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IL COMMENTO

Non solo Ucraina, già 59 guerre in atto, anzi, 60 con il Covid

Non solo Ucraina, già 59 guerre in atto, anzi, 60 con il Covid

L'Afghanistan, una guerra durata un ventennio

Finora i morti sono 13mila. Ma non nel Paese invaso dalla Russia bensì in Afghanistan dove la gente è stata uccisa dalle nostre sanzioni

23 Marzo 2022

Francesca Borri

Finora, i morti sono 13mila. Ma non in Ucraina. In Afghanistan. E solo dall'inizio dell'anno. I morti sono di più, in realtà: perché questi sono solo i neonati morti di malnutrizione. Più che morti, uccisi. Uccisi dalle nostre sanzioni, che hanno fermato l'economia, invece che i talebani. L'unico mercato rimasto, qui, è quello dei reni. Venduti agli ospedali indiani. Secondo l'ultimo rapporto dell'ONU, il 95% della popolazione è alla fame. L'Europa in questi giorni si è tinta di giallo e blu, e ha riscoperto se stessa e i suoi valori. Ma vista da qui, l'immagine più iconica non è quella delle frontiere aperte agli ucraini: è quella delle frontiere chiuse a tutti gli altri. E non solo a sud, dove si continua ad annegare, e a denunciare chi va in soccorso, no: le stesse frontiere. Vista dal sottosuolo del mondo, l'Europa è quella degli africani respinti dalla Polonia.

Perché se sei bianco, sei un profugo. Se sei nero sei un migrante. Anche se sei in fuga dagli stessi bombardamenti.
E anche se fino a ieri, nessuno voleva gli ucraini in Europa. Fino a ieri, non erano come noi. Leggere la stampa occidentale è così strano. Si parla di Ucraina e basta. Ma non solo nel senso che le guerre in corso al momento sono 59, più quella sessantesima guerra che è il Covid, e che all'improvviso, non interessa più: no, si parla di Ucraina e basta nel senso che tutte le analisi sono centrate sull'Ucraina. Come se l'Ucraina fosse la posta in gioco. E non, invece, il semplice terreno di gioco. Siamo in guerra con la Russia in Siria, dove Putin sostiene Assad, in Libia, dove sostiene Haftar, in Iraq, dove è alleato con l'Iran, in Yemen, dove è il principale mediatore, in Mali, dove è subentrato ai francesi. E nei Balcani, naturalmente. Dai tempi di Milosevic. Perché la NATO ha un ruolo difensivo, è vero: ma per noi. Fuori dall'Europa, è un'altra storia. O vogliamo dimenticare l'Iraq? Una guerra giustificata con la necessità di eliminare armi di distruzione di massa che Saddam non aveva, e per le cui prove, contraffatte, il New York Times ha vinto un Pulitzer? Si è poi scusato con i lettori. Ma mai con gli iracheni.
Come è piccola, vista da qui, questa Europa che si crede protagonista. L'Assemblea Generale dell'ONU ha condannato l'invasione dell'Ucraina con una risoluzione che ha avuto 141 voti a favore e 5 contrari. Più 35 astenuti. E tutti hanno elencato sarcastici i contrari: oltre alla Russia, la Bielorussia, la Corea del Nord, l'Eritrea e la Siria. Ma la notizia sono piuttosto gli astenuti. Tra cui la Cina e l'India. Che insieme hanno più di metà della popolazione mondiale. Più gli Emirati Arabi e il Sudafrica. E il Brasile che si è dichiarato neutrale. L'intero mondo non occidentale. Cosa significa? Il problema non è solo che è una domanda a cui nessuno ha risposta. Il problema è che è una domanda proibita. Perché tentare di comprendere non dico le ragioni, ma il ragionamento, la logica degli altri, che sono altri esattamente perché sono diversi da noi, e ci sono spesso incomprensibili, equivale a schierarsi con Putin.

E così, tutto ti piomba addosso improvviso. Anche quando non è affatto improvviso. Al Cairo, la libreria dell'American University nel 2011 aveva questo libro che per anni era stato il più venduto: Egypt on the brink, l'Egitto in bilico. E che anticipava la Primavera Araba. Un po' come ora questa intervista del 2019 a Oleksiy Arestovych, uno dei consiglieri di Zelensky: che spiega come con l'inserimento dell'Ucraina nella NATO, un attacco russo sia probabile. E spiega quando, dove, e come. E non si sbaglia di un centimetro. Con la giornalista, che è di Kiev, che con un rischio così, gli chiede: Scusi, ma allora ha senso? Ma i conflitti, per noi, sono sempre crisi. E le crisi sono sempre umanitarie. Mai politiche. Come l'Afghanistan.
Come Gaza. Che è sotto assedio da 15 anni. E la cui resistenza è terrorismo. Perché il nemico, per noi, è sempre un macellaio. Ma magari. Sarebbe tutto così semplice, se fosse solo questione di internare i Putin. I Gheddafi. I bin Laden. Di eliminarli. Come in Siria. In cui ancora oggi, non abbiamo idea del perché Assad abbia così tanto consenso. Da dove viene? Dalla paura? Dall'opportunismo? O è sincero? E il risultato è che Assad è ancora al potere. In una guerra che è appena entrata nel suo undicesimo anno. E in Europa, nessuno neppure sa che non è finita. Dall'inizio dell'invasione, abbiamo pagato alla Russia 21 miliardi di euro di gas.

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