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Michele Pacciano

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L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Nell’attuale stato di emergenza sanitaria da Coronavirus, per prevenire e contenere più efficacemente la diffusione del contagio nella popolazione, è stata disposta anche la chiusura delle sedi dei Centri Diurni Socio Educativi e Riabilitativi per le persone con disabilità.

 

L’adozione di queste misure straordinarie, di “quarantena” ha posto il rischio di indebolimento della rete di assistenza, supporto e protezione destinata alle persone con gravissime disabilità o con forme di non autosufficienza che vivono al proprio domicilio. Fra questi rientrano spesso soggetti con genitori molto anziani, o che vivono in assenza di una adeguata rete di protezione familiare. Il Decreto “Cura Italia” del 17 marzo 2020 in considerazione delle gravi problematiche che la chiusura dei servizi educativi, sociosanitari e socioassistenziali nei centri diurni per persone con disabilità comporta, all’articolo 48 prevede che le pubbliche amministrazioni forniscano, avvalendosi del personale disponibile, già impiegato in tali servizi, dipendente da soggetti privati che operano in convenzione, concessione o appalto, prestazioni in forme individuali domiciliari o a distanza. Tali servizi si possono svolgere secondo priorità individuate dall’amministrazione competente, tramite coprogettazioni con gli enti gestori.

In Puglia il primo Ambito, e ad oggi anche l’unico, a dare applicazione alla normativa è stato l’Ambito Territoriale Sociale di Ginosa che ha scelto di condividere con l’Ente gestore Soc.Coop. Nuova Luce percorsi di coprogettazione attraverso le coordinatrici dott.sse Lucrezia Castellano, malizia Annamaria, Dania Sansolino e l’assistente sociale Mariella Ciracì offrendo così una immediata risposta assistenziale agli utenti e alle loro famiglie. Sono state prontamente autorizzate e finanziate – con risorse proprie dell’Ente – una serie di misure alternative di sostegno per tutti gli utenti dei Centri Diurni ex art.60 r.r. 4/07 sia a domicilio che a distanza. L’Ufficio di Piano di Ginosa – nella figura della Responsabile dott.ssa Marika Curci e degli assessori ai servizi sociali Romana Lippolis, Alfredo Cellamare, Franco Frigiola, Adelaide Galante, rispettivamente dei Comuni di Ginosa, Castellaneta, Laterza e Palagianello – ha voluto scongiurare l’insorgenza di effetti psicofisici negativi ma anche sociali di questa emergenza che sarebbero stati particolarmente gravosi su questi soggetti. L’Ambito ha voluto così, inoltre, garantire in sostituzione e/o integrazione delle attività dei centri diurni, analoghe prestazioni a distanza e/o domiciliari per evitare che l’intero carico assistenziale ricada sulle famiglie, già molto provate, alleviandole almeno per alcune ore della giornata, e per evitare che le persone con disabilità vedano interrotti i propri percorsi educativi, didattici, socio- assistenziali. Per i circa 30 operatori coinvolti nel Servizio si è potuto evitare il ricorso alla cassa integrazione salariale. A supporto di questa importante iniziativa si evidenzia anche come tali provvedimenti hanno giovato anche ai lavoratori che erogano il Servizio, la cui interruzione avrebbe avuto ripercussioni molto negative sia in termini economici che occupazionali.

 

"Siamo stati i primi in Puglia a richiedere progetti alternativi compatibili con le misure di sicurezza alle cooperative che operano nei nostri centri diurni - afferma il delegato Presidente dell’Ambito TA/1  l'assessore ai Servizi Sociali del comune di Ginosa Romana  Lippolis.

 

 I nostri comuni (Ginosa, Laterza, Castellaneta e Palagianello) riuniti nell’Ambito Ta/1 non si sono mai tirati indietro innanzi all’impegno verso i più deboli.

Tutto questo in primis per garantire gli utenti, persone con disabilità e anziani, non abbandonandoli come istituzione; in secondo luogo per tutti i lavoratori che, grazie al loro impegno e dedizione, possono continuare a svolgere seppur in forma diversa il loro lavoro.

Abbiamo stanziato fondi per 73.000€, fondi di Ambito che gia avevamo vincolato per anziani e disabili in tempi NON sospetti, in regime di ordinarietà… questo impegno, che racchiude gli sforzi di una buona programmazione, non sarà ad oggi rimborsato in alcun modo dalla Regione PUGLIA e ne siamo consapevoli.

Siamo andati oltre, abbiamo deliberato la nostra volontà, finché potremo, nel sostenere le fasce più fragili senza distinzione alcuna e dando a tutti la possibilità di attivarsi in in forme diverse.

Il nostro intervento va a supportare pienamente non solo il centro diurno per persone con disabilità  “nuova luce” ma anche il centro diurno Alzheimer di “Villa Genusia”.

Stiamo lavorando anche per i servizi che lavorano coi buoni infanzia".

 

Se Taranto sembra essere un'isola felice da questo punto di vista, organizzazioni di volontariato e del Terzo settore che si occupano di cura ed assistenza alle persone con disabilità esprimono preoccupazione per la situazione a macchia di leopardo che si verifica in Puglia con realtà anche drammatiche.

 

In un documento congiunto, ANFFAS Puglia e la rete regionale A.MA.RE Puglia, nell’oggettiva impossibilità di impostare un nuovo bando fino alla fine dell’Emergenza COVID-19, chiedono alle Istituzioni di non abbandonare in una situazione drammatica le famiglie pugliesi dei disabili gravissimi non autosufficienti attuando quanto segue:

 

1. dare immediata continuità al bando 2018-2019 a far tempo dall’ 1.1.2020 fino al 31.12.2020 e comunque fino al termine dell’emergenza COVID -19, qualora la stessa dovesse perdurare oltre l’anno in corso, per “ la platea dei disabili gravissimi riconosciuti nella graduatoria del bando (come è avvenuto per il bando 2017), vale a dire non solo per coloro qualificati come “ammessi e finanziati” ma anche per coloro che sono stati “ammessi e non finanziati”;

 

2. riconoscere a tutti i disabili gravissimi pugliesi (ammessi e finanziati e ammessi e non finanziati) l’importo dell’assegno di cura di 900 €, senza alcuna distinzione di importo;

 

3. procedere con celerità alla sua liquidazione, sulla base della sola presentazione o invio del certificato di esistenza in vita del beneficiario;

 

4. prevedere l’apertura di una sola finestra per i nuovi casi (insieme agli aggravamenti che possono essere intervenuti nel corso degli ultimi 17 mesi) che dovrebbero seguire la procedura delle valutazioni UVM ed essere inseriti tra i beneficiari (se riconosciuti ammissibili);

 

5. informare, con rapporti bimestrali, le Associazioni del Tavolo dell’andamento delle liquidazioni e dei dati disponibili per il monitoraggio della misura dell’Assegno di Cura, ivi compresi i decessi determinati dal Covid-19, oltre che per raccogliere segnalazioni di eventuali criticità.

 

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