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I dilemmi di Ulisse sulla spiaggia

Tra «metron» e «metis» verso il destino negli incontri con Apollo e il dio Dioniso

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Ulisse è seduto su un masso, intento a tracciare segni su una tavoletta. Davanti a lui, una lunga asta conficcata nel terreno che termina con una T di ferro; per terra, sul prato, altre aste di legno sparpagliate nell’erba, e fili a piombo appoggiati su un sacco di iuta. Ha il volto corrucciato, di tanto in tanto alza lo sguardo verso Itaca, poi sbuffa e fissa il mare in lontananza. Le imbarcazioni sono da tempo ancorate nel porto, ondeggiano lievemente cullate da una brezza mite che sembra già preannunciare la primavera, ma tutto è fermo e silenzioso.

Apollo arriva a piedi, senza fare rumore. Ha una lunga tunica bianca che gli avvolge l’intera figura, e porta in mano la sua cetra, che tocca appena emettendo un suono dolce e melodioso.
Ulisse si accorge della sua presenza, si alza in piedi guardandolo fisso: - Sei venuto a porgermi aiuto o a complicarmi la vita? Stavolta il mio compito è difficile, Apollo, se non impossibile.
-Nulla è impossibile per te, Ulisse. Tu, solo tra gli uomini, hai il coraggio di mettere i tuoi occhi in quelli degli dei, e meriti la nostra attenzione. Cosa ti angustia tanto?

-Devo progettare l’ampliamento della città. C’è stata la pestilenza, alcune case sono crollate e altre sono state bruciate. Gli uomini si allontanano gli uni dagli altri, hanno paura e si rifugiano nei luoghi più nascosti: anche la mia reggia è vuota, a parte pochissimi fedeli servitori. Come faremo in futuro? Bisogna costruire nuove strade e nuove case, ma devono essere distanti le une dalle altre, per non propagare il contagio. Dove collocherò le piazze? Dove saranno i mercati, e i luoghi per le assemblee? La nostra vita è in pericolo, e questa volta il nemico non arriva con le armi, ma silenzioso e invisibile.

-Capisco, Ulisse, capisco. Vedi, c’è una soluzione, non è facile ma si può cercare: è quella della giusta misura.
-Apollo, ti prego, non confondermi con i tuoi indovinelli, ho bisogno di proposte pratiche e non di enigmi da sciogliere. Cosa vuoi dire?
-Si tratta del metron, hai presente? È la misura di ogni cosa. Ha la stessa radice di Metis, l’astuzia, in cui tu sei maestro.
-No, no, ti dico che non voglio lezioni teoriche e tu mi parli di etimologia. Cosa me ne faccio di queste nozioni?

- Certo, Ulisse, non voglio insegnarti nulla che tu non sappia già, solo ricordarti alcune tue idee e aiutarti a fare la scelta migliore. Le parole sono rami e foglie che nascono da uno stesso tronco d’albero, e conoscere le loro radici fa comprendere meglio noi e le nostre origini. Metron e Metis, cioè Misura e Intelligenza pratica, provengono dal medesimo tronco, e tu lo sai benissimo. Sei sempre stato abile nel cercare le soluzioni tattiche, nel realizzare le potenzialità nascoste, nel dominare la realtà attraverso la tua mente flessibile e arguta: in altre parole, hai sempre avuto molta Metis, per cavarti brillantemente d’impiccio in ogni circostanza.
-E allora? Cosa mi conviene fare adesso, per progettare in modo adeguato l’ampliamento della città?
-Te l’ho appena detto: devi trovare la giusta misura. Quella che consente agli uomini di allontanarsi, e poi di ritrovarsi a seconda delle circostanze: che sia allungabile o accorciabile, ma solo fino ad un certo punto.

