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Alla fine il regalo più atteso, il rinnovo del contratto con l'Alfa Romeo, è arrivato subito dopo l'ultimo GP degli USA. In Brasile Antonio Giovinazzi ha affrontato il suo primo week end sereno sapendo di avere davanti a sè una stagione ancora per dimostrare cosa sa fare. «Sono davvero contentissimo aver rinnovato il contratto per il prossimo anno, ma abbiamo ancora due gare da fare e voglio finire la stagione nel migliore dei modi e solo poi pensare al 2020. Non nascondo che sono molto carico per la prossima stagione».

La seconda parte di stagione è stata senza dubbio migliore anche se mancano dei punti rispetto a Raikkonen...
«Non è stata facile questa seconda parte di stagione perché non abbiamo avuto le stesse prestazini della vettura che avevamo a inizio anno. Io miglioravo ma dall'altra parte abbiamo avuto dei problemi. A inizio stagione, quando la macchina andava bene ed era più competitiva, io non ero ancora in palla, specie in qualifica, non ho avuto un passo gara sufficiente per fare dei risultati. Poi, specialmente dopo la pausa estiva, in cui ho tirato fuori qualcosa dentro di me, ho preso il ritmo giusto, non solo in qualifica, ma anche come passo gara. Purtroppo abbiamo avuto una seconda parte di stagione difficile e per questo vorrei finire il campionato, in queste due ultime gare, dando il massimo».

Nel rinnovo del contratto ha pesato il rapporto in pista con Raikkonen? Spesso è stato più veloce di Kimi...
«La seconda parte, come ho detto, è stata più dura. Se guardiamo alle ultime gare abbiamo patito con la macchina, a quel punto il mio riferimento era con Kimi. È un campione del mondo, veloce, esperto, uno che è una icona della F.1 però gli ero vicino, a volte davanti, il mio passo in qualifica era buono e in gara ho cominciato a mettere insieme esperienza. Forse il rinnovo è arrivato anche perché ero vicino a Kimi e il prossimo anno dobbiamo partire subito con buoni risultati e per questo è importante lavorare bene insieme».

Prima di tornare in F.1 è rimasto fermo due anni come collaudatore, ha girato molto al simulatore. La differenza con la F.2 si è fatta sentire oppure è stato un passaggio naturale?
«Diciamo che la F.1 è qualcosa di unico per cui il confronto con la F2 è stato difficile. Non si possono confrontare le prestazioni di una F.1 con quelle macchine e stare due anni lontano dalle corse non è stato positivo. Ho dovuto resettare molte cose, imparare come svolgere un week end di gara. A Melbourne ho ripreso il volante dopo 2 anni di fermo: non è stato certo l'ideale, ma ho imparato come lavorava il team, come svolgere un week end, su quali aspetti concentrarsi. Credo che l' anno prossimo faremo meglio perché non avremo più questa fase di apprendistato».

È stato difficile rapportarsi con Kimi Raikkonen?
«Sono molto contento del lavoro con Kimi, davvero molto felice, lui ha esperienza e spesso sono andato a chiedere delle cose e lui mi ha sempre risposto positivamente. Kimi è un ragazzo d'oro: bravo, sempre onesto con me, magari non è espansivo. Siamo un po' diversi come stile di guida ma non molto, in inverno miglioreremo di sicuro il nostro rapporto».

Cosa ha imparato in questa stagione?
«Ho imparato che la F.1 non è facile: l' esperienza fa la differenza. Se prendo me stesso adesso rispetto a quello che ero al debutto in Australia, sono già diverso: adesso so come funziona tutto il week end. L'esperienza fa la differenza, non è stato un lavoro facile, dalla vigilia alle gare, specie se sei a metà schieramento e un piccolo errore ti può costare tanto. Quando ci sono una decina di piloti in due o tre decimi, basta niente per finire in fondo e poi non recuperi più. Ho fatto un grosso salto in avanti in estate nel passo gara, migliorando tutto insieme, dalla gestione delle gomme al consumo benzina. Non è stato facile, ma adesso mi manca solo un piccolo passo ancora per migliorare».

È un pilota Ferrari Driver Academy, visto cosa successo a Leclerc promosso in prima squadra, si può immaginare quale sia il sogno finale...
«Sarei un bugiardo se non dicessi di avere un sogno nel cassetto e questo sogno si chiama Ferrari. Diventare pilota ufficiale della Ferrari è un sogno, sono in Alfa Romeo, un nome storico, un blasone unico e posso dire di avere tante possibilità ancora aperte. Ho sempre ricevuto un grosso supporto dalla Ferrari, in fondo faccio ancora parte di quella grande famiglia».

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