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Si vince o si perde tutti insieme

Maggioranza e minoranza, centrosinistra e centrodestra. Al di là delle appartenenze, la minaccia del virus impone di unire le forze per cercare di superare nel miglior modo possibile, o con il minor danno possibile, questa prova terribile

Il Parlamento recuperi sùbito il proprio ruolo

Lo diciamo e lo ripetiamo ormai dall’inizio della pandemia. Siamo tutti sulla stessa barca. Nessuno si salva da solo. Si vince o si perde tutti insieme. Ma tutti chi?

Tutti noi esseri umani, naturalmente; cittadini di questo Paese, dell’Europa e del mondo. Governanti e governati. Rappresentanti e rappresentati. Ma è arrivato il momento di chiamare in causa esplicitamente maggioranza e minoranza, centrosinistra e centrodestra. O quantomeno, tutti quelli che si definiscono “volenterosi”, senza usare più l’infelice espressione “responsabili”: cioè uomini e donne di buona volontà, di buon senso, ragionevoli e razionali. Del resto, la nostra Costituzione non prevede espressamente che il parlamentare eserciti la sua funzione “senza vincolo di mandato”? E allora, i singoli deputati e senatori dell’opposizione – se vogliono e ne hanno il coraggio civile - possono assumersi la responsabilità di disporre del proprio voto come meglio credono in funzione dell’interesse nazionale.

E dovrebbe richiamare soprattutto i politici alla consapevolezza del loro “servizio”, del loro ruolo e della loro funzione. Senza contropartite, senza scambi, al di là degli interessi personali, di gruppo o di partito.

Non c’è bisogno di fare un governo di unità nazionale per praticare l’unità nazionale. È una questione di responsabilità, appunto, non di poltrone. Un impegno morale, non un incarico di governo o di sottogoverno. E al tempo della pandemia ciò vale non solo per l’Italia, ma per tutto il mondo.
Prendiamo esempio allora dal “piccolo” Portogallo. In quel Paese, il 24 aprile scorso, il leader dell’opposizione Rui Rio, capo del Partito socialdemocratico che si chiama così ma in realtà è un partito conservatore, rivolse questo discorso al premier socialista António Costa:

“La minaccia che dobbiamo combattere esige unità, solidarietà, senso di responsabilità. Per me, in questo momento, il governo non è l’espressione di un partito avversario, ma la guida dell’intera nazione che tutti abbiamo il dovere di aiutare. Non parliamo più di opposizione, ma di collaborazione. Signor primo ministro, conti sul nostro aiuto. Le auguriamo coraggio, nervi d’acciaio e buona fortuna perché la sua fortuna è la nostra fortuna”. Un intervento tanto apprezzabile da essere ripreso qualche giorno dopo in un post su Facebook anche dal regista turco Ferzan Ozpetek, notoriamente legato alla Puglia per i suoi film realizzati nel Salento.

Che cosa succede, invece, da noi? Succede che l’opposizione di centrodestra - per bocca del suo leader virtuale, Matteo Salvini – predica il negazionismo d’ispirazione trumpiana e lui stesso si decide (finalmente) a indossare la mascherina, ma quella pro-Trump a stelle e strisce. Prima gli italiani o America first? E intanto i partner della sua coalizione reclamano un “tavolo di condivisione” con il governo, quasi che fosse necessario varcare il portone di palazzo Chigi e prendere posto in una sala riunioni per poter formulare proposte o richieste. Oppure, respingono sdegnosamente l’ipotesi del voto a distanza, da remoto, via email, già autorizzato dalla Camera dei rappresentanti negli Stati Uniti e dal Parlamento europeo a causa dell’epidemia di coronavirus, come se fosse un attentato alla democrazia o un tentativo di golpe.

Nel nostro Mezzogiorno, il governatore della Regione Campania sfida apertamente il ministro dell’Istruzione, decretando la chiusura delle scuole dove la percentuale dei contagi risulta prossima alla zero e comunque il rischio è sotto controllo. Nel contempo, l’ottimo sindaco di Bari Antonio Decaro, nella sua qualità di presidente dell’Associazione dei Comuni italiani, scatena una tempesta in un bicchier d’acqua e contesta la decisione governativa che lascia ai “primi cittadini” la discrezionalità di decidere il coprifuoco serale nelle vie e nelle piazze delle loro città dove si verificano gli assembramenti della movida, protestando per lo “scaricabarile” e denunciando una “scorrettezza istituzionale”. Ma come?! E la tanto invocata autonomia degli enti locali? Non è stato proprio Decaro, durante la prima ondata dell’epidemia, a scendere nelle strade per richiamare i suoi concittadini che non usavano la mascherina o non rispettavano il distanziamento, a farsi fotografare o riprendere dalla telecamere, meritandosi giustamente l’appellativo di “sindaco sceriffo”?

Delle due, l’una: se non c’era neppure bisogno di specificare che sono i sindaci a decidere di chiudere o meno un quartiere, allora non è stata commessa alcuna scorrettezza istituzionale e quindi non occorreva nemmeno parlarne nei vertici tra governo e amministratori locali. Né tantomeno era il caso di alzare un tale polverone polemico. Si chiedano, semmai, uomini, mezzi e risorse per adottare efficacemente queste misure e per farle rispettare.

Da un capo all’altro della Penisola, non passa giorno che non si registrino violazioni o trasgressioni alle norme di sicurezza. Dal bar di Bologna che chiude a mezzanotte e riapre all’una, alla cornetteria di Catanzaro che rialza la saracinesca appena un quarto d’ora dopo la chiusura; dai “furbetti del calcetto” che a Roma si iscrivono alle società sportive dilettantistiche aderenti al Coni per trovare una scappatoia al divieto di giocare, fino alla festa con quattrocento persone nella discoteca di Nardò. C’è un campionario quotidiano di atti e comportamenti che, più meno consapevolmente, eludono o aggirano le norme anti-Covid a tutela della salute collettiva.

Il governo giallo-rosso avrà pure commesso errori e accusato incertezze o ritardi in questi otto mesi di “guerra sanitaria” al coronavirus. Ed è legittimo contestare mancanze, inefficienze, omissioni. Ma sta di fatto che oggi l’Italia si trova in condizioni migliori di altri Paesi europei, come la Francia, la Spagna, la Gran Bretagna e la stessa Germania. E rispetto alla carneficina dello scorso inverno, i contagi tendono purtroppo ad aumentare con l’aumento dei tamponi, ma per ora il numero dei ricoveri in ospedale, delle terapie intensive e soprattutto dei decessi risulta inferiore. Se siamo tutti sulla stessa barca, finché galleggia, cerchiamo allora di non farla rovesciare.

Al di là delle appartenenze, la minaccia del virus impone di unire le forze, le menti e le coscienze per cercare di superare nel miglior modo possibile, o con il minor danno possibile, questa prova terribile che richiama ognuno di noi alla solidarietà e al rispetto reciproco.

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