- Apollo Apollo! Quando la smetterai di parlarmi come un oracolo? Non capisco nulla di quello che dici. Ho bisogno che tu mi indichi con precisione le dimensioni giuste: di quanti palmi dev’essere una casa? Quante spanne dev’essere larga una strada? E Le piazze, di quanti stadi? In questo momento non ti comportare come il dio della divinazione, ma come quello della geometria, te ne prego. Ma guarda! Sta arrivando anche Dioniso, ora chiedo consiglio anche a lui, che ha più senso pratico.
Dalla spiaggia, lentamente, avanza Dioniso, seminudo. Ha i riccioli scuri completamente bagnati, e anche le vesti e le membra grondano acqua, ma lui non sembra curarsene. Sta cantando a squarciagola e si interrompe solo quando li vede: - Cosa fate qua? Andate giù a fare il bagno, l’acqua è limpida e cristallina, piena di pesci.

-Dioniso, adesso no, mi serve aiuto. Apollo dice che per la mia città devo trovare la giusta misura, tu che ne pensi?
-Ulisse, ancora con questi discorsi? Mi fate ridere, tutti e due. Non lo sai che il piacere sta solo in ciò che è smisurato? Il mare, ti sembra abbia una misura? E i raggi del sole, le foglie del bosco, la luce delle stelle, hanno una misura? Non ascoltare le chiacchiere del noioso Apollo. Sei tu a decidere, a dare a te stesso una regola, ma solo se lo vuoi. Altrimenti, puoi abbandonarti a ciò che è infinito, senza dimensioni, senza misure: il piacere, l’amore, sono incommensurabili.

-Sì, certo, Dioniso, ma qui non si tratta di piacere o di amore, io sono il re di Itaca, i miei sudditi si aspettano da me salute e abbondanza… ho delle responsabilità verso di loro. La nostra città dev’essere sicura, accogliente, funzionale in tutte le sue parti. Vedi? Stavo misurando il tracciato delle strade, con le aste ferrate.

Apollo si avvicina a osservare i disegni sulla tavoletta, e poi la lunga asta conficcata nel terreno: - Sì, Ulisse, stai usando la groma e stai lavorando bene con i tuoi calcoli, non hai bisogno dei nostri consigli. Ha ragione Dioniso, sei tu che devi dare la giusta misura a te stesso e alla tua città. Saprai trovare le perfette distanze tra ogni singolo cittadino e i suoi simili, tra l’uomo e la natura, tra le strade e le case, tra i tuoi sudditi e gli stranieri. Tu puoi farlo, con la tua sagacia e la tua intelligenza.
-Non puoi darmi qualche consiglio? Devo ispirarmi alle misure del tempio, alla divina proporzione? Come farò, da solo, a trovare la giusta misura per ogni cosa?

-Esistono misure universali, stabilite dagli dei, e sono quelle della natura. Guarda le parti del tuo corpo, come sono ben costruite e armonizzate tra loro, c’è un canone che le governa. Poi, ci sono misure particolari, che valgono per le situazioni contingenti, e spetta all’uomo stabilirne la lunghezza. Se proprio vuoi un consiglio… ispirati al motto che è scritto sul mio tempio, a Delfi: “Nulla di troppo”.

Dioniso scuote la testa e allarga le braccia: - Nulla di troppo, già. E poi “Conosci te stesso”. Provvedi pure alla tua città, Ulisse, dotala di case sicure e di strade che consentano la fuga, e di sistemi che facilitino l’allontanamento in caso di pericolo: rendi i cittadini di Itaca uomini orgogliosi, fieri del suo re. Ma quando avrai finito il tuo lavoro, e tutto sarà misurato e ordinato, regolato da un perfetto sistema geometrico come ti suggerisce Apollo, metti i tuoi calzari migliori e scappa verso il bosco. Corri fino al mare, bagnati nelle acque immortali, nuota, canta, muoviti e danza senza misura: è questo, Ulisse, il vero senso della tua vita.
-Mi avete confuso, volevo consigli pratici e mi avete dato norme filosofiche. Cosa farò adesso?

Apollo lo guarda con sollecitudine e gli posa una mano sulla spalla: - Non temere, Ulisse. Ti basterà mescolare le mie parole con quelle di Dioniso, e otterrai la giusta misura per ogni cosa. Tutto cambia e tutto resta uguale, ma tu saprai trovare la bussola per orientarti e costruire la tua città. Non dimenticare chi sei: un uomo speciale, un grande eroe, una guida per i tuoi simili. Il tuo corpo e il tuo volto svaniranno, ma il tuo nome e il tuo insegnamento resteranno vivi per sempre.

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