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Non ce ne vogliano gli amanti dell’arte contemporanea, di quell’arte concettuale nella quale il messaggio, la provocazione, contano più dell’opera in sé. Ma l’idea che «Comedian», l’opera di Maurizio Cattelan esposta alla fiera Art Basel di Miami abbia finito per essere... mangiata da un collega buontempone dell’artista padovano, ci diverte proprio assai.
A beneficio dei Lettori, almeno di quanti tra loro (non crediamo proprio pochissimi) sono a digiuno di arte contemporanea, giova ricordare che «Comedian» altro non era che una banana vera, fissata su una parete bianca con un pezzo di nastro adesivo grigio. E che il suo valore sul mercato dell’arte era stato indicato in ben centoventimila dollari (circa centodiecimila euro), una cifra presumibilmente sufficiente ad acquistare un intero bananeto. Ma in un mondo nel quale Piero Manzoni si concesse, quasi sessant’anni fa, di inscatolare la sua ormai celebre «merda d’artista», si può dire che valga tutto. E pertanto si deve anche saper accettare l’idea che, a cotanta profonda provocazione - siamo tornati alla banana... - possa seguire una reazione ancor più provocatoria, appunto quella dell’artista David Datuna che ha rimosso dal muro il frutto del... peccato e lo ha mangiato, facendosi riprendere con un telefonino. Era una performance d’arte anche la sua, ha poi spiegato, dal titolo che la dice lunga: Hungry Artist, l’artista affamato.

Possiamo soltanto immaginare cosa si possa provare nell’addentare una banana talmente preziosa, né di quanto quel piacere possa successivamente accrescersi nell’apprendere di non dover risarcire l’autore o la fiera. E però, ai poveri mortali abituati ad accettare, tutt’al più una Gioconda baffuta e che già davanti ai celebri tagli di Fontana cominciano ad andare in crisi, un episodio simile non può non ricordare Le vacanze intelligenti, il film del 1978 in cui Alberto Sordi con rotonda signora al seguito, nei panni di una coppia di fruttivendoli arricchiti, venivano «spediti» dai propri figli in un esilarante tour culturale che, tra musei e concerti di musica contemporanea, ne metteva duramente alla prova gli animi (e i gusti) semplici, da figli del popolo.
E se è vero che talvolta quello dalla fantasia alla realtà è un passo brevissimo, è altrettanto inevitabile ricordare l’eroica donna delle pulizie che proprio a Bari, nel 2014, scambiandole per ordinaria spazzatura, affidò agli operatori ecologici due opere d’arte del valore di qualche migliaio di euro, esposte alla Sala Murat durante la mostra «Display Mediating Landscape». Anche lei, al pari di Datuna, stava reagendo provocatoriamente con una performance estemporanea. Il cui messaggio non era poi così difficile da interpretare!

La casistica, tutt’altro che sporadica, potrebbe proseguire a lungo, ma ci fermiamo qui. Ma pur nella consapevolezza di andare incontro agli strali dei grandi sacerdoti della critica d’arte con tanto di coribanti al seguito, riesce difficile non restare perplessi davanti all’ipotetico significato - o messaggio - di una banana appiccicata al muro (ché di questo si parla); e per giunta a cinque zeri. Qualcuno, in questi giorni, ha pubblicato sui social le foto di panzerotti attaccati alle pareti, quasi a voler ripercorrere i passi di Cattelan con un capolavoro analogo. Ma il panzerotto unge, inguacchia e, soprattutto, non è diabolicamente provocatorio come la banana. E poi, mentre quest’ultima può essere consumata con soddisfazione finché la buccia non si fa marrone, il panzerotto ha bisogno della sua temperatura ustionante e consumarlo freddo è un crimine contro l’umanità.

In ogni caso, la banana è stata rimpiazzata perché, fanno sapere da Miami, «l’opera è stata pensata come rinnovabile e sostituibile e il suo valore risiede nell’idea».
A questo punto, ci aspettiamo che venga più riprodotta e imitata di Monna Lisa. Con buona pace di messer Leonardo.

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