Martedì 19 Marzo 2019 | 23:45

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Basilicata in surplace voto di rinvio in rinvio

La campagna elettorale in Basilicata è da settimane ai nastri di partenza

La Corte Costituzionale boccia sette leggi della Regione Basilicata

È entrata in un loop temporale. La campagna elettorale in Basilicata è da settimane ai nastri di partenza. Sabato prossimo è in programma l'ultimo Consiglio regionale prima del “rompete le righe” di una legislatura che negli ultimi sei mesi è stata orfana del governatore Marcello Pittella (Pd), indagato nell'ambito dell'inchiesta sulle raccomandazioni nella sanità e sospeso dall'incarico.

Invocate dagli avversari politici per accelerare i tempi del voto, le dimissioni di Pittella non sono mai arrivate. Nel frattempo il Partito democratico ha continuato a “cincischiare”, rimandando fino al rimandabile ogni decisione, compresa quella di scegliere un proprio candidato governatore. Segmenti dei dem continuano a credere in una riconferma di Pittella, sperando in una riabilitazione della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul suo caso giudiziario il prossimo 26 novembre. Dall'altra parte della barricata, nel centrodestra, tanto per non prendersi un vantaggio, ci si accapiglia su un ventaglio di nomi e sulla paternità della scelta. Alleati, ma non troppo.

E mentre sul fronte politico gli unici contorni delineati sono quelli del M5S, con la candidatura di Antonio Mattia, e della lista civica Luci, fondata dalla giornalista Carmen Lasorella, aspirante governatrice, resta il rebus della data del voto. Tramontata l'ipotesi, caldeggiata dai cinquestelle e dalla Lega, del 13 gennaio 2019 per questioni di tempistica burocatico-istituzionale, alla presidente facente funzioni, l'assessore Flavia Franconi, non è restato che indicare quella del 20 gennaio per effetto della norma che dispone di indire le elezioni sessanta giorni dopo la scadenza naturale della legislatura, tenendo conto che si può arrivare alla domenica successiva rispetto al conteggio iniziale. Qual è il problema? Il 20 gennaio è il giorno dopo l'incoronazione di Matera capitale europea della cultura. Il 19, dunque, nella città dei Sassi ci sarà un evento di respiro internazionale a cui è atteso anche il Capo dello Stato e il presidente di una delle Camere. Vi immaginate cosa accadrebbe nel giorno del silenzio elettorale? Mattarella, per la verità, avrebbe già confidato al suo entourage che se fosse la vigilia del voto declinerebbe l'invito, svuotando di rappresentanza istituzionale un momento topico della storia di Matera e della Basilicata. Senza dire che se si dovesse votare proprio il 20 gennaio, la campagna elettorale, alle sue battute finali, creerebbe un'inevitabile interferenza con il programma della manifestazione, perdendo di vista l’obiettivo di garantire una degna accoglienza a visitatori e personalità della cultura europea che in quei giorni affolleranno Matera. Inoltre, soprattutto secondo i pentastellati, il rischio principale è che gli eventi in programma a Matera diventino comizi elettorali per gli esponenti di una giunta al capolinea.

Ecco perché sarebbe stato meglio votare prima, sgombrando il campo da possibili equivoci e paventati conflitti di interesse. Ma tant'è. Ora, paradossalmente, la data del 20 gennaio potrebbe mettere d'accordo tutti, nel senso che nessuno vuole votare quel giorno. Compreso i cinquestelle. La stessa Franconi, segnalando la concomitanza di Matera 2019 in una lettera inviata al Viminale - a cui spetta la decisione di disporre un eventuale decreto di proroga del voto - ha chiesto al ministro Salvini di valutare una data successiva. Il 10 o il 17 febbraio. Ma attenzione, potrebbero slittare ancora, e di molto, le elezioni: una legge dello Stato, infatti, obbliga di effettuare le consultazioni nella stessa data delle Europee, previste per il 26 maggio 2019. La Basilicata, insomma, rischia di dover aspettare a primavera inoltrata per tornare alle urne. Non sarebbe un fatto inedito in Italia, considerato che la stessa normativa, in passato, ha condizionato i tempi del voto in Abruzzo, dove gli elettori dovettero sobbarcarsi cinque mesi di una sfiancante campagna elettorale prima di poter mettere la crocetta sulla scheda. Scenario possibile, dunque, anche nel territorio lucano. Con l'aggravante che la proroga dell'attuale governo regionale, solo per affari correnti, costerebbe alla comunità qualcosa come 250mila euro al mese.

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