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Moro e l’attenzione particolare per i problemi della Puglia

Aldo Moro ha sempre riservato alla Puglia una attenzione particolare; ha svolto un intenso lavoro per venire incontro ai bisogni delle popolazioni pugliesi; non ha mancato anche di coltivare uno stretto legame sia con loro che con con gli “amici” baresi. Negli anni Sessanta si è molto impegnato per promuovere la rinascita agricola e industriale della sua terra. Ne è espressione la capillare realizzazione della riforma fondiaria tesa a promuovere la cooperazione tra gli olivicoltori.
Molti centri pugliesi produttori di olio per iniziativa di Moro hanno beneficiato della costruzione di strutture corredate di macchinari aggiornati capaci di lavorare grandi quantità di olive e di produrre olio extra vergine di prima qualità che i consorziati hanno saputo collocare sui mercati a prezzi competitivi. È stata una iniziativa lungimirante che, a distanza di tempo, continua ad avere una grande efficacia.
Moro si è impegnato anche per la promozione delle Aree industriali di Bari, Taranto, Brindisi dove sono stati costruiti opifici per la lavorazione di materiale grezzo molto apprezzato nei mercati nazionali ed internazionali. E, per agevolare il trasporto delle merci, si è adoperato per la realizzazione di strade comode raccordate ai lunghi nastri autostradali che congiungono il Sud al Centro-Nord.
Ma la dimensione umana di Moro si è realizzata soprattutto nel forte legame affettivo riservato alla gente di Puglia ed in particolare agli “amici” baresi. Merita, infatti, un ricordo particolare il Moro che si è sempre fatto “prossimo” dei cittadini sia dei grandi centri che dei borghi rurali. Li incontrava con piacere e li ascoltava con molta disponibilità raccogliendo dal vivo richieste e proposte che spesso valorizzava nei suoi programmi di governo. Con gli amici baresi aveva una confidenza particolare, con Renato Dell’Andro, suo erede e confidente, e con il gruppo che faceva capo al periodico «Incontri», Peppino Giacovazzo, Nicola Damiani, Nicola Vernola, Nicola D’Amati i quali negli anni Sessanta lo hanno affiancato dibattendo e divulgando il suo progetto di apertura a sinistra e di dialogo - confronto con i socialisti nell’intento di costruire di un modello di società aperta alle istanze provenienti dal mondo del lavoro.
E, sempre in tema di amicizia, vale la pena ricordare la affettuosa ospitalità che in casa Damiani l’anziana mamma offriva a Moro facendogli gustare le migliori prelibatezze della cucina barese. Questo il Moro tutto pugliese e barese, statista traboccante di umanità e di generosa propensione a far pendere la bilancia sempre dalla parte del bene. Vale per tutti gli amici più affezionati il giudizio che su di lui ha pronunciato poco dopo la morte Nicola Damiani: «Posto su un osservatorio più elevato, ha guardato più lontano degli altri, e ciò non solo per il grado e per il sapere, ma per il nitore della coscienza. Voleva cogliere al volo un appuntamento con la storia».
Purtroppo a Moro è stato impedito di cogliere quell’appuntamento. Ma quanti lo hanno apprezzato sentono ancora oggi il dovere di continuare a combattere per la promozione della sua idea di democrazia compiuta, dialogante, costruttiva e lungimirante. Che è il modo migliore per rendergli omaggio nel centenario della nascita.


Michele Giorgio, Bitonto (Bari)

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