Il rogo de «Le Constellation» a Crans Montana allunga tragicamente una scia di analoghe stragi che vanno indietro nel tempo, a partire da quando, esaurito lo slancio rivoluzionario giovanile del ‘68, le nuove generazioni si abbandonano al «riflusso», sull’onda de «La febbre del sabato sera». In Puglia aprono locali destinati a fare la storia del costume locale, come la «Domus Aurea», di Foggia, l’«Harmony» di Peschici, immortalato anche nelle tavole di Andrea Pazienza. A Potenza il «Basilisko’s» diviene il tempio della nuova vita notturna. Sono l’architettura di una gioventù che non scende più nelle piazze di giorno ad esibire slogan e striscioni, affrontando le cariche delle forze dell’ordine e i lacrimogeni. Preferisce invece godersi la notte come un tempo sottratto da quello degli oneri diurni: lo studio e il lavoro. Alle latitudini apulo-lucane il tirare tardi infrange il ciclo circadiano della terra. Si andava a letto presto per svegliarsi in ore antelucane e recarsi nei campi a perpetuare la produzione agricola. La fatica di quanti, ancora giovani, mostravano la pelle precocemente incartapecorita dalle intemperie, dal calore dell’estate e dal gelo dell’inverno, con appena il sollievo intermedio della primavera e dell’autunno. Nell’età postmoderna quelle stesse fasce d’età «pasciono» nelle repliche «glocal» delle «ramblas» di Barcellona: il Fortino di Bari, nella piazzetta della cattedrale a Foggia, in Piazza Sant’Oronzo a Lecce, per citare soltanto alcuni dei luoghi deputati di una vitalità espressa da schiamazzi ed ebbrezze di varie estrazioni.
Quando i nuovi fermenti si concentrano però nelle strutture predisposte per la musica dai decibel tonanti accompagnata dalla fantasmagoria elettronica di luci multicolori e dall’alterazione chimica, si passa a un altro paradigma del comportamento collettivo. Viene in mente il sabba. Non è più l’epoca delle balere e delle rotonde sul mare, nemmeno quella dell’euforia trasgressiva ma controllata del «Piper». Dalla Puglia si prende l’A14, l’autostrada adriatica, per spingersi a velocità proibitive verso Rimini e la cattedrale delle discoteche, l’«Altromondo Studios». Sulla costa occidentale della Basilicata si fa lo stesso con mete simili. Lo testimonia Andrea Di Consoli nella sua raccolta di poesie «Discoteca»: «Faccio fatica a parlarti nell’orecchio / La musica è sempre più rabbiosa / Abbiamo fatto un giro immenso / Per essere al punto di partenza». Così ad un certo punto le nuove piste da ballo, dalle volte che sono cieli costellati di astri artificiali promanano rischi estremi. Si ricordi il dramma della «Lanterna Azzurra», di Corinaldo, in provincia di Ancona, l’8 dicembre 2018. Prima del concerto di Sfera Ebbasta viene spruzzato dello spray al peperoncino che provoca il panico. 6 morti e 59 feriti.
La notte fra l’11 e il 12 giugno 2016, verso le 2:02, Omar Seddique Mateen apre il fuoco nel night club «Pulse», di Orlando, in Florida. Spara con un fucile semiautomatico Sig Sauer MCX e una pistola Glock 17, armi diffuse fra la popolazione degli Stati Uniti, quanto micidiali.
Si tratta di un locale gay, frequentato dallo stesso attentatore, che dalle testimonianze risulta essere a sua volta omosessuale. Asserragliatosi all’interno dopo l’irruzione, Mateen chiama il 911 e giura fedeltà allo stato islamico. All’alba le squadre della polizia riusciranno a introdursi nel «Pulse» e il pluriomicida finirà ucciso nello scontro a fuoco che ne consegue. Bilancio: 49 morti e 53 feriti. Il più alto numero di perdite dovute a terrorismo sul suolo americano, escluso l’11 settembre 2001.
Sette mesi prima, Parigi. «Bataclan», un nome che di per sé risuona da allegro scampanio. Mentre adesso evoca l’orrore di una notte, quella del 13 novembre 2015, quando nella capitale francese si consumò l’ennesima, cruenta, battaglia della guerra che si combatte dall’inizio di questo terzo millennio. «Siamo partiti, cominciamo.» È l’sms inviato a Mohamed Belkaid, che dal Belgio coordina gli attacchi ferali in corso a Parigi. Lo invia uno dei tre assalitori che si accingono a colpire fra i giovani convenuti nel Bataclan per il concerto degli Eagles of Death Metal. La prima raffica arriva mentre il complesso esegue «Kiss the Devil». La somma finale di quella notte sarà di 130 vittime. I raduni sotto le reti di laser e i diffusori di suoni a forte intensità acquisisce come la forma contemporanea della leggenda del pifferaio di Hamelin. Solo che quel sinistro figuro effettuava una disinfestazione, mentre oggi va perduta la meglio gioventù.
















