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In Puglia e Basilicata

La storia

Quel giorno di primavera la Puglia del lavoro gridò il suo «no» al fascismo

Giuseppe Di Vittorio

Giuseppe Di Vittorio

La manifestazione del 1922 fu l’ultima mobilitazione popolare. A Bari vecchia in ventimila al comizio di Giuseppe Di Vittorio

01 Maggio 2022

Vito Antonio Liuzzi

La manifestazione del primo maggio del 1922 rappresentò un evento epocale e fu l’ultima grande mobilitazione dal mondo del lavoro in Puglia prima dell’avvento del fascismo. In Piazza mercantile a Bari in uno dei luoghi più noti della Città vecchia, sede del vecchio palazzo dell’Intendenza, una folla immensa di ventimila persone si radunò per ascoltare la parola di Giuseppe Di Vittorio leader indiscusso del movimento operaio e contadino pugliese che da alcuni mesi era riuscito ad unificare tutte le forze contadine ed operaie nell’«Alleanza del lavoro» per sbarrare la strada alla violenza dei fasci di combattimento.
Le diverse categorie operaie e leghe, ferrovieri, tabacchine, postelegrafonici, portuali, chimici, saponieri, tipografi, contadini, muratori, panettieri , spazzini, assieme ai circoli socialisti, anarchici, comunisti repubblicani avevano sottoscritto a Bari, nel marzo di quell’anno, un vasto programma unitario di opposizione alla violenza del fascismo in ascesa. Di Vittorio, eletto in parlamento nella lista socialista, si era trasferito a Bari con tutta la sua famiglia ed aveva riorganizzato la Camera del lavoro che aderiva all’Unione sindacale italiana in Bari vecchia, portando avanti un vasto programma unitario con la Camera del lavoro provinciale della Cgl in via De Rossi .
«L’Alleanza del lavoro» ottenne significative adesioni anche da parte delle forze politiche, in particolare i socialisti, il partito più rappresentativo, che aveva subito con l’assassinio dell’on. Giuseppe Di Vagno la perdita del suo leader più significativo, i repubblicani rappresentati da Piero Delfino Pesce, direttore del settimanale «Humanitas», i comunisti guidati da Filippo d’Agostino, leader dei ferrovieri e Rita Maierotti sua moglie, gli anarchici con Camillo Salonna direttore delle tipografia dove si stampava «Puglia Rossa», assieme a diversi esponenti del Psi tra cui «Francesco Favia, Nicola Capozzi, Domenico De Leonardis».
La forte mobilitazione del Primo Maggio caratterizzò diversi centri della provincia in particolare Locorotondo, Barletta, Acquaviva, dove fu ricordato Di Vagno, ed ancora, Gioia del Colle, Gravina, dove si manifestò per i numerosi lavoratori arrestati in attesa di giudizio. Ad Andria, capitale del bracciantato agricolo del Sud dove i fascisti sostenuti dalla forza pubblica impedivano ai lavoratori di potersi riunire con continue provocazioni e minacce, anche nei confronti di semplici militanti e delle loro famiglie, la mobilitazione del Primo Maggio fu capillare. Una folla immensa di contadini si riunì sin dalle prime ore del mattino nella piazza principale e sui pali della luce si issarono molte bandiere rosse, provocando un forte disappunto dei fascisti. Nella piazza gremita di lavoratori con le loro famiglie, poco prima del comizio, si iniziò a sparare da parte dei fascisti e poi dalla forza pubblica, provocando scene di panico e la fuga verso le proprie abitazioni. Nelle altre città dell’alta Murgia l’imponenza delle manifestazioni tenne lontani i fascisti.
La forza della parola di Di Vittorio (per la prima volta un bracciate era stato eletto in parlamento), ma anche gli interventi di Rita Maierotti, molto popolare e nota per i suoi interventi contro la guerra, consolidarono la fiducia dei lavoratori. Sulla base dell’«entusiasmo» e della capacità organizzativa dell’Alleanza del lavoro si riuscì, tre mesi dopo, il 1 agosto del 1922, con una straordinario sostegno popolare, nel corso dello sciopero legalitario a nullificare gli attacchi dei fascisti e della forza pubblica che non riuscirono ad avvinarsi alla Città vecchia e furono ripetutamente allontanati nei tre giorni di sciopero ed in quelli successivi. Il prefetto di Bari per lo scacco subito sotto la pressione dei fascisti, assunse la decisione d far intervenire una nave della marina militare da Taranto e reparti mobili del Corpo d’Armata, con un vero e propria operazione di guerra. Furono operati arresti di massa con l’accusa di «insurrezione contro i poteri dello Stato (aspetti ben evidenziati da una ricerca Ipsaic, su «Giuseppe Di Vittorio, l’Alleanza del lavoro e la resistenza della città vecchia» in corso di pubblicazione).
Il ripristino della ricorrenza del Primo Maggio nel secondo dopoguerra ed il ritorno delle grandi manifestazioni popolari a Piazza Mercantile nella Città vecchia rappresentava il segno di una svolta epocale per la conquista della democrazia e per la difesa della dignità dei lavoratori. La festa del Lavoro nell’Italia repubblicana esprimeva sino in fondo l’anelito alla libertà ed alla pace che il fascismo e la guerra avevano a lungo soffocato. Di nuovo la parola di Giuseppe Di Vittorio alimentava la coesione tra diversi strati sociali, tra le diverse zone del paese e la fiducia nella capacità di reagire e di ricostruire.

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