Giovedì 24 Gennaio 2019 | 10:09

LETTERE ALLA GAZZETTA

Il terremoto distrugge la vita e anche la speranza

«Abbiamo perso tutto - una vita di sacrifici è sepolta dalle macerie - nei nostri paesi non c’è più speranza». È il vero dramma raccontato dagli sfollati. Un terremoto non distrugge solo abitazioni, edifici, ma anche cittadini: distrugge le loro vite, le loro quotidianità. Catapultati da un minuto all’altro in un inferno alla visione proprio dei loro paesi demoliti in macerie o poco più.
Un vero dramma senza precedenti che ha fermato l’Italia intera e, che ha portato ingenti perdite da ogni punto di vista.
Il terremoto porta via tante cose, lasciandosi il niente dietro. Simbolo di tutto ciò, le suore clarisse di clausura che abbandonavano il monastero di Santa Maria della Pace, sul punto di crollare, violando addirittura le rigide regole della clausura. Ecco, da qui si capisce cosa il terremoto provoca, portando anche a svalutare l’identità, la figura storica che rappresentavano le stesse suore di clausura, portando caos nella normalità e nella vita odierna di sempre, testimoniata non solo dall’immagine molto forte degli sfollati e di cosa ne sarà dopo. Gli aiuti, importanti, oltre che in questi giorni, dovranno arrivare dopo, tra uno, due, tre mesi anche un anno, e non bisognerà abbandonarli sia in senso di case, cibo, quindi bisogni primari, e sia in base all’istruzione per i più giovani, che per il lavoro per gli altri; insomma portare tutti al più presto alla normalità con un impegno e un lavoro duro fino alla fine, per non abbandonare o lasciare indietro nessuno.
Naturalmente ripartire da zero, come tutte le cose, non è mai semplice, ma magari, soprattutto in questo momento, l’unione e l’aiuto reciproco potrebbero fare la differenza. Ma non interventi fatti senza volontà, ma fatti con lo spirito di un unico popolo:italiani, fratelli, che si aiutano a rialzarsi e a continuare non abbassando la testa. Momenti di riflessione sull’accaduto sono giusti e leciti. Ma che servano a far ripartire il tutto al più presto e che diano speranza per il futuro in ogni singolo campo, compreso quello artistico affinchè la storia - meglio: la memoria storica - di chiese, monumenti, monasteri crollati non finisca per essere dimenticata. E con loro un pezzo del patrimonio e dell’identità dell’Italia intera.

Luca Cutrignelli, Bari

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