Lunedì 18 Gennaio 2021 | 05:37

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Stanze, dialoghi, speranze: «Caro papà, quando ci vedremo, il tempo insieme sarà migliore»

Noi adolescenti e il lockdown

Dal 9 di marzo con la mia famiglia sono partito per un viaggio a bordo di una nave di circa 130 metri quadrati che senza muoversi viaggia sull’oceano, un oceano sempre uguale, fatto di un parco e di un condominio che svetta davanti a noi. Così, su mia bizzarra idea, io, mia mamma e Stefano, il suo compagno, abbiamo deciso di vivere la quarantena: fingendo di essere su una nave dotata, sì di tutti i comfort, ma impegnata in una lunga e monotona navigazione oceanica. Fuori, al posto della sterminata massa d’acqua che appare sempre identica, si scorge la stessa “vista”, sempre uguale, ma proprio come l’oceano appare uguale tutti i giorni, solo a una prima occhiata non lo è. Gli alberi si riempiono di foglie verdi, come i nostri capelli che imperterriti crescono; l’erba spunta lì dove prima non c’era, perché sempre schiacciata dalle scarpe; le poche persone che passano sono come i rari delfini che guizzano davanti alla prua della nostra nave. Proprio come su una nave, si può uscire solo sul ponte; noi usciamo sul balcone, con un po’ di immaginazione tutto combacia, no?!
Il suo equipaggio, formato da tre persone e due gatti, è forte ma a volte la tensione si fa sentire: non avevamo mai fatto un viaggio così lungo e complesso; capita spesso che si discuta a cena sull’evoluzione delle cose, ma dopo tutto sta sempre a noi saper ritrovare quell’attesa che si è persa nell’immediatezza del nostro moderno stile di vita. Navighiamo insieme a vista, il porto potrebbe essere vicino per mettere finalmente i piedi sul molo; dobbiamo saper assecondare e sfruttare l’attesa. Partiti da un continente ospitale, dopo l’oceano si vedrà in lontananza la striscia di terra. Io e la mia famiglia la viviamo con un pizzico di ironia e fantasia, giorno dopo giorno, eterni scopritori di noi, in un’aura di forzata novità. Nel silenzio diverso di ognuno ci siamo scoperti reciproci e fondamentali sostenitori, rendendoci conto, solo adesso, che la nave “Famiglia” non può navigare da sola senza il suo equipaggio.
Lorenzo, classe quinta, Milano

A Te (testo partecipante)
Ciao papà,
finalmente trovo il tempo per scriverti. Fino a poco tempo fa il mondo correva, senza sosta, la maratona della vita e sembrava non potersi fermare.
Da più di un mese invece, Alice, mamma e io siamo a casa e solo la tecnologia ci aiuta nel contatto con l’esterno.
Ci hai sempre trasmesso l’amore per le persone e il mondo virtuale era l’ultimo a cui ti interessava avvicinarci. La tua risposta alle frequenti lamentele di essere le uniche bambine senza telefono era: “Adesso vi mostro cosa vi perdereste”. Poi ci portavi al parco, dove facevamo sempre amicizia con qualcuno.
Ti ringrazio perché, quelle sere, chiudevo gli occhi con un valore in più.
Ad oggi cerchiamo di impiegare il tempo che abbiamo a disposizione non tanto a pensare a come riempire le giornate, quanto a riscoprire la semplicità della vita. Ci siamo lamentate così a lungo della nostra routine, che pensiamo sia giusto vivere questa sosta come tale.
Abbiamo sperato tanto di poter fuggire dalla quotidianità per rifugiarci a casa nostra che, adesso, non possiamo sentirci prigioniere e soprattutto “sole”, in famiglia.
Desideriamo recuperare il tempo mai avuto in quelle giornate troppo piene e quello perso a causa dell’importanza data a cose superflue, a discapito di quelle essenziali.
Fa quasi paura aver compreso l’immenso valore di un sorriso, di una stretta di mano o di un abbraccio.
A proposito, in questi giorni capita di abbracciarci spesso e, ogni volta, ti sento con noi.
Sul retro della copertina del romanzo Castelli di rabbia, Alessandro Baricco scrive: «Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde».
Mamma ce lo ripete sempre: solo il tempo risponderà al perché di tutto questo.
Il virus è di passaggio, ma ci auguriamo che il sentimento di umanità che ha risvegliato possa durare in eterno.
Ti scrivo perché, in questo momento, sento più forte il bisogno di renderti partecipe della mia vita, anche se so che, da lassù, lo sei sempre.

