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Il dovere della memoria e il diritto di dimenticare

Papa Francesco ha anticipato da tempo il tema scelto per la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2020: la memoria

Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, il 7 luglio a Bariincontro ecumenico per la pace

Papa Francesco

Il 24 gennaio si celebrerà, come da consolidata tradizione, la «Giornata mondiale delle comunicazioni sociali». Papa Francesco ha anticipato da tempo il tema scelto per la Giornata del 2020: la memoria. Lo spunto biblico è offerto da un versetto del Libro dell’Esodo (10,2): «Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria».

La scelta di papa Francesco risulta coraggiosa e in controtendenza rispetto ai tempi attuali. Con l’esplosione di Internet ci troviamo infatti di fronte a un eccesso di memoria, per cui la nuova frontiera dei diritti è data dall’oblio, cioè da quel diritto a dimenticare e a essere dimenticati teorizzato in Francia agli inizi degli anni ‘60.

Fino a qualche lustro fa l’uomo era angosciato dalla paura di essere dimenticato. Il desiderio di restare nella storia ci ha regalato una serie stupefacente di opere d’arte, di scritti, di monumenti.

La parola «monumento» deriva dal verbo monere, che significa ricordare, far sapere. Da cui anche il termine «monito». Il monumento dunque non solo come un’asettica testimonianza, ma come «avviso» al di là del tempo. Monumenti sono anche le piccole tombe dei nostri cimiteri: un modo per perpetuare la memoria di chi ci ha lasciato.

Nel passato così forte era la voglia di ricordare che una delle pene più feroci era la «damnatio memoriae», cioè la cancellazione totale dell’esistenza di una persona, di un vip, non di un villano qualunque. Come se non fosse mai esistita.

Con la nascita dei giornali a stampa si assiste a un fenomeno nuovo. Accanto ai pochi archivi di corti, parrocchie, vescovadi e notai, ora sono quotidiani e periodici a raccogliere giorno dopo giorno atti e fatti, curiosità e personaggi. Ma è difficile e molto faticoso andarli a reperire a distanza di tempo.

La vera grande rivoluzione la compiono i computer, Internet e i motori di ricerca. Miliardi di miliardi di dati sono raccolti in un deposito sconfinato che ogni giorno si arricchisce di altri miliardi di dati. Per muoversi in questo labirinto di parole, suoni e immagini, occorrerebbero anni o forse secoli se non vi fossero i motori di ricerca. Grazie alla potenza di algoritmi straordinari, i «motori» sono in grado nel giro di qualche millesimo di secondo di trovare quanto è richiesto.

Sono capaci di riportare alla luce anche gli errori di ciascuno. Basta digitare il nome di una persona su Google o su un altro motore di ricerca e il suo passato è a disposizione di chiunque. Nelle aziende la prima selezione del personale avviene ormai in questo modo. Ma se il passato torna continuamente a galla è impossibile rifarsi una vita, dimenticare, perdonare ed essere perdonati. Ecco quindi il diritto all’oblio, il diritto cioè di attenuare gli effetti della smisurata capacità della Rete di ricordare.

Il Papa allora è diventato un conservatore che si oppone ai nuovi diritti e alle nuove esigenze della società? No. Nella riproposizione di un evento trascorso, occorre distinguere tra i fatti privati di ciascuno e quei fatti che invece interessano la comunità e la cui cancellazione porterebbe ad amputare la storia. Il delicato lavoro di discernimento pesa in gran parte sui giornalisti (il tanto sbandierato Regolamento europeo è un bluff). I quali si sono dati anche precise regole per cercare di rispettare da un lato il diritto del singolo a essere lasciato in pace e dall’altro il diritto della comunità a conoscere il proprio passato.

Papa Francesco vuol far riflettere sull’importanza della storia, sul dovere di non dimenticare e sul dovere di fedeltà alla verità che esso implica, perché solo così l’umanità potrà imparare dagli errori precedenti.

Benedetto Croce distingueva fra i termini ricordare e rammentare. Il primo significa riportare al cuore, il secondo riportare alla mente. In questo nostro tempo malato di nostalgie pericolose abbiamo il dovere di rammentare, cioè di mettere da parte le passioni e i sentimenti, e di tenere invece ben vivo il monito del passato con la vigilanza attiva della ragione. È il dovere della memoria. Per non ripetere gli stessi errori, per non piangere sugli stessi dolori.

Oggi che in Italia come in molti Paesi sembrano risvegliarsi teorie e propositi che hanno portato a tragedie immani; che attraverso il cinema e la tv si ricostruiscono eventi passati dimenticandone spesso gli aspetti sconvenienti o evitando di darne un giudizio morale; oggi che riaffiorano teorie politiche deliranti, il Papa prova a dire una parola di chiarezza. E si rivolge a coloro - come giornalisti e comunicatori - che hanno le responsabilità più grandi in questo campo e delle quali spesso non sono consapevoli. È questo il senso del messaggio del Papa per il prossimo 24 gennaio.

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