Domenica 18 Novembre 2018 | 22:35

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Dopo di noi: nell'asse ereditario uno sbuffo di speranza

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

Dopo di noi: nell'asse ereditario uno sbuffo di speranza

Un disabile deve nascere ricco. Perché l'handicap stanca chi lo vive e stressa chi lo assiste. Il corpo di un disabile, anche quando opportunamente stimolato, ha tempi di usura molto più veloci di un corpo normale. Il deterioramento fisico, alla lunga, o pregiudicarne anche la salute psichica. È praticamente impossibile vivere con la sola pensione di invalidità e con un assegno di accompagnamento. I sussidi per una vita indipendente vengono erogati soltanto per quegli abili che abbiano un reddito annuo, così come risultante dall’ultimo modello Isee, non superiore ai 6000 € annui. Francamente, una cifra risibile che umilia la dignità della persona, tanto più se affetta da una disabilità grave.

Allora ancora una volta la vita accessibile e fruibile, diventa un problema di sperequazione sociale. Chi può permettersi i mezzi giusti, la vivrà al meglio, gli altri si arrangeranno come hanno sempre fatto, tanto un disabile che lavora, in Italia, e ancora visto come un marziano. Non ci resta che affidarci alle nostre sostanze, qualunque esse siano. Qualora non succeda di godere di una condizione economica, perlomeno soddisfacente, ora lo Stato provvede con una serie di correttivi, soprattutto con la legge sul Dopo di noi recentemente approvata. I fondi che saranno devoluti in forma di lascito testamentario a favore dei figli disabili vengono infatti defalcati dall'asse ereditario dei genitori, quindi non sono soggetti a possibili azioni revocatorie o di altro genere. I regolamenti attuativi del Dopo di noi lasciano ancora aperti diversi dubbi, ma la strada imboccata sembra essere quella giusta.

Le persone disabili possono trarre un sospiro di sollievo, ma è solo un primo passo.

Conosco famiglie che da anni stanno accantonando per i parenti con handicap denaro contante e beni immobili, anche con i sacrifici e il lavoro di una vita. Perché si pensa che la morte sia una faccenda riguardante sempre altri e mai noi ma i disabili, quando i genitori non ci saranno più non avranno alternative alla solitudine oppure alla chiusura in istituto.

Queste possibilità devono essere scongiurate attraverso la previsione di una vita indipendente che possa prevedere anche per i disabili psichici gravi la possibilità di usufruire di una badante o comunque di avere una casa di proprietà nella quale vivere o dalla quale sostenersi. Un mio carissimo amico è appena morto nella fredda e inconsapevole depressione di un centro di riabilitazione, prima che la sua casa di proprietà fosse pronta ad accoglierlo. I familiari non ce la facevano più ad aiutarlo.

L’Istituto, per quanto deprimente e spersonalizzante, era diventata l’extrema ratio per assicurargli le cure e l’assistenza adeguata. Ogni situazione è a sé stante. Quello che accomuna ogni disabile è l'incertezza del futuro.

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