Domenica 09 Agosto 2020 | 05:36

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Siamo tornati nella palude dell’epoca ante covid

Sono bastate poche settimane per rendersi conto che in fondo il Covid non ha cambiato proprio niente. Ci ha solo rovinata l’esistenza e a tanti ha strappato la vita

Lucia Fazio in un Covid hotel

Lucia Fazio in un Covid hotel

Sono bastate poche settimane per rendersi conto che in fondo il Covid non ha cambiato proprio niente. Ci ha solo rovinata l’esistenza e a tanti ha strappato la vita. Ma tutti coloro che speravano in una ripartenza eroica, in un rimboccarsi le maniche come all’indomani della guerra – quella vera – sono rimasti delusi. Da un lato ci sono i problemi, diventati ora grandi come montagne, dall’altra il galleggiare quotidiano. Conte è tornato a preoccuparsi della tenuta della maggioranza e deve muoversi come tra Scilla e Cariddi: da un lato i 5Stelle, ostinati su alcune posizioni pregiudiziali, dall’altra il Pd, partito sempre più attraversato da correnti fatali che ricordano il crepuscolo della Dc.

Morale, ci sono provvedimenti che vengono annunciati con grande tempestività ma che non riescono a trovare attuazione. Basti pensare a tutta la sfilza di bonus declamati nei mesi della pandemia: ben pochi, anzi pochissimi si sono trasformati in beneficio concreto per i cittadini. Sono in speranzosa attesa gli acquirenti di bici e monopattini, coloro che hanno ristrutturato casa o hanno rifatto le facciate, senza contare la cassa integrazione, panacea per i tanti danni generati dalla crisi, ma incassata da pochi.

L’opposizione è tornata al suo disco rotto: andare alle elezioni, come se votare potesse cambiare le persone. Invece può cambiare solo gli inquilini di turno dei vari palazzi, i quali però continuerebbero a fare ciò che fanno gli altri o che hanno già fatto essi stessi. All’Italia non serve un’altra stagione di Papeete e di propaganda contro gli immigrati. Il cambiamento non è questo né quello reclamizzato dai 5Stelle. Ci si candida alla guida di un Paese perché si presume di avere capacità, competenze e risorse morali tali da risultare utili alla comunità. Le ultime Politiche ci hanno consegnato – e l’abbiamo visto sul campo – un Parlamento fra i più incapaci e incompetenti della storia repubblicana. Allora c’è forse un problema di classe dirigente a tutti i livelli: c’è qualcuno che se ne occupa? No, andiamo avanti per inerzia, se va bene, o per clientele.

A livello europeo le cose non vanno meglio. Stiamo ancora a gingillarci con la questione se la Ue sia madre che ci coccola o matrigna da mandare a quel paese al più presto. Si discute ancora sul Mes, come se un paese tecnicamente in bancarotta come l’Italia possa permettersi tante sofisticherie ideologiche. Prendiamoli questi soldi e cerchiamo di farli fruttare al meglio, visto che quest’anno il grande fiume di denaro alimentato dal turismo sarà praticamente secco. È un pianto andare in città come Roma, Firenze o Venezia – solo per citare le big – e vedere alberghi e ristoranti chiusi o con pochissimi eroici clienti. Stringe il cuore andare a cena e là dove un tempo se non avevi prenotato non mangiavi nemmeno se ti raccomandava il Papa, adesso si è in quattro al massimo e due di quelli sono gli amici che ti sei portato tu.

La voglia di ritorno alla normalità si è confusa con la voglia di restare impantanati nell’era a.C. (ante Covid). Stiamo ancora a discutere degli incestuosi rapporti tra politica e magistratura, dell’accanimento delle toghe nei confronti di Berlusconi, delle zone d’ombra fra i poteri dello Stato, ma nessuno muove un dito per cambiare le cose. Il passato appare sempre più come una palude dalla quale non riusciamo a venir fuori, che giorno dopo giorno inghiotte risorse ed energie. Una volta si insegnava che il passato serviva a migliorare il presente e a costruire il futuro, oggi sembra che sia un tempo perenne – il «presente del passato» lo definiva Sant’Agostino – e non qualcosa dal quale staccarci per tornare a volare.

Servirebbe un taglio netto con il passato, un colpo di reni per rimettersi a lavorare con spirito nuovo e con lo sguardo rivolto in avanti. Alla fine della guerra le forze che avevano fatto blocco contro il fascismo, ma che erano pronte a riprendere le armi per farsi la guerra fra loro, trovarono leader capaci di governarle e di volgerle al bene comune. La Costituzione, che tutti citiamo, lodiamo e usiamo spesso come scudo alle nostre ambizioni, nacque proprio così ed è il più evidente esempio di come dalle diversità di storie e idee possano nascere i progetti migliori.

Oggi stiamo a mercanteggiare poltrone, a studiare alchimie per cambiare maggioranze che consentano a tutti di continuare a galleggiare. È il trionfo del gattopardismo. Diamo un taglio al passato, sfruttiamo la catastrofe del Covid – in fondo la parola crisi significa anche valutare e scegliere – per ricominciare davvero, per uscire da un «prima» e costruire un «dopo».


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