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L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Stephen Hawking

L’ovvio è l’insidia che si nasconde in ogni coccodrillo. Quando si scrive qualcosa in morte di un genio, si rischia sempre la banalità. Questo vale doppiamente se il genio è una persona con disabilità. Questo vale doppiamente se si parla di Stephen Hawking.  è vero, per anni, dall'alto della sua carrozzina, Stephen Hawking ha sfidato la nostra piccola normalità a confrontarsi con una inspiegabile ed inesauribile gioia di vivere, la cui forza veniva normalmente dalla consapevolezza di non avere alcuna alternativa che non fosse la vita stessa. A guardarla adesso, ben oltre la retorica del limite in cui siamo abituati a rifugiarci per quietare la nostra buona coscienza, l’esistenza stessa di Stephen Hawking appare come una vera e propria mimesi e nemesi del suo percorso umano e professionale. Tutti abbiamo ammirato, non senza un tacito imbarazzo, la sua indomita capacità di fare della disabilità una normalità sempre più difficile, come chi sa che il tempo non  gli è più amico, che col passare degli anni i muscoli non gli risponderanno più come avrebbe voluto, che la prossima crisi respiratoria è sempre in agguato, che potrebbe portarselo via in qualsiasi momento, che presto non potrà più parlare o inghiottire. Tuttavia, nonostante tutto questo, non si arrende, ma trova nella luce dei buchi neri, la forza di continuare a sognare, di immaginare che al prossimo convegno si alzerà in piedi.Tutto questo era Stephen Hawking, tutto questo ci interrogava e ci inibiva.

Ma per una volta, per l’onore che gli è dovuto, vorrei superare la sindrome dell' handicap e parlare di Stephen Hawking, per quello che veramente è stato: un grande, grandissimo scienziato.

Non ne ho le competenze, ero un'emerita schiappa nelle materie scientifiche, ma credo che nessuno studioso o scienziato potrà prescindere dall'eredità di Stephen Hawking, dai risultati a cui è arrivato è dalle conclusioni che ha tratto. Non l'ho mai conosciuto,  ma sono convinto, che dopo un normalissimo momento di angoscia, quando lo sentivi parlare, dimenticavi immediatamente la carrozzina e la disabilità ti lasciarvi trasportare soltanto dalle sue parole. Una domanda mi sorge ora a timido commiato di Stephen Hawking: E se il sole fosse una specie di disabile cosmico, e treesse proprio dai buchi neri, l'energia per illuminare il mondo?

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