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La riflessione

Tra rifugi e fosse è la guerra delle tenebre

Tra rifugi e fosse è la guerra delle tenebre

E i cosiddetti rifugi? Un decreto del 1936 in Italia imponeva l’obbligo di apprestarli come difesa antiaerea nei fabbricati

06 Maggio 2022

Gino Dato

«Due mesi di buio», sospira una donna. Riemergono i redivivi di Mariupol dai sotterranei delle acciaierie Azovstal. Recuperano ossigeno, respirano aria fresca, prestano il viso alla luce del sole. Dopo l’inferno e la paura. Fuori da rifugi, budelli, scantinati, corridoi, trincee, bunker, fosse comuni. Potrebbe passare alla storia come la guerra delle caverne o delle tenebre quella che imperversa nell’Ucraina. I rifugi sono diventati i luoghi privilegiati e per paradosso più sicuri, ma anche i siti dove occultare l’orrore della morte facile e impersonale. Le immagini e il vocabolario di anfratti e buio cupo, un sottosuolo di fantasmi, di desolante disperazione e silenzio popolano il nostro immaginario più dello spettacolo dei bombardamenti.

La guerra russo-ucraina, nonostante l’esibizione di droni e missili, dispiega un caleidoscopio ancestrale, più bunker di combattimento, più catacombe di sacrificio, più fosse comuni che trincee. Quando le armi taceranno, bisognerà ricostruire e portare alla luce le mappe di sopravvivenza – e i resti – di uomini eroici, retrocessi alla condizione di topi nelle fogne.

Una guerra primordiale, distopica rispetto a strumenti e tecnologie sofisticate che non riescono a scovare chi si nasconde scavando, dove prevale l’abilità della talpa che si eclissa negli scantinati, si rarefa come larva nelle cantine, nei sotterranei, trasferendo nelle tenebre gli aneliti di una agonia.

La civiltà conosce gli orrori delle architetture belliche scavate, naturali o costruite che fossero. Le trincee vennero disseminate come luoghi di difesa durante la guerra di Crimea del 1854 e furono uno strumento offensivo nella Prima Guerra Mondiale, chiamata guerra di trincea, nel fronte tra l’Austria e l’Italia, in quello tra la Germania e il Belgio e la Francia.

E i cosiddetti rifugi? Un decreto del 1936 in Italia imponeva l’obbligo di apprestarli come difesa antiaerea nei fabbricati. Lo sviluppo principale di questi dispositivi si ebbe nella  seconda guerra mondiale , quando i  bombardamenti strategici  sulle città venivano effettuati ogni giorno. In Italia, i rifugi antiaerei erano indicati all’esterno da una R, che segnalava alla popolazione la presenza del ricovero. La R variava spesso da città a città, ed in genere era accompagnata da una freccia, come possiamo ancor oggi ritrovare sui muri di molte città italiane.

Nei decenni successivi abbiamo conosciuto l’orrore delle foibe: come venivano chiamate in Friuli-Venezia Giulia le spaccature naturali del terreno nelle montagne del Carso, palcoscenico del sacrificio di migliaia di uomini, gettati tra il 1943 e il 1945 all’interno di queste fosse. L’intento era quello di eliminare gli oppositori politici e coloro che osteggiavano il Partito Comunista di Jugoslavia di Tito.

E che dire, qualche decennio dopo, delle fosse comuni? Un altro capolavoro degli ultimi conflitti interetnici, che hanno mostrato di prediligere questa modalità rapida di nascondere i corpi di soldati e delle persone cadute, specie come mezzo di sepoltura di massa per occultare genocidi e altri crimini di guerra. In fosse comuni venivano ammassati e occultati i corpi degli albanesi kosovari e combattenti massacrati dalle milizie serbe. Ancora nel dicembre 2020 fu ritrovata una nuova fossa comune in Serbia, nella miniera a cielo aperto di Kizevak, nei pressi della città di Raška. Secondo  Amnesty International , migliaia di persone potrebbero essere sepolte in tombe non contrassegnate, compresi circa 5.000  civili  scomparsi sin dall’inizio della  seconda guerra cecena  nel 1999. Nel 2008, è stata scoperta a  Groznyj  una delle più grandi fosse trovate finora, contenente circa 800 corpi provenienti dalla  prima guerra cecena  del 1995.

Le civiltà erigono in superficie, costruiscono manufatti e svettano verso il cielo solo dopo che l’antenato delle caverne, per ripararsi dai pericoli e dai nemici, agli albori della vita, ha istintivamente scavato, sottratto terra alla terra, guadagnato spazio in cui nascondersi. Tornare a infognarsi nelle caverne è contro l’umanità. Come lo è ogni guerra.

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