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In aumento nei Paesi occidentali

Le malattie infiammatorie croniche intestinali

Picco solito di esordio tra i 15 ed i 35 anni e, meno frequentemente, tra i 50 ed i 70. Si tratta di patologie che si caratterizzano specialmente con l’alternanza dei periodi sintomatici e lo star bene

Salute & Benessere

Nicola Simonetti

Nicola Simonetti

Vivere in salute: suggerimenti, risposte, piccoli accorgimenti per gestire la propria giornata, l’umore, l’alimentazione, il ricorso a farmaci, come affrontare al meglio gli impegni di lavoro, di responsabilità, il riposo ed il diporto, l’attività fisica. Inoltre, una finestra aperta sulla ricerca, sulle novità che la medicina ci offre ora e ci riserva e promette per il prossimo futuro.

Morbo di Crohn

Malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), tipiche dell’età giovanile ma possono manifestarsi in qualsiasi età. Picco solito di esordio tra i 15 ed i 35 anni e, meno frequentemente, tra i 50 ed i 70. Si tratta di patologie che si caratterizzano specialmente con l’alternanza dei periodi sintomatici e lo star bene. L'incidenza e la prevalenza delle MICI stanno aumentando in tutto il mondo e, in particolar modo, nei Paesi occidentali, con un'incidenza di circa 1 persona su 200 per la “rettocolite ulcerosa” e di circa 1 su 300 per il “morbo di Crohn”, le forme, cioè, più comuni e frequenti.

In Italia soffrirebbero di MICI 200mila persone; in Europa circa 3 milioni, negli Usa oltre 3 milioni. Avere una MICI è l’inizio di una storia che, se condivisa con gli altri, i propri cari e soprattutto con il proprio medico, passo dopo passo, attraverso una corretta gestione della malattia, consente di superare tutti gli ostacoli e raggiungere i propri obiettivi di vita. Racconta di conquiste e vittorie personali la campagna di sensibilizzazione “Se MICI Metto”, promossa da MSD con il patrocinio di AMICI Onlus e IG-IBD, Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease, che ora approda anche sul web con il sito www.semicimetto.it, con l’obiettivo di diffondere i messaggi utili e positivi della campagna sul web e sui social. Il sito web dà accesso alla mostra virtuale della fotografa e paziente Chiara De Marchi, alle informazioni sulla campagna e sulle patologie e a un form attraverso il quale gli utenti possono partecipare in modo attivo alla campagna, prendere parte alla call-to-action e raccontare il loro prossimo obiettivo di vita, selezionando una o più parole chiave che lo rappresentino al meglio (ad esempio: un viaggio, un figlio, un nuovo lavoro…) in associazione all’hashtag #semicimetto. Gli utenti stessi alimenteranno così il cloud dei contributi raccolti, che sarà pubblicato nella homepage del sito www.semicimetto.it

Il perché del costituirsi della malattia nel paziente non è completamente nota ma l’ipotesi più probabile e provata sembra essere legata, oltre che a fattori ambientali, tipo di dieta e genetica, al sistema immunitario che, in persone predisposte, reagisce esageratamente contro i batteri che pullulano normalmente – ospiti graditi ed utili in gran parte dei casi - nell’intestino che ne contiene un chilo e mezzo circa (ognuno di loro pesa un’inezia) appartenenti a 500 specie diverse: una convivenza pacifica con migliaia di miliardi di esserini (microbiota) che, in queste patologie, diventa critica. Sintomi più frequenti: diarrea, dolori addominali diffusi e senza una sede specifica, presenza di sangue, visibile od occulta ed a volte consistente, nelle feci, vomito, astenia, perdita ponderale senza causa apparente. L’alternanza della sintomatologia più importante con periodi di armistizio (quiescenza) non esclude che, durante questi ultimi periodi, almeno in un paziente su tre, siano presenti sintomi sfumati di difficoltà digestive, tenesmo, eruttazioni, senso di peso intestinale.

La terapia si avvale di farmaci e, solo raramente, di intervento chirurgico. Ogni malato, però, è caso a sé e la terapia va personalizzata sia riguardo ai farmaci che a dosi e durata del trattamento. Ma il problema di questi malati non è soltanto farmaco. Molta importanza assume anche la loro dieta e, soprattutto, l’incertezza su cosa mangiare per evitare inconvenienti di ogni tipo. Suggerita la cosiddetta “dieta low FODMAP” per ridurre i disturbi intestinali funzionali. Indagini, ricerche e pratica ne dimostrano la validità su diarrea, dolore addominale e meteorismo. “Oligosaccaridi fra cui i FOS, i mono e i disaccaridi, sono osmoticamente attivi nel lume intestinale, ne modificano l'assorbimento e possono peggiorare i sintomi nelle MICI e nella sindrome del colon irritabile”. In questi pazienti sono frequenti il malassorbimento del fruttosio e l’intolleranza agli zuccheri come lattosio, maltosio e saccarosio per cui, nella dieta FODMAP, le molecole relative non sono rigorosamente contemplate.

L’intestino tenue di questi pazienti non riesce ad assorbire in maniera adeguata, questi zuccheri e, quindi, essi giungono nei tratti intestinali immediatamente successivi dove inducono fermentazione e conseguente irritazione provocando lesioni a carico dell'epitelio la cui funzione di agente di confine e, quindi, di “dogana” ne è stravolta. Ed è subito via libera per sostanze che non dovrebbero passare. Ma eliminare gli alimenti contenenti zucchero non risolve tutto il problema che si ripresenta quando il soggetto, in alternativa, ingerisce prodotti dichiarati “senza zucchero” e/o contenenti alcuni edulcoranti artificiali. I polioli che qusti portano con sé sono galeotti per l’intestino dei pazienti MICI.

Per questo le diete low FODMAP ne contemplano l’esclusione.  Questa dieta, però, deve tener conto della necessità di una certa dose di fibre che, la modesta quantità di frutta e di determinati vegetali in essa contemplata non assicura. Bisognerà trovare, per ogni componente la dieta, la misura adatta senza esclusioni o riduzioni drastiche. Quale frutta e che verdure usare? Con le precauzioni quantitative del caso, fragole, banane, uva, melone, kiwi, agrumi, carote, germogli di soia, zucchine, melanzane, indivia, pomodori e cetrioli. Altre implicazioni possono derivare dall’alterazione che questa dieta può provocare non solo delle fibre ma anche della massa di batteri (microbiota intestinale) necessari per la buona funzionalità intestinale e di altri distretti dell’organismo. Il fai da te, pertanto, è sconsigliato mentre si raccomanda caldamente di rivolgersi a dietologi esperti e dedicati al problema specifico.

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