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Messaggio rivolto specie agli over 60

Cuore e ossa: un legame a doppio filo

La prevenzione diventa posto di blocco per ambedue. Lo confermano i risultati di uno screening effettuato l’anno scorso a Barcellona, Bruxelles, Monaco, Nizza, Zurigo e Rimini

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Cuore

Messaggio rivolto specie agli over 60 e non solo. Sulla loro strada due patologie che hanno stretto un patto scellerato. La prevenzione diventa posto di blocco per ambedue. Lo confermano i risultati di uno screening effettuato l’anno scorso a Barcellona, Bruxelles, Monaco, Nizza, Zurigo e Rimini: In Italia il 14,7% degli over 60 presenta un rischio alto o molto alto di mortalità causata da un evento cardiovascolare, rispetto al 10,3% della media europea. La percentuale sale al 77,2%, se consideriamo un rischio moderato (contro il 74,4% dell’Europa). Per quanto riguarda, invece, le fratture osteoporotiche maggiori, il 20,5% degli Italiani con più di 60 anni manifesta un alto rischio (media europea: 22,5%). Le percentuali, poi, tendono a salire, se puntiamo i riflettori sull’alto rischio di mortalità cardiovascolare negli uomini over 65, che, in Italia, è del 42,9% (contro il 35% della media europea), e su quello delle fratture osteoporotiche maggiori, che si riscontra nel 22,7% delle italiane over 65 anni (34,7% in Europa).

La Campagna #ProtectUrLife, promossa da Amgen e sviluppata in collaborazione con EIT Health, università tecnica di Monaco, niversità di Barcellona e BePatient (società specializzata nella gestione di database sanitari), con il supporto dell’International Osteoporosis Foundation e della World Heart Federation, nasce dalla consapevolezza che le cause di eventi come fratture da fragilità, infarti e ictus, siano in molti casi sovrapponibili e si alimentino a vicenda(es. scorretto regime alimentare, sedentarietà, fumo, eccessivo consumo di alcol, ecc.). Obiettivo della campagna: indurre una correzione dei propri stili di vita, mettendo in atto piani di prevenzione e di trattamento che tengano in considerazione i rischi di entrambe le patologie. Se è vero, infatti, che le malattie cardiovascolari, rappresentano ancora oggi la prima causa di morte nel mondo occidentale, oltre ad avere un notevole impatto in termini di disabilità, e che in Italia le fratture da fragilità colpiscono una donna su 3 e un uomo su 5over 50, rappresentando un grave ostacolo all’invecchiamento in buona salute, è vero anche che, parallelamente al crescere delle possibilità di trattamento medico delle patologie già conclamate, si è venuta sempre più affermando la consapevolezza dell’importanza degli interventi di diagnosi precoce e prevenzione, perprevenire o ritardare l’insorgenza di entrambe le patologie.

“Il problema consiste nel fatto che le malattie cardiovascolari – dice il prof. Arrigo Cicero– oltre ad essere nel nostro Paese ancora la prima causa di morte (responsabili del 44% di tutti i decessi 1 ),danno origine ad eventi ‘intermedi’ (come infarto e ictus) che possono determinare una grave perdita di autonomia. Per questo motivo, se si riuscisse ad applicare una buona prevenzione, si potrebbe evitare o ritardare l’insorgenza di eventi che compromettono la qualità di vita di una persona.” Fra le patologie croniche che affliggono gli anziani, quelle cardiovascolari sono sicuramente quelle di cui si conoscono meglio i fattori di rischio.

“L’ipertensione, ad esempio – aggiunge Cicero – è considerata un fattore di rischio modificabile per malattie cardiache e cerebrali. Insorge in soggetti anche relativamente giovani e, nella maggior parte dei casi, si riesce a gestire molto bene, sia modificando lo stile di vita, sia con terapie antiipertensive mirate. Già con l’ottimizzazione del carico calorico, la riduzione del sale nella dieta ed evitando l’esposizione al fumo di sigaretta si può ottenere una buona diminuzione dei valori pressori. L’ipercolesterolemia è un altro fattore di rischio modificabile che, essendo regolata da cause genetiche, risponde meno al cambiamento degli stili di vita, anche se, conducendo una ‘vita sana’ si riduce il rischio globale. In ogni caso – commenta Cicero – nei casi particolarmente refrattari abbiamo a disposizione opzioni farmacologiche molto efficaci, che ci possono aiutare nel trattamento. Infine, troviamo il diabete di tipo 2 per il quale, oltre ad avere a disposizione una vasta gamma di rimedi farmacologici,risponde molto bene all’aumento dell’attività fisica e al calo del peso corporeo, attraverso la dieta che, di per sé, possono ancora oggi costituire la principale soluzione per una buona percentuale di diabetici.”

