Giovedì 08 Gennaio 2026 | 19:57

Venezuela, la lezione della Storia e il vero scopo di Trump

Venezuela, la lezione della Storia e il vero scopo di Trump

 
Vincenzo D'Anna

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Vincenzo D'Anna

Venezuela, la lezione della Storia e il vero scopo di Trump

Sull'arresto di Nicolas Maduro si verseranno fiumi di inchiostro. Nel Belpaese la politica non si lascerà certo sfuggire l’occasione per inscenare acrimoniose polemiche tra maggioranza di governo ed esponenti dell'opposizione

Mercoledì 07 Gennaio 2026, 12:38

Sull'arresto di Nicolas Maduro, avvenuto mediante un blitz militare operato dalle forze speciali statunitensi nella capitale venezuelana, si verseranno fiumi di inchiostro. Nel Belpaese la politica non si lascerà certo sfuggire l’occasione per inscenare acrimoniose polemiche tra maggioranza di governo ed esponenti dell'opposizione. Il tutto sarà ricondotto alle solite reciproche accuse, ad uso e consumo della politica interna più che degli «affari esteri». Vista attraverso la lente deformata delle convenienze del momento, la vicenda si ridurrà ad una speculazione funzionale ai contendenti. Non mancheranno, di certo, neanche le contrapposte analisi dei soliti maître à penser, dei direttori delle testate giornalistiche, delle anime belle scelte per parrocchia ideologica di appartenenza. Sui social imperverseranno i giudizi apodittici e aggressivi dei «maestri da tastiera», nelle vesti di improvvisati esperti di politica internazionale, depositari di verità assolute. E, chissà, magari sbarcheranno «flottiglie» anche a La Guaira, il porto di Caracas!!

Tuttavia i fatti legati ai recenti accadimenti saranno guardati dalla sponda del fiume della cronaca piuttosto che da quella della Storia, materia pressoché sconosciuta alla stragrande maggioranza degli ardimentosi commentatori del momento. Parliamoci chiaro: quanto accaduto in Venezuela è un atto esecrabile e intollerabile non solo perché viola le convenzioni tra gli Stati sovrani ma perché rappresenta, di fatto, un ritorno alla legge del più forte autorizzando ad imboccare vie sbrigative e risolutive nella composizione delle varie controversie internazionali. In soldoni: questi gesti autoritari spalancano la porta ad un vero e proprio effetto domino per le non poche analoghe situazioni esistenti sulla faccia della Terra, rendendo del tutto inutili, se non proprio ridicole, le istituzioni appositamente create per sciogliere i nodi gordiani per via giuridica, politica e diplomatica. È d'uopo, a questo punto, chiedersi a cosa servano l'Onu, le convenzioni tra gli Stati, la Carta dei diritti e i tribunali internazionali!

A ben vedere però, la Storia ci indica che quanto accaduto a Caracas non è una novità né il frutto di un calcolo utilitaristico fine a se stesso, come l'utilizzo del petrolio venezuelano e neppure un colpo di testa del bizzarro teatrante che è Donald Trump, quanto piuttosto dell'applicazione di una precisa visione politica, di una dottrina che negli Stati Uniti d'America nasce nella prima metà dell'Ottocento, ma applicata già da molto prima nel Vecchio Continente. In poche parole, stiamo parlando della cosiddetta «dottrina Monroe», proclamata nel 1823 dall'allora presidente statunitense James Monroe. L'America, secondo quella dottrina, era riservata agli americani. Le potenze europee? Non dovevano più «colonizzare» né intervenire negli affari politici d'Oltreoceano. In cambio, gli States si sarebbero impegnati a non ficcare il naso negli affari interni dell'Europa.

In sintesi, tale «visione» serviva a proteggere l’indipendenza dei nuovi Stati americani ed a segnare l'inizio del ruolo degli Usa come potenza guida in quel continente. D’altronde non erano stati inglesi, spagnoli, portoghesi, russi, olandesi e tedeschi ad adottare politiche imperialiste su vasta parte dei territori delle Americhe (e non solo su quelli)? Ai primi dell'Ottocento la Florida era ancora spagnola, così come Cuba e Portorico; l'Alaska era controllata dai russi, il Canada ed alcune isole dei Caraibi erano colonie britanniche e i francesi dettavano legge sulla Guyana e sul resto delle isole caraibiche. Insomma, il colonialismo era stato applicato su vasta scala nell’altra sponda dell’oceano Atlantico. Gli Stati Uniti? Poterono diventare la potenza che sono oggi proprio contrastando quel tipo di «ingerenza».

Oggi Trump sposa la dottrina Monroe per sconfiggere un'invadenza più silente e subdola che viene dall'altro capo del mondo e che porta alla Russia ed alla Cina. Non a caso proprio quest’ultima è apparsa la più irritata per l’azione americana, non certo per anelito di libertà o di democrazia (in fondo a Pechino vige un regime dittatoriale peggiore di quello Venezuelano), ma perché si è vista sottratta, all'improvviso, un fornitore di petrolio qual era il dittatore marxista Nicolas Maduro. Ma c'è di più. Senza quel greggio, distribuito ai correligionari ideologici di Maduro, crollerà ben presto anche Cuba che da quella fonte energetica dipendeva. Ulteriori contraccolpi fallimentari si avranno poi nell'Iran degli ayatollah e fra tutti quei «compagni di merenda» che da sempre si sono mostrati antagonisti degli Usa.

A cosa servirà quindi processare, dopo averlo catturato, uno come Maduro? Semplice: a dare un segnale forte ai cinesi, precludendo loro una fonte energetica preziosa, visto che già pagano a prezzi politici agevolati il gas dei russi. Insomma un freno alla capacità produttiva ed all’espansione commerciale di Pechino. La lezione si estenderà ben presto al Brasile di Lula, che ha incriminato e fatto incarcerare il suo rivale Bolsonaro, aderendo al blocco del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), il cartello geo economico che si propone come alternativo agli Usa. Poi verosimilmente il monito giungerà alla Colombia ove prosperano i cartelli dei narcotrafficanti. Se uno come Putin, con le pezze nel fondoschiena ed un'economia disastrata, si atteggia a poter fare il bullo, figurarsi che potenzialità ha la prima potenza militare ed economica del mondo!! È questa la vera metafora lanciata dalla Casa Bianca. Piaccia o meno, dovranno tenerne conto.

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