Sara Jo, classe quarta, Milano

Netflix anni Settanta (testo partecipante)
23.02.2020. Inizio del distanziamento sociale trasformato successivamente in quarantena. La domanda più comune che sorge a tutti, dettata dalla noia e dalla restrizione, è: “Che cosa faccio?”. Restando in casa per molto tempo, la noia diventa come un demone interiore che ci divora, ma oggi sono qui per consigliare uno dei passatempi preferiti dalla maggior parte dei giovani e anche da mio padre. Voglio parlare di una piattaforma digitale che dalla sua nascita ha cambiato la vita di molti, un esperimento ben riuscito, sto parlando di Netflix, un sito a pagamento che offre centinaia di film, serie Tv, documentari, tutto il cinema è raccolto in tredici euro e cinquanta.
Cosa c’entra mio padre, vi starete chiedendo?
Ebbene, mio padre da quando ha scoperto Netflix è tornato ragazzino, ma non un giovanotto degli anni Settanta, bensì uno dei giorni nostri. Devo ammettere che a volte sono molto invidiosa, perché tra lo studio e le faccende domestiche non dedico abbastanza tempo a ciò che amo, invece, lui – udite bene ciò che sto per dire – si accomoda sulla poltrona dondolante verso le nove di sera, e come per magia viene trasportato in un mondo parallelo, come una sorta di limbo dove il tempo passa ma non passa, dal quale poi esce quando, guardando il telefono, si accorge che sono le otto di mattina.
Incredibile vero? Passare la notte accompagnati dalla suspense delle puntate che si susseguono una dopo l’altra, un po’ come il vecchio detto delle ciliegie. Il suo modo di intrattenersi sembra molto sbagliato, secondo il parere di molti che disprezzano Netflix o simili, perché sono convinti che siano motivo di distrazione; io non la penso così, per la prima volta posso condividere qualcosa solo con mio padre, è il nostro piccolo segreto, condividiamo anche gli stessi gusti per quanto riguarda il cinema: amiamo l’azione e la suspense e certe volte anche qualche mostro non fa male.
Adoro la nostra classifica con voti, scambiarci pareri e consigli sulle prossime serie, spero che questa diventi una tradizione anche post quarantena.

Giulia, classe terza, Arconate
Un giorno di sole (testo partecipante)
Guardo il sole dalla mia finestra.
Mi guarda e sento un leggero sussurro che mi arriva, può essere sentito solo dalla mia Anima che muta ogni momento e poi si ferma, tace e ascolta.
Il sole dolce e lucente mi sussurra e la mia Lei interpreta: “Non smetto di esistere, non ho mai smesso e mai smetterò”.
Non mi sento più sola, la luce mi illumina e questo mi basta per credere che presto questa catena che ci sta bloccando finirà.
Mi manca sentire l’aria primaverile che accarezza il mio volto, mi manca la libertà di viaggiare fra le vie della mia città, mi manca quel bacio dato di sfuggita fuori da scuola e ballare sotto le stelle.
Mi manca prendere un caffè nella piazza, in quella piazza che ha molto più da dire rispetto a dei passanti veloci, forse troppo rapidi per gustare, ammirare, respirare, toccare.
La velocità ora non c’è più, siamo fermi all’interno delle nostre mura e pensiamo a quanto forse prima avremmo potuto essere più lenti e riflessivi, che a volte la vita ti porta via solo perché tu possa rivalutare ciò che sei, così da poter essere migliore di prima; guardo il sole dalla mia finestra e penso al fluire del tempo, a quanto possa essere sfuggevole ed incantevole.
Viviamo attimi che sembrano eterni e vite che finiscono troppo presto.
Il sole mi guarda e sussurra ancora, sempre: “C’è bisogno di fermarsi, c’è bisogno di cambiare”.
Oggi scelgo di vivere questa situazione che ci ha messo con le ginocchia per terra forte e consapevole che il sole splende sempre, che il silenzio parla, che in un mondo che ti vuole troppo veloce, l’unico modo per uscirne è fermarsi, guardare il cielo e sorridergli come faresti a un vecchio amico che c’è sempre stato, anche quando non avevi gli occhi, o forse il cuore, per accorgerti che era lì con te, a proteggerti.
Fuori dalla mia finestra c’è un sole che splende e mi illumina, gli sorrido e rifletto: l’umanità avrà un nuovo senso, un nuovo valore, una nuova volontà di vivere e di fermarsi al momento giusto, al tempo giusto.

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