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La dittatura che toglie potere alla lingua

La dittatura che toglie potere alla lingua

Anche nell’Italia fascista la lingua è strumento dell’assolutismo: dal 1922 al 1943 si persegue una politica linguistica: il purismo di marca nazionalistica portò addirittura all’imposizione di una tassa per l’uso di parole straniere, anche i nomi e i cognomi dovevano italianizzarsi

05 Maggio 2022

Stella Fanelli

John Langshaw Austin uno dei più insigni teorici della Filosofia del Linguaggio afferma che per capire un fenomeno linguistico dobbiamo considerarlo in termini pragmatici. Un enunciato costituisce un “fatto” perché ogni atto locutorio ha una forza illocutoria ovvero ha il potere socio-antropologico di agire sul contesto e sugli altri. Parlare è una forma di comportamento quindi e ogni teoria del linguaggio è una teoria dell’azione! La lingua ci aiuta nella rappresentabilità del reale, racchiude e rivela la nostra weltanschauung ma soprattutto costruisce, conserva o distrugge mondi e pensiero. Il linguaggio ha un peso significativo nell’autodeterminarsi di una personalità o di una società.

Nel lucido e agghiacciante romanzo distopico di George Orwell “1984” l’autore in un’appendice dichiara che la lingua ha un potere di cui il Potere ha sempre saputo e sa servirsi per orientare, condizionare, imporre il cambiamento nella Storia e l’assoggettamento delle masse. Vittima di persecuzioni staliniste durante la guerra civile spagnola, Orwell scrive il suo romanzo quale atto di accusa verso ogni totalitarismo che manipola la coscienza dei popoli asservendoli per un’idea di onnipotenza dello Stato a cui ogni destino individuale deve piegarsi, ogni libertà venire sacrificata. Lo scrittore inglese individua proprio nella lingua lo strumento efficacissimo con cui un dittatore può e riesce a plagiare gli uomini che vuole dominare per il narcisistico bisogno di dominio.

La neolingua in Oceania (uno dei tre paesi che Orwell nel 1949 immagina incatenata in una dittatura e sul baratro della terza guerra mondiale) è una lingua artificiale creata per limitare le possibilità espressive delle persone. Oceania è una grande metafora con cui Orwell cerca di scuotere il lettore circa la drammaticamente reale e concreta possibilità che l’orrore di una Guerra mondiale, la stessa in cui ci avevano precipitati Hitler e Mussolini potesse ripetersi ancora e annunciarsi proprio con una strumentale rivoluzione linguistica, con la sottrazione della libertà del dire, raccontare, rivelare!

Anche nell’Italia fascista la lingua è strumento dell’assolutismo: dal 1922 al 1943 si persegue una politica linguistica: il purismo di marca nazionalistica portò addirittura all’imposizione di una tassa per l’uso di parole straniere, anche i nomi e i cognomi dovevano italianizzarsi; una campagna ancora più feroce si condusse contro i dialetti che tenevano e tramandavano le nostre radici regionali profonde. I programmi scolastici della riforma Gentile ostentarono l’ostilità verso i dialetti: il timore era quello del consolidarsi di spinte autonomistiche e di dissenso che avrebbero ostacolato l’ideologia autarchica della nazione.

Togliere alle “parole sgradite” la possibilità di essere pronunciate e scritte fu quanto realizzò il regime che inasprì la censura per plasmare l’opinione pubblica attraverso l’editoria e quindi i giornali, i libri, il cinema. Se gli Ermetici perdono la fede nella parola i Futuristi la rimpiazzano con le onomatopee! Mentre il Mondo è in guerra i totalitarismi europei continuano a fare la loro guerra alle parole perché minacciati dalla forza che una lingua ha di smascherare la fallacia e la vacuità di una dittatura.

Scrivere, parlare in una dittatura mette in pericolo una vita. Dovremmo aver imparato dalla Storia a riconoscere i segni con cui una Dittatura si impone: ogni volta che a un uomo nel suo paese viene impedito di parlare o scrivere a essergli negato in realtà è il suo diritto alla Libertà e al Pensiero. Il Potere che ci deruba di una lingua è illegittimo e dopo aver dichiarato guerra al nostro diritto di parola ed espressione trascinerà il Mondo in una Guerra fatale!

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