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A scuola come in ufficio si entrerà a orari differenti per consentire il trasporto pubblico in sicurezza. Toccherà ai dirigenti scolastici raccordarsi con province, regioni e società di trasporti per assicurare l’entrata in classe nei tempi stabiliti per garantire il necessario distanziamento.

Dopo l’addio al compagno di banco cui confidare i propri segreti e chiedere consiglio e farsi aiutare nei compiti in classe, arriva l’addio alla campanella che suona per tutti all’ingresso e all’uscita da scuola. Addio anche alle urla di gioia in classe. Almeno questo è quello che prevede il Comitato Tecnico Scientifico. Urlare, spiegano i medici, aumenta lo spargimento di goccioline che, se infette, hanno la capacità di contagiare. Difficile pensare, però, che in una classe tutti si ricordino di rimanere in silenzio. Addio anche agli insegnanti che gridano a gran voce “State zitti!” per farsi rispettare..

All’entrata, alla ricreazione e all’uscita come potrà essere impedito il consueto vociare? Toccherà ai dirigenti individuare il piano scuola e decidere gli orarti di ingresso e di uscita , scaglionandoli nella mattina, a gruppi di due o tre o optare per qualche giorno alla settimana di didattica a distanza .Sarà poi la volta delle società di trasporto regolamentare gli orari delle corse per rispettare il DPCM. Bus pieni fino all’80%, al 100% solo se il viaggio dura meno di 15 minuti, mascherine obbligatorie sui mezzi, distanziamento , marker segnaposto ,separatori, controllo dei filtri, disinfezione almeno una volta al giorno significa aumentare responsabilità per gestori e autisti. Il conducente, inoltre, dovrà indossare i dispositivi di protezione individuale e al momento della salita sul mezzo di trasporto scolastico dovrà obbligare studenti e lavoratori a indossare la mascherina. Con quale autorità? Fino allo scorso anno sui treni e sugli autobus viaggiavano tra posti in piedi e seduti 70 persone per mezzo. Matteo Colamussi, presidente Astra Puglia e Basilicata lancia il grido di allarme. “Delegare le responsabilità alle aziende e non pensare alla sicurezza dei lavoratori è grave. Si è fatto un piccolo passo in avanti ma non basta. Non ci sono i mezzi, continua, in Puglia abbiamo circolanti 1750 autobus; mancano 350 bus e 450 autisti per attuare il protocollo mentre i problemi di sanificazione rimangono. Non abbiamo mai visto i volontari promessi per i controlli sui mezzi, i 200 milioni stanziati sono il ristoro di mancati introiti del periodo di lockdown.

Le violenze sui mezzi, poi, sono all’ordine del giorno, provocando stress nei lavoratori. Alla fine dell’anno i ricavi diminuiranno e la sostenibilità dei bilanci non sarà più possibile. Tutelare utenti e lavoratori così sarà difficile” Andare a scuola si presenta dunque come un percorso ad ostacoli . La salita degli alunni sui mezzi di trasporto avverrà evitando in modo che alla fermata sia rispettato il distanziamento di un metro;si dovrà salire sul mezzo in maniera ordinata, facendo salire il secondo passeggero dopo che il primo si sia seduto. Per la discesa si dovranno evitare contatti ravvicinati e non ci si potrà alzare dal proprio posto se non quando il passeggero precedente sia sceso.

Ci vorranno mezzi e personale aggiuntivi e i costi per i gestori delle linee che portano a scuola e al lavoro studenti e cittadini sono destinati a lievitare. I 200 milioni a disposizione per il trasporto regionale, rischiano di essere una goccia d’acqua in un mare di problemi. Le risorse non sono ancora disponibili e l’organizzazione è ancora tutta da fare. Quanti mezzi saranno necessari per l’ingresso scaglionato a scuola? Chi userà monopattini e biciclette? Chi userà i mezzi privati e magari il trasporto tra “ amici congiunti”? In tanti useranno l’auto, aumentando il traffico in entrata nelle grandi città e peggiorando l’ambiente. Lo spettro della didattica a distanza non si è allontanato, anzi è probabile che non siano solamente gli studenti del superiore a usufruirne, ma anche quelli della media negli istituti dove le aule sono troppo piccole e non in grado di garantire il distanziamento che permetterebbe di evitare le mascherine. Sulla carta le regole ci sono, ma andranno verificate caso per caso. Quanti genitori misureranno la temperatura prima di mettere i propri figli sul treno e sull’autobus? Chi affronterà tra i docenti i test sierologici e i temponi? Sono ancora tutte domande in attesa di risposte.

Il 24 settembre non è molto lontano. A scuola si dovrà andare in sicurezza. Con quali mezzi? E’ ancora tutto da decidere anche perché come diceva il poeta Eros Drusiani “basta salire su un autobus la mattina per capire che l’uomo è un animale sociale, ma sicuramente poco socievole”. Dovremo imparare a pagare il biglietto, a garantire il posto agli abbonati, a non protestare , ad aspettare pazientemente distanziati con ilo sole e con la pioggia. Non tutti lo faranno e chi ne farà le spese saranno i genitori, costretti a barcamenarsi tra ufficio e scuola, con orari diversi e spesso incompatibili.

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