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«Santa subito» e altri doc: l’Italia colpita al cuore

Nelle sale dal 9 dicembre il film di Piva che ha vinto il Festival di Roma. Su Rai Movie il 12 il lavoro di Bignami a 50 anni dalla strage di piazza Fontana. E fa riflettere “Vaccini” di Elisabetta Sgarbi

«Santa Subito», il docufilm su Santa Scorese vince la Festa del Cinema di Roma

I francesi lo definiscono Cinéma du Réel e al «cinema del reale» è intitolato il festival estivo che il regista Paolo Pisanelli organizza nel Salento segnato dall’eredità del pioniere Adriano Barbano, ospitando nomi importanti quali Letizia Battaglia e Cecilia Mangini. La stessa Mangini, indomita novantenne originaria di Mola di Bari, è fra i protagonisti di quel cinema che noi italiani chiamiamo semplicemente «documentario».

Nel secondo dopoguerra, il documentario fu spesso la «palestra» per autori destinati a diventare famosi (un nome per tutti: Michelangelo Antonioni), tuttavia ha sempre conservato uno statuto espressivo autonomo e orgoglioso della propria indipendenza sia dalle produzioni commerciali sia dalla Televisione. E sì che la Rai ha attinto dal documentarismo per programmi memorabili di Sergio Zavoli, Luigi Di Gianni, Folco Quilici... 

Un po’ appannatosi nel corso del tempo, il documentario di impegno civile è rinato negli ultimi dieci anni grazie ai festival, in primis la Mostra di Venezia che nel 2014 attribuì il Leone d’oro alla carriera all’americano Frederick Wiseman (Oscar onorario nel 2017), mentre l’anno prima si era aggiudicato il Leone per il miglior film Sacro GRA di Gianfranco Rosi, dedicato alla vita quotidiana lungo il Grande Raccordo Anulare di Roma. Sono molti altri i nomi di documentaristi ormai noti al vasto pubblico, da Michael Moore a Joshua Oppenheimer, da Sergej Loznitsa a Erroll Morris, a Wim Wenders che alterna «doc» e film di finzione.
Tra i più recenti documentari italiani, segnaliamo tre titoli preziosi. Intanto Santa subito del barese Alessandro Piva, che poco più di un mese fa ha vinto il premio del pubblico alla Festa del Cinema di Roma, e sarà nelle sale lunedì 9, martedì 10 e mercoledì 11 dicembre, secondo l’efficace formula distributiva dei «tre giorni» sperimentata con successo per i film sul mondo dell’arte (sono in arrivo lavori su Leonardo, Modigliani, Botticelli, Raffaello e Lucian Freud). Santa subito è la storia di Santa Scorese, la ventitreenne barese assassinata a Palo del Colle il 15 marzo 1991 dal suo persecutore (oggi diremmo stalker), sotto gli occhi impotenti dei genitori, nonostante la ragazza avesse più volte denunciato le molestie subite. Giovane attivista cattolica, Santa viene ricordata dai genitori, dalla sorella, dagli amici, dai sacerdoti che la conobbero e dall’avvocata Maria Pia Vigilante che evoca lo scenario di anni in cui mancavano persino le parole per definire la «violenza di genere» (tutt’oggi, in Italia, ogni 72 ore una donna viene uccisa da un uomo).


Finanziato grazie a un progetto comune della Apulia Film Commission e della Fondazione con il Sud, Santa subito è un magnifico esempio di documentario poetico e militante, mai retorico sulla figura della Scorese per la quale il Vaticano ha avviato un processo di beatificazione. Piva si muove con rara sensibilità «geo-sentimentale», montando i primissimi piani dei testimoni con i paesaggi cari a Santa, lungo il confine di un destino annunciato, un autentico martirio, scandito dalla bella colonna sonora minimalista del giovanissimo compositore Mattia Vlad Morleo.


Stessa durata di Santa subito, meno di un’ora, per Colpiti al cuore di Alessandro Bignami, passato la settimana scorsa al Torino Film Festival, a cinquant’anni dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Il film racconta l’inizio degli «anni di piombo» dando la parola allo storico Giovanni De Luna e allo scrittore Giuseppe Genna, nato pochi minuti dopo l’esplosione della bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, nel centro di Milano, che provocò 17 morti e 88 feriti. A partire dalle immagini di repertorio dello scrittore ribelle Luciano Bianciardi nella Milano della Vita agra, Bignami interpella quindi i registi che hanno dedicato opere alle tragiche stagioni fra i Sessanta e gli Ottanta: Marco Bellocchio, Renato De Maria, Marco Tullio Giordana, Wilma Labate e naturalmente Gianni Amelio.


Quest’ultimo, di cui il 9 gennaio uscirà Hammamet con Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi, esordì sul grande schermo nel 1982 con Colpire al cuore, la vicenda di un adolescente che si determina a denunciare il padre, un professore universitario «vicino» ad alcuni terroristi rossi, suoi studenti. Colpire al cuore fu realizzato per la Rai da Paolo Valmarana, giornalista e produttore tra i più lungimiranti nella storia della Televisione, la cui figlia Cecilia Valmarana ha ora prodotto per Rai Movie il film di Bignami: fosse per noi, andrebbe mostrato in tutte le scuole.


Al Torino Film Festival s’è visto anche il giocoso e lucidissimo Vaccini. 9 lezioni di scienza di Elisabetta Sgarbi, editore alla guida della Nave di Teseo e regista, con una laurea in Farmacia (come i genitori Giuseppe e Rina Sgarbi) e una specializzazione in Farmacologia che per l’occasione le sono tornate utili. Prodotto da «Betty Wrong» e dalla Fondazione dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, Vaccini allinea nove variazioni sul tema... Quando nascono i vaccini? Come agiscono? Quali effetti collaterali possono comportare? Parlano scienziati, medici e microbiologi come Gianpaolo Donzelli che presiede la «Meyer», Roberto Burioni, Alberto Mantovani, Chiara Azzari, Andrea Biondi; i filosofi e semiologi Massimo Cacciari, Emanuele Coccia e Anna Maria Lorusso; nonché «il medico di Lampedusa» Pietro Bartolo, assai impegnato nel soccorso e nella cura dei migranti.
Fuori dalle secche del dibattito corrente, venato degli impulsi irrazionali che disorientano l’opinione pubblica e le scelte politiche, Vaccini è una riflessione sui paradigmi del lavoro di ricerca e sul dubbio come stella polare per la scienza. Uno scetticismo salutare almeno finché non venga acquisita una certezza rigorosa, che in questo caso agisce in favore innanzitutto dei più deboli, i bambini. Ecco, il cinema al servizio del reale.

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