Le conoscenze medico-scientifiche, sempre più approfondite, hanno messo in luce come i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari possano coincidere con quelli dell’osteoporosi, e viceversa come, ad esempio, l’età avanzata, il fumo, l’inattività fisica, l’eccessivo consumo di alcol, l’alimentazione incongrua. Inoltre, la diminuzione della massa ossea aumenta il rischio di mortalità cardiovascolare- correlata e di malattia coronarica. Allo stesso tempo, la consistenza delle ossa può essere ridotta nei pazienti con diabete e rappresentare uno dei fattori di rischio cardiovascolari. Alla luce di questo, anche i piani di prevenzione e di trattamento dovrebbero considerare questa realtà.

“L’osteoporosi interessa circa 5 milioni di persone, di cui 1 milione sono uomini - dichiara la prof. Maria Luisa Brandi – Le conseguenze più gravi di questa malattia sono le fratture da fragilità, perché rappresentano un grave ostacolo all’invecchiamento in buona salute, con ripercussioni sull’indipendenza e la qualità di vita di chi le subisce. Quando parliamo di questa problematica, i numeri sono sottostimati: queste fratture, che si presentano per traumi minori, in Italia colpiscono ogni anno circa 550 – 600 mila persone e riguardano principalmente femore, caviglia, polso, vertebre. Tuttavia, se consideriamo quelle della colonna vertebrale, la diagnosi viene eseguita solo in in un caso su quattro. L’osteoporosi compare in maniera asintomatica e per questo la maggior parte delle persone non è consapevole di essere a rischio”.

All’incremento del rischio di fratture da osteoporosi concorrono diversi fattori: costituzionali, genetici e ambientali, anche se il principale fattore è l’aver già avuto un’altra frattura da fragilità. “Oltre al fattore genetico (non modificabile) – aggiunge Brandi - esistono altre condizioni che aumentano il rischiodi osteoporosi, come avere una bassa massa ossea (il rischio aumenta durante la menopausa) el’assunzione di alcuni farmaci, come i cortisonici o le terapie ormonali, che vengono utilizzati nel tumore prostatico e mammario. La prevenzione, dunque, gioca un ruolo ‘chiave’per la salute delle ossa e consiste in un insieme di interventi, farmacologici e non, mirati a prevenire o rallentare la comparsa della malattia e quindi il rischio di frattura. La prima prevenzione avviene durante l’infanzia, educando i bambini ad introdurre una buona qualità di calcio, a stare all’aria aperta, affinché la pelle sintetizzi la vitamina D e praticare attività fisica regolare. Tutto ciò per raggiungere il più adeguato picco della massa ossea verso i 20-25 anni, cercando di mantenerlo da adulti”.

“Il fattore critico – aggiunge la dr Italia Agresta – è che nel nostro Paese generalmente si affronta il tema dell’osteoporosi quando la persona ha già avuto una frattura da fragilità, quindi quando la patologia è già avanzata. Per questa cronicità, oggi, spesso non viene fatta alcuna prevenzione pre-primaria, mentre andrebbe implementata, agendo con passi ‘chiave’ per evitare la fragilità ossea. Nelle persone con fattori di rischio, con gli screening, si capirebbe subito la struttura dell’osso e sarebbe più facile agire con misure preventive. La situazione diviene più complessa, invece, quando si interviene su un soggetto con osteoporosi già manifesta”.

“Da un’indagine condotta per Fondazione Italiana per il Cuore – dice la dr Daniela Giudice - emerge chela pericolosità delle malattie cardiovascolari non viene riconosciuta come tale da 1 italiano su 2. Un altro capitolo importante è l’aderenza alle terapie prescritte. I dati ufficiali OsMed sul consumo dei farmaci non sono rassicuranti. Ad esempio, per quanto riguarda la categoria delle statine, quando si prende in considerazione la persistenza al trattamento, ovvero il tempo mediano alla interruzione del trattamento stesso, i dati amministrativi ci dicono che già a 150 giorni dall’inizio della terapia la probabilità che il paziente capoticamente interrompa il trattamento è del 50%. Inoltre, circa il 20% degli utilizzatori interrompe la terapia dopo un mese dall’inizio e solo il 33% dei nuovi utilizzatori risulta essere ancora in trattamento ad un anno dall’inizio dellaterapia 3 ”.

Nel complesso, dai risultati dello screening è emersa una buona predisposizione a migliorare il dialogo con il proprio medico e a partecipare a un’attività di follow up per verificare eventuali progressi, a fronte di un maggior impegno nell’attività di prevenzione (per l’Italia il 63% delle donne over 65).

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