Domenica 16 Dicembre 2018 | 22:35

Disabili al lavoro, Puglia anno zero

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Disabili al lavoro, Puglia anno zero

La famiglia Fasano ha ripreso l’antica arte della ceramica di Grottaglie. Ha ristrutturato una vecchia bottega artigiana e ora esporta in tutta Italia mattonelle decorative e bottiglie finemente disegnate e personalizzate dal creativo di famiglia. Lui si chiama Ciro. Ciro è autistico. Le sue mani creano pezzi unici. La sua mente esplora mondi dissepolti nell'anima, li proietta naturalmente su vetro,  o  ceramica. Ciro non è un artista disabile, è un artista. Che ha trovato i mezzi giusti per esprimersi, lavorare e creare.

Per le persone con disabilità, specie quella cognitiva e intellettiva, il lavoro. in Italia, rimane una chimera. Gli esperimenti di immissione lavorativa mirata, soprattutto al Sud rimangono un sogno difficile da realizzare compiutamente.

I centri per l’impiego non funzionano come dovrebbero. Mancano gli ispettori del lavoro per controllare che la legge venga debitamente applicata alle imprese con più di 15 dipendenti. Spesso le aziende non conoscono la normativa, preferiscono pagare la multa prevista in caso di in ottemperanza della legge, piuttosto che prendersi la rogna di un handicappato inorganico.

Tra pietismo e sufficienza. una domanda rimane inevasa per gli imprenditori: chi ci assicura che assumere un disabile sia veramente conveniente e proficuo? Siamo certi che il lavoratore disabile non ci darà problemi e renderà quanto un addetto normodotato?

Le assunzioni dei disabili nelle grandi realtà imprenditoriali, quando va bene si rivelano aree di parcheggio quando va male interviene in mobbing.

Il lavoro, per una persona con disabilità, sia   anche solo fisica. troppo spesso diventa una concessione del buon cuore di qualcuno, più che un diritto conquistato.

Non bastano due lauree a convincere il datore di lavoro. In ufficio, come in fabbrica, il disabile deve sempre dimostrare di non essere un deficiente e di poter svolgere le mansioni affidategli con perizia, dedizione e competenza. Poco importa se molti disabili, anche con la sindrome di Down e con patologie gravi, lavorino spesso meglio delle persone cosiddette normali.

in provincia di Taranto ad esempio, non si possono reperire dati sull'applicazione della legge 68 del 1999.

Le storie come quella di Ciro, si contano sulle dita di una mano e spesso servono come foglia di fico per tutti coloro che giustificano la non applicazione della legge.

Le Pubbliche Amministrazioni lamentano la cronica carenza di fondi e le associazioni di promozione sociale non possono fare tutto da sole, soprattutto senza soldi.

 Se non interviene massicciamente la famiglia, il futuro del disabile adulto non ospedalizzato, è destinato a chiudersi tra le quattro mura di casa.

Sei disabile, che vuoi, non ti basta la pensione?

Katia è una psichiatra infantile, madre di una giovane donna con disabilità cognitiva. Conosce il valore curativo e terapeutico di un lavoro per sua figlia, ma non sa come inserirla e a chi rivolgersi se non attivandosi personalmente per un progetto mirato di accompagnamento al lavoro.

Di storie come la sua ce ne sono anche troppe, destinate a infrangersi contro il muro di gomma delle buone intenzioni e delle dichiarazioni di principio. Intanto uomini e donne disabili languono nel limbo,  quando, invece,  potrebbero essere una risorsa di reale risparmio anche per il welfare. Ma nessuno ha la lungimiranza di capirlo, o di voler rischiare: tanto non è affar nostro. Eppure aiuterebbe anche uno Stato che boccheggia.

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