono, quasi a toccarla con mano, gli oltre ventimila tifosi che d’ora in poi non vogliono più assistere al San Nicola allo spettacolo deprimente offerto da una squadra che tira molto a campare e poco in porta.
S’attendono con la svolta una panchina meno Sfinge sulla linea di centro campo, più reattiva all’andamento della partita. Pretendono che l’anti-Sfinge non mandi in campo formazioni d’Egitto, che facciano a pugni con la logica del calcio, che non valuti bene l’avversario che sta di fronte. Una panchina che non trasmetti ai giocatori timidezza o spocchiosa sufficienza; che non si decida per le necessarie, evidenti sostituzioni solo a ripresa molto inoltrata. Quando sembrano dettate più dalla forza della disperazione che da scelte tattiche razionali.
L’impresa del Bari, della sua panchina è quasi da missione impossibile. Come scalare in pieno inverno una vetta da ottomila con equipaggiamento estivo. Il tempo è scaduto, è il momento di vederci chiaro, di stare ai fatti ed ai patti stretti fra Presidenza e guida tecnica. Non cadere nelle dichiarazioni di fine partita e del giorno dopo, dire alla gente cose diverse da quelle viste da tutti in campo. Più lavoro in campo e meno interviste con i giocatori portati in passerella a turno, uno al giorno. Tanto non ti diranno mai male di nessuno. Solo cose scontate, risapute, d’una sconcertante banalità. Mica fessi lorsignori.
Basta, dopo due gironi deludenti dateci un Bari che giochi a tutto campo, anzi a tutto Camplone. Calciatori che non dimentichino che il pubblico pagante vuole i risultati insieme al gioco e allo spettacolo. Dare tutto, anche di più, mai mollare come fanno altri in questa Serie B che nel girone di ritorno non darà respiro. A nessuno, nemmeno a questo Bari impegnato in un disperata rincorsa. Domani si apre il Carnevale. Non per questo Bari che di carnevalate ne ha già fatte tante.

Vittorio Torelli (Bari